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Trieste - La Casa d'Austria a Trieste

Ai primi d’agosto del 1382, Trieste cadde nelle mani del duca Leopoldo d'Austria. Le fonti friulane ci parlano di un colpo di mano da parte di Ugo di Duino aiutato dal capitano Michele Weixenstein, il quale dovette agire d’accordo con dei triestini ribelli o traditori.

Il mese seguente una deputazione si recò a Graz a firmare con duca Leopoldo la cosiddetta “dedizione”. In realtà, quel duca che nel 1369, nei duri frangenti cittadini, aveva preteso di avere tutti quanti i diritti del dominatore sulla città poi venduta ai Veneziani violando in ciò un espresso apposito giuramento, non ebbe più la possibilità di ottenere Trieste a quelle esose condizioni.

La lusingò invece con il miraggio della piena autonomia e sottoscrisse un chiaro “privilegio”. Gli statuti comunali riacquistavano piena efficacia, le cariche cittadine rimanevano di nomina del Consiglio Maggiore. Il duca nominava solo un Capitano suo rappresentante, otteneva dalla città il tributo di cento orne di vino, come era già stato fatto per il Doge veneziano; poteva tassare il commercio di transito ma non i prodotti locali. Mentre Ugo di Duino rimaneva il primo dei Capitani ducali e poi arciducali.

Nel 1420 Venezia conquista il Friuli. Nel 1426 i Triestini acquistarono Castelnuovo dal conte di Gorizia, poi per accaparrarsi il commercio della zona chiusero la via di Capodistria alle genti della Carniola.

Ciò provocò nel 1463 la cosiddetta "guerra del sale" con Venezia che però ebbe la meglio, la assediò e la ridusse all'estremo ma, la mediazione di Pio II, che era stato vescovo a Trieste nel 1447-50, fece concludere la pace il 14 novembre 1463, riuscendo ad evitare la distruzione della città. Per le dure condizioni, la città cedette Castelnuovo, Moccò e S. Servolo, dovette lasciar libere le strade al commercio e rinunciare all'esportazione del sale via mare, riuscendo però a mantenere l'indipendenza.

Nel 1467 la città venne colpita da una pestilenza che stermina un quinto della popolazione. In quello stesso anno scoppiò una guerra civile tra due fazioni della nobiltà: quella del Collegio della Balia, che voleva rompere lo stato di impotenza e ricominciare la guerra contro Venezia, e quella che voleva invece temporeggiare, rinnovando prima le istitutuzioni e riformando la confraternita delle 13 casade, di cui però 8 risultavano estinte. Le posizioni di fatto erano filoimperiali e filoveneziane, come si registrano anche nella vicina Patria del Friuli. 

La faida si conclude nell'agosto del 1467, portando ad un'insurrezione al cui capo si pone Antonio Bonomo. Viene cacciato Giorgio Cernomel, capitano di Trieste e altri patrizi favorevoli alla Balia, che si rifugiarono a Duino mentre le loro case vengono saccheggiate.

Il 25 dicembre 1467, Giorgio Cernomel, capitano di Trieste, con l’aiuto di Tomaso Ellacher capitano di Duino, Nicolò Lugar castellano di Vipacco, i patrizi della Balia e di un migliaio di mercenari tedeschi guidati da Andrea di Dietrichstein riescono ad entrare a Trieste, ma ne vengono nuovamente cacciati.

Nell’agosto del 1469 il capitano di Duino con i fuoriusciti triestini e con l’aiuto di tre mila mercenari guidati sempre da Andrea di Dietrichstein, forti di alcune bombarde, muovono nuovamente su Trieste. Vincendo la battaglia di Ponziana del 14 agosto entrano in città, che viene saccheggiata. I capi vengono in parte giustiziati ed in parte esiliati ed i loro beni sono confiscati.

In questo anno tragico la popolazione viene ridotta a metà. Viene istituito un governo militare che regge la città e ordinerà la restaurazione delle mura. Nel 1470 l’imperatore Federico III visita Trieste. Sanando le discordie, stabilisce di costruire un Castello fortezza sul colle di S. Giusto e l’anno seguente di restituire le libertà civili.

Nel novembre 1471 i Turchi giunsero sino a Moccò nel vallone di Zaule presso Trieste ma i cittadini eroicamente li respinsero dopo tre giorni di combattimento. Nel 1508 la città fu occupata dai Veneziani, fu quindi lasciata e poi nuovamente fu assediata invano. Anche in seguito Venezia, con la scusa di reprimere le piraterie, bloccherà i porti e rallenterà il commercio.

Nella divisione dell’Impero del 1519, dopo la morte di Massimiliano I, fra i due nipoti Carlo e Ferdinando I, la città passò al primo, cioè al Regno di Spagna, unita alla Lombardia e al Regno di Napoli. Essa godette allora di un certo privilegio commerciale nelle terre meridionali d’Italia e di una flotta per la libera navigazione dell’Adriatico.

Ma le proteste degli altri ducati austriaci di non concorrere con le armi contro l’avanzata dei Turchi, se questo stato di cose permanesse, indussero Ferdinando I a provocare, tre anni dopo, una nuova decisione col fratello per cui le terre italiane passarono a lui. Naufragò così la più favorevole occasione di espansione marittima della città.

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