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Trieste - Trieste Italiana

Quando l’Italia dichiarò guerra all’Austria il 24 maggio 1915, a Trieste si svolsero gravi fatti. Elementi prezzolati dalla Polizia austriaca come prima cosa distrussero il monumento a Giuseppe Verdi poi, nella vicina Piazza Goldoni, dettero fuoco all’edificio del giornale “Il Piccolo” ed alla “Ginnastica” provata palestra d’italianità.

La stessa sorte toccò ai Caffè Chiozza e San Marco e a vari negozi di commercianti triestini. Secondo le voci che circolavano in città, gli italiani avrebbero dovuto arrivare a Trieste entro una settimana; la popolazione rimase in trepida attesa. Seguì poi la delusione della guerra di trincea e della lunga guerra di posizione. I sudditi italiani furono espulsi, i patrioti sospetti politicamente furono internati, molti furono forzatamente inquadrati nell’esercito austriaco ed inviati sul fronte orientale.

La guerra portò la paralisi del porto, il commercio decadde e tutte le attività cittadine furono assai ridotte. Anche la politica interna fu praticamente annullata Ancora più tristi furono le giornate dopo la rotta di Caporetto. Ma fu il momento della riscossa. Il 30 ottobre 1918 un moto popolare indusse alla fuga le autorità austriache e la città, ordinatasi liberamente attese l’arrivo dei soldati italiani. Per tre giorni e per tre notti intere lungo le rive del mare la folla rimase in attesa delle navi italiane, che arrivarono finalmente nel pomeriggio del 3 novembre 1918 il giorno di San Giusto, patrono della città. Dalla folla arrampicata sui tetti delle case parti il primo grido: “i se qua, i se qua”.

Da allora fu un delirio comunicativo finché la nave “Audace” attraccò al molo San Carlo, sbarcando il generale Carlo Petiti di Roreto, il quale, più trasportato dalla gente che camminando, raggiunse il Municipio, mentre la giornata si prolungava in una sera di immensa gioia. Con questa data si conclude la storia di Trieste e si determina la sua appartenenza territoriale e politica all’Italia.

La città il 20 marzo 1921 diventò capoluogo della Venezia Giulia. La classe dirigente nazionale prefascista non si mostrò molto sensibile e orientata, soprattutto in relazione alle difficoltà di inserimento di Trieste nelle nuove strutture giuridico-amministrative e nella nuova realtà economica derivante dal crollo dell’Austria-Ungheria. Intanto nella città riprese la vita politica: si ricostituì il partito liberal-nazionale, ormai in gran parte svuotato di contenuto ideale, e fu riorganizzato quello socialista, dapprima riformista-moderato, poi minato dall’afflusso di scontenti volti al massimalismo rivoluzionario.

Trieste_-_Manifesto_turistico_1935.jpg
1935

Fu fondato anche il partito repubblicano, mentre il movimento cattolico ebbe scarso seguito, data la tradizione laica locale. Sul vuoto ideale, sulla scontentezza fece presa, specie nei ceti medi il dannunzianesimo dapprima e ben presto il fascismo. Questo movimento assorbì spregiudicatamente i gruppi nazionalistici e il vecchio liberismo, presentandosi come difensore degli interessi dei ceti conservatori contro la sovversione e favorendo l’equivoco tra settarismo di partito e sincero patriottismo.

Il fascismo andato al potere protesse anche qui le grandi industrie con interventi massicci a favore dei cantieri, degli altiforni ecc., ma questa politica inseritasi nel quadro della riconversione della funzione di Trieste da mercantile-emporiale ad industriale, non diede i frutti sperati e tutto ciò non servì a riportare Trieste nelle condizioni prebelliche. L’alleanza con la Germania nazista e la politica antiebraica (in città c’era una notevole minoranza ebraica molto attiva) contribuirono ad alienare le simpatie al fascismo nei ceti cosiddetti “borghesi”.

Qui sotto il video con parte del discorso di Benito Mussolini tenuto a Trieste il 19 settembre 1938, in cui ci fu la dichiarazione sulla politica razziale.

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