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Trieste - Trieste nel Seicento

La peste prese ad infestare le contrade della città all’inizio del secolo e nel 1603 fu innalzata, a ringraziamento dello scampato pericolo, una chiesa dedicata a S. Rocco nella Piazza Maggiore nella linea dell’attuale Caffè degli Specchi.

Se il ricordo di quegli anni paurosi di morte non rimane più nella chiesa abbattuta con la gemella S. Pietro nel 1870, le conseguenze artistiche non sono scomparse, perché sono evidenti nella povertà dei frammenti pittorici restituiti dai restauri nella Basilica di S. Giusto.

Furono infatti quelle epoche tristi a portare l’incalcinatura abbondante sulle pareti delle chiese e la soppressione della festa dei colori che nei secoli precedenti vi erano giulivamente impressi.

La sera del 6 maggio 1696, il Palazzo Comunale, che sorgeva in un’area dirimpetto all’attuale, circa a metà dell’odierna Piazza Unità d’Italia, fu distrutto da un incendio. Un negozio delle vicinanze, aveva preso fuoco e la furia della bora aveva riversato le fiamme all’edificio comunale.

Anche l’archivio, che raccoglieva la testimonianza di tutte le vicende cittadine, andò distrutto. I patrizi, così ligi al loro vecchio Ordine, pur ormai stremato di numero dalle tante pestilenze, si erano opposti affinché i mercanti arricchiti non potessero entrare nel loro grembo e avevano a lungo battagliato per questo si affannarono a raccogliere i fondi fra di loro per la ricostruzione.

Il patrizio Civrani offrì 20.000 ducati, e una lapide nel piazzale del Castello, lo attesta a perpetua onoranza. Altri oboli giunsero racimolati pur fra la miseria del patriziato della comunità. E con meraviglioso esempio, solo nove anni dopo il palazzo fu costruito a nuovo con le sue belle arcate barocche.

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