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Trieste - La guerra triestina contro i Veneziani

Al patriarca Marquardo di Randeck (1365-1381) davano molto da pensare, i Veneziani per la loro politica espansionistica e questo lo spinse a rinnovare, per cautela, la lega con il re d’Ungheria. La lega fu infatti conclusa a Wydchehrad il 21 giugno 1376 e da quel momento non si aspettava che il momento propizio per dichiarare guerra ai Veneziani.

Proprio in quegli anni la repubblica di Genova s’era di nuovo messa in lotta con la Serenissima per le questioni e i diritti che ambedue avevano sull’Oriente e pensò che le era conveniente approfittare dei nemici che la sua rivale s’era fatta nell’Adriatico e nella Marca Trevigiana. Perciò mentre i Veneziani erano impegnati militarmente a Tenendo e Cipro, il 6 febbraio 1378 Genova sottoscrisse un trattato segreto con il re d’Ungheria. Questi s’impegnò ad avere con se il patriarca d’Aquileia e Francesco Carrara.

Nel mese di giugno erano entrate attraverso il Friuli le truppe del re d’Ungheria a cui si congiunsero le milizie Friulane. Il 24 giugno le truppe passarono il Piave e volsero contro Castelfranco, Treviso e Mestre che resistettero valorosamente.

Venezia intanto provvide subito a tenere neutrale un principe che avrebbe potuto rendere schiacciante la superiorità e il 27 settembre concluse con Alberto d’Austria, fratello di Leopoldo a Belluno un accordo.

Genova aveva però cominciato male la sua guerra, perdendo la battaglia navale a Porto d’Anzio il 30 maggio 1378. A Luglio, l'ammiraglio veneziano Vittor Pisani con la sua flotta vittoriosa prese Cattaro al re d’Ungheria e poi devastò le coste della Dalmazia, specialmente Zara, Sebenico (24 ottobre), Trau ed Arbe (10 novembre) costringendole in parte a mettersi sotto la signoria di Venezia. Per l'inverno si ormeggiò a Pola.

Ma la flotta genovese era potuta entrare in Adriatico e facendo capo a Zara che dipendeva dal re d’Ungheria, prese a corseggiare l’Adriatico tenendo i Veneziani in continuo pericolo. Rifornita di mezzi, sotto il comando di Luciano Doria assalì a Pola la flotta veneziana del Pisani e la sconfisse (5 maggio 1379). I Genovesi, nonostante fosse rimasto ucciso il Doria nella battaglia, s’impadronìrono di Palestrina e Chioggia piccola, ritornando poi a Zara.

Anche le truppe friulane, assieme a quelle di Francesco Carrara, erano presenti all’occupazione di Chioggia e Malamocco, giungendo così proprio di fronte a Venezia.

Questa, ridotta all’estremo, chiese pace, rassegnandosi a sottostare alle condizioni più dure. Mandò degli ambasciatori al Carrara e al re d’Ungheria, ma questi rispose che non era possibile parlar di pace se prima Venezia non restituiva quel che doveva. Nel frattempo, Vittor Pisani rimesso a capo dei provvedimenti di guerra, si diede a munire Venezia contro l’assalto dei Genovesi ed allestì una buona flotta.

Il 1° dicembre riuscì a bloccare i Genovesi a Chioggia e il 1° gennaio 1380 Carlo Zeno giunse a Venezia con le sue navi dall’Oriente e i due ammiragli furono in grado non soltanto di bloccare i rifornimenti a Chioggia, ma anche di iniziare una più larga attività bellica sull’Adriatico.

Trieste si ribellò ai Genovesi per ben due volte e fu allora, nel 1380 che i liguri trasportarono nella loro città il leone alato che Venezia aveva posto sopra la torre di S. Marco al porto.

La guerra continuò con alterne vicende sia di terra che di mare. Il 23 gennaio 1381 si erano presentati al comune di Udine due inviati di Trieste chiedendo istantaneamente soccorsi per allontanare le minacce che incombevano sulla città a causa dei potenti vicini.

La morte del patriarca Marquado avvenuta alcuni giorni prima e le nuove discordie che sorsero tosto in Friuli resero ancora più precarie le condizioni. I Friulani in ogni modo si preoccuparono a provvedere alla sicurezza di “una tanta città, così nobile parte della chiesa d’Aquileia”, giacché sappiano di una decisione presa dal comune di Gemona “sui balestrieri da mandare a Trieste, perché si facesse come avevano fatto quelli di Tolmezzo e di Venzone”.

L'8 agosto 1381, grazie alla mediazione di Amedeo IV di Savoia, si giunse alla finalmente alla pace, siglata a Torino.

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