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Aquileia - Le invasioni barbariche

Nel 401 Alarico, re dei Goti, riuscì a passare il Timavo vincendo il generale di Onorio, Stilicone, ed Aquileia fu costretta ad aprirgli le porte. Da qui si lanciò alla conquista dell’Italia ma, sconfitto a Pollenzo sul Tanaro il 6 aprile 402 e a Verona, si ritirò nell’Illiria.

Giunse una seconda volta ad Aquileia nel 408 ma vi sostò brevemente perché era diretto prima a Ravenna dove cercò inutilmente d’ottenere territori per la sua gente e poi a Roma dove penetrò per fortuna o tradimento il 24 agosto 410. Dopo Alarico innumerevoli sono stati gli eserciti e le orde barbariche che hanno attraversato le Alpi Giulie.

L’anno 452 fu uno degli anni più neri della storia di Aquileia e della Venezia. Attila re degli Unni, per vendicarsi della sconfitta subita in Gallia sui Campi Catalunici l’anno precedente, radunato un potente esercito di Unni ed altre genti lasciò la Pannonia ed assediò Aquileia. Si narra che dopo tre mesi di strenua resistenza Attila stesse abbandonando l’idea di prendere la città quando vide delle cicogne che con i loro piccoli volavano via da Aquileia.

Attila dedusse che la città era allo stremo e a corto di vettovaglie, con un ultimo disperato assalto la conquistò, saccheggiandola ed incendiandola. Concordia, Altino e Padova subirono la stessa sorte ed Attila non si arrestò che di fronte a Papa San Leone Magno inviato con degli ambasciatori a trattare con l’invasore che convinse a ritornare in Pannonia. Nel ritorno non passò per Aquileia.

Grande certamente fu la rovina della città, ma non fu completamente abbandonata come si pensò a lungo. La vita cittadina riprese. Iniziò tuttavia un lento impaludamento dei terreni circostanti che rese via via più difficile la sopravvivenza in città nei secoli successivi, anche per la salubrità del clima.

In seguito allo Scisma dei Tre Capitoli del 557, Paolino I vescovo di Aquileia, assieme a quello di Milano e molti altri del nord Italia non riconobbe più l’autorità di Papa Pelagio I e si staccò da Roma. Aquileia si proclamò chiesa autonoma autocefala.

Nel 568 i Longobardi valicarono le Alpi Giulie comandati dal re Alboino che conquistarono l’Italia settentrionale. Divisero il territorio lasciando le coste ai Romano-Bizantini mentre l’interno fu trasformato in ducato del Friuli. A causa dei Longobardi, Paolino I trasferisce la sede a Grado, sotto il controllo di Bisanzio, mantenendo però la posizione dei Tre Capitoli. I vescovi suffraganei di Aquileia, riconoscendo la posizione autocefala di quella chiesa lo eleggono Patriarca. Nasce il Patriarcato di Aquileia.

Nel 579 papa Pelagio II elesse il patriarca Elia a metropolita della Venezia e dell’Istria, per avviare una ricomposizione dello scisma, ma con scarsi risultati, visto che Elia consacrò la basilica di Grado a Sant’Eufemia, protettrice del concilio di Calcedonia. Questa divenne la sede del patriarcato.

Nel 606, dopo la morte del patriarca Severo, il patriarcato si divise in due: ad Aquileia di posizione tricapitolina venne eletto Giovanni, con il sostegno longobardo del duca del Friuli Gisulfo II, mentre a Grado venne eletto il patriarca cattolico filobizantino Candidiano. Lentamente le altre chiese, a partire dai vertici di quella di Milano, spinte dalla pressione di una conquista longobarda, cominciarono un avvicinamento a Roma per la ricomposizione dello scisma e favorito anche dall’azione missionaria in Italia dell’irlandese San Colombano.

Nel 664 ci fu un’invasione di Avari, in origine chiamati dal re longobardo Grimoaldo per aiutarlo contro la ribellione del duca del Friuli Lupo. Questi saccheggiano e devastano il Friuli e si ritirano solo dopo la mobilitazione di Grimoaldo.

Aquileia intanto tenne ancora ferme le sue posizioni sui Tre Capitoli. Però, in seguito alla battaglia di Coronate (Cornate d’Adda) nel 689, il re longobardo Cuniperto, cattolico, ebbe la meglio sul duca Alachis ariano e vicino ai tricapitolini. Da qui cominciò una ricomposizione dello scisma che si compirà con il sinodo di Pavia del 698. Papa Sergio approvò nei mesi seguenti la ricomposizione. Furono confermati i titoli di Patriarca di Grado e di Patriarca e Metropolita di Aquileia.

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