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Trieste - Il ritorno dell'Austria

Il 25 ottobre 1814 Trieste ritornò sotto il governo austriaco e vi rimarrà sino al 3 novembre 1918. Gli austriaci non trovando più la resistenza del patriziato, lasciarono in vigore le leggi francesi, non restituendo alla città l’autonomia municipale.

Domenico Rossetti sostenitore d’una coscienza nazionale italiana formò un partito autonomista che si ispirava alla tradizione municipale. I commerci ripresero e ben presto ridiedero vitalità alla città, favorendo lo sviluppo di un ceto medio aperto alle idee liberali.

Il capitale triestino si sviluppava costituendo imprese assicurative (Assicurazioni Generali) ed industriali (Lloyd, Arsenale) destinate ad assumere importanza europea. Trieste non voleva confondersi con le altre province austriache e i suoi cittadini chiedevano di reintegrare gli antichi privilegi.

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Piazza della Borsa
(Acquerello di Albert Rieger)

Ma si scontrarono con la politica dell’impero austriaco che, vista l’importanza del suo maggior porto, non intendeva perderlo, anche a costo della propria distruzione. Quindi, ogni ondata di ribellione, trovava consenso nella città, ma veniva dall’altra parte decisamente repressa, come nel 23 marzo 1848.

Il malcontento non era solo a Trieste ma anche nella popolazione austriaca, ed ebbe il suo culmine nell’ottobre 1848 con la rivolta di Vienna. L’imperatore fece marciare le sue truppe sulla capitale per riportare l’ordine a qualunque costo. Cominciarono perciò a gravare sulla città anni duri, anche se gli abitanti non si piegarono. Sperando in un’azione liberatrice delle truppe sabaude molti di loro si arruolarono volontari nell'esercito italiano nel 1859, nel 1860 nel 1866 e a Villa Glori nel 1867.

L’alabarda triestina non fu assente dai campi di battaglia a fianco del tricolore. La politica austriaca prese allora nel 1868 un indirizzo nuovo, abbandonò l’utopistica idea di germanizzare Trieste e puntò sulle forze slave. Le favorì, le aiutò, le sospinse a conquistare lavoro e terreni sull’area cittadina creando così numerosi malcontenti.

I Triestini aderirono ad una manifestazione a carattere liberale la sera del 13 luglio, ma un evento di sangue scavò l’abisso fra città e governo. La guardia territoriale scese nelle vie urbane, si scontrò con i dimostranti ai Portici di Chiozza e si macchiò del sangue cittadino uccidendo Rodolfo Parisi e ferendo altre quattordici persone. Il lutto gravò sulla città e accentuò la lotta contro le mire slave. Non era ancora quello il momento dell’irredentismo nella coscienza triestina, ma era già una forte espressione di nazionalità, guidata da Francesco Hermet e di Arrigo Hortis.

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