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Aquileia - Il periodo veneziano

Numerosi furono gli episodi e fatti storici successi. In quei anni di Patriarcato, si susseguirono a capo della chiesa aquileiese uomini per la maggior parte di grande ingegno politico e militare nonché naturalmente quello ecclesiastico.

Giungiamo cosi alla vigilia della conquista della repubblica di Venezia del Friuli e del Patriarcato. Venezia aveva preso già da tempo le armi contro il Friuli con guerriglie spietate e numerosi avvenimenti guerreschi. Il patriarca Lodovico II di Teck, cercava per mezzo dei sui ambasciatori che erano inascoltati invano la pace.

Nel luglio 1419 stava radunando un esercito sperando negli aiuti ungheresi. Intanto Cividale l’11 luglio si dava a Venezia col patto di conservare privilegi ed istituzioni come per il passato, in compenso doveva favorire le truppe Venete e i Savorgnano, che erano passati a Venezia ed aprire ostilità contro re Sigismondo. Questo tradimento fece molta impressione in Friuli.

Intanto Lodovico II andò in Ungheria e ritornò con seimila cavalieri. Udinesi e Ungheresi il 25 novembre posero campo a Botenicco assediando Cividale che era aiutata da truppe veneziane comandate Taddeo d’Este. Per quindici giorni con bombare e scale i soldati del patriarca tentarono l’assalto ma furono ributtati, poi il freddo e la neve li costrinsero a ritirarsi. Parte riparò a Udine e parte ritornò in Ungheria.

Sul principio del 1420 Venezia riprese la sua azione con truppe condotte dall’Arcelli che in pochi mesi conquistarono tutto il Friuli ed il 7 giugno entrarono a Udine. Capitolarono poi Gemona, San Daniele, Venzone, Tolmezzo e la Carnia e il Cadore e per ultima Pieve di Cadore, presa con la forza il 3 ottobre 1420. Il 7 settembre si proclamò al Senato veneziano “Quello che abbiamo fatto contro la Patria del Friuli lo abbiamo fatto soltanto per rassicurare il nostro stato” e il 13 settembre: «... non per odio di qualche chiesa né per ambizione di maggior stato ma solo per la difesa del nostro Stato abbiamo sottomesso la Patria del Friuli».

Così finisce il dominio politico dei patriarchi aquileiesi, che scompare dalla scena del mondo. “Dopo una durata di oltre quattro secoli, questo principato ecclesiastico il quale visto i bisogni del pese e del momento poteva apparire anacronistico. Eppure non senza che si desti in fondo all’animo nostro un senso di rincrescimento si assiste al tramonto inglorioso di una istituzione che bene o male, aveva costituito il Friuli a stato autonomo e gli aveva data un’aureola di sovranità e quasi di primato tre le altre regioni d’Italia” (A. Battistella).

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