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Aquileia - La riscoperta archeologica

Con la divisione della diocesi nel 1751, Aquileia fu dimenticata e scarsi e insufficienti furono i mezzi assegnati per tenere aperta la storica basilica e provvedere alla sua manutenzione.

Inoltre fu spogliata delle reliquie e del tesoro, diviso fra le due nuove arcidiocesi: l’archivio della basilica con gli antichi documenti era già stato trasportato quasi tutto a Udine, buona parte dei preziosi codici andarono invece a Gorizia.

Nonostante si eseguissero scavi archeologici con preziose scoperte rimase quasi nell’anonimato. Quando negli scavi tra il 1909-12 furono scoperti i preziosi mosaici teodoriani si tornò a parlare di Aquileia. Nel 1915 fu occupata dalle truppe italiane e nel 1918 ritornò definitivamente all’Italia.

Sciolta la provincia Gorizia fece parte della nuova grande provincia del Friuli formatasi nel 1923. Nonostante la ricostituzione della provincia di Gorizia nel 1927 rimase con quella di Udine benché la diocesi sia goriziana. Terminata la prima guerra mondiale Aquileia fu valorizzata ulteriormente.

Si continuarono i vari scavi trovando altro immenso materiale. Furono sistemati i monumenti e il porto, il Museo Archeologico ed altro. Il culto di Roma antica promosso dal regime fascista, incrementò gli scavi e gli studi. Recentemente sono stati restaurati gli splendidi mosaici della basilica. Aquileia oggi è il maggior centro archeologico dell’Italia Settentrionale.

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