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Trieste - Guglielmo Oberdan e l'irredentismo

Per festeggiare il quinto centenario della dedizione di Trieste all’Austria nel 1882. fu inaugurata un’esposizione a Sant’Andrea. Il 2 agosto; mentre passava per il Corso una banda di veterani, una bomba scoppiò uccidendo purtroppo un giovanetto, accorso al portone di casa sua, per assistere al passaggio. 
Dato le conseguenze, il gesto non aveva trovato molta approvazione nel garibaldino Giusto Muratti, che solo seppe chi era stato l’attentatore, perché aveva ricevuto la sua visita dopo il fatto e aveva provveduto a metterlo in salvo oltre confine. Guglielmo Oberdan, un giovane triestino che per sottrarsi al servizio militare austriaco era scappato a Roma, divenendo fervente irredentista, colse i nuovi fermenti della città e decise di recarsi a Trieste per di colpire l’Imperatore, che rappresentava lo stato austriaco. 
Poco dopo, il 16 settembre 1882 Guglielmo Oberdan, mentre era in viaggio, fu tradito ed arrestato a Ronchi dei Legionari in una vecchia locanda. Gli furono trovate delle bombe. Senza paura affermò che egli intendeva uccidere l’imperatore che in quei giorni visitava la città. Il suo era un delitto di intenzione non precisata nemmeno nella sua mente in quanto non aveva alcun piano prestabilito. 
Il governo credette di troncare quest’intenzione per sempre troncando la vita del ventiquattrenne. che il 20 dicembre salì sul patibolo posto fra le mura della Caserma Grande con in gola il grido “Viva l’Italia”. Il testamento politico del giovane studente in ingegneria, dettato a Udine, servì da sprone alla lotta di liberazione di Trieste e dell’Istria, con il concorso di varie figure intellettuali. Tra gli altri, luogo di diffusione di idee patriotiche italiane divenne la sede della Ginnastica Triestina. Altre figure preminenti dell’irredentismo sono quelle di: Guglielmo Hermer, Antonio Vidacovich, Bartolomeo del Rin, Giuseppe Caprin, Felice Venezian, Riccardo Pitteri, Napoleone Cozzi ed altri.
Alla fine del secolo la lotta politica s’inasprì sia per il progressivo organizzarsi del movimento nazionale slavo, sia per il sorgere di quello socialista che, guidato da Valentino Pittoni, riuscì a darsi pure una grossa organizzazione, anche economica (Cooperative Operaie). Questo movimento ebbe successo nelle elezioni del 1907, le prime tenute a suffragio universale. 
Anche il partito liberale guidato da Felice Venezian seppe trovare un suo spazio e resistere al governatore Hohenlhoe che cercava di utilizzare le ambizione slave e l’internazionalismo socialista in favore del dominio austriaco.
La città intanto si ampliava: nel 1900 contava 176.000 abitanti, mentre nel 1910 235.000. La grande guerra, in cui centinaia di irredentisti triestini parteciparono, fece mutare le condizioni geopolitiche su cui Trieste aveva prosperato: il crollo dell’Impero Asburgico e la nascita di nuovi stati ebbe come conseguenza per Trieste la riduzione drastica dei traffici commerciali, visto che gli assetti doganali non permiserò più di essere il privilegiato porto dell’area danubiana.

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