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Trieste - L'Espansione Commerciale di Trieste

Trieste cominciò a preoccuparsi del suo piccolo porto, cercando di attivare nuovi commerci sul modello della vicina Capodistria che, essendo aiutata dai Veneziani che la governavano, aveva avuto una grande espansione commerciale. Cercò quindi di allearsi ad una forte potenza per essere protetta nei commerci. Decise perciò di intrecciare interessi con il Patriarcato di Aquileia che aveva trasferito la sede a Udine.

Si cominciò ad importare dal Friuli grano, frumento e lana, ma comunque anche da Venezia arrivavano lane e bronzi. In cambio di queste merci Trieste dava sale, che produceva in abbondanza nelle saline ai piedi del colle di S. Giusto (che oggi formano la parte piana e nuova dell’abitato), il vino delle pendici e l’olio tratto dai numerosi olivi.

I triestini auspicavano anche che il Patriarcato con una legge obbligasse il passaggio delle merci nella loro città e non a Capodistria. Per giungere a ciò legarono rapporti sempre più stretti con il Patriarca, che portarono anche ad una alleanza militare. Ed infatti quando il Friuli entrò in guerra contro Venezia, anche la cittadella di Trieste dovette affiancarsi alle truppe patriarchine.

La città andò sviluppandosi e accrebbe i suoi commerci anche per merito di un afflusso capitali toscani. Questa espansione trovò un ostacolo nella rivalità di Venezia, che non tollerando più la concorrenza triestina decise di conquistarla. Nel 1202, l'anziano doge Enrico Dandolo, chiese alle truppe crociate radunate a Venezia di pagare le navi che la città forniva loro con un servigio militare. Avuto il benestare dei crociati, li condusse vittoriosamente alla conquista di Trieste, Muggia e riconquista Zara. Costrinse quindi Trieste ad un tributo di navi ed ad un giuramento di fedeltà nel 1202, rinnovato nel 1233.

Nel 1283 Venezia ridusse di nuovo a sottomissione la città che però nel 1287 si ribellò. Sostenuta dal Patriarca di Aquileia e dal conte di Gorizia, riuscì ad essere indipendente, passando con la pace di Torino del 1291 sotto il patriarcato d’Aquileia, mentre l’Istria rimaneva sotto Venezia. Il governo Patriarcale proseguì sino al 1368.

Il 28 gennaio 1353, il patriarca Nicolò di Lussemburgo riunì il Parlamento, al quale comunicò che i cittadini di Trieste avevano catturato in mare il suo vassallo marchese d’Istria con alcuni fedeli della chiesa d’Aquileia e dopo avevano arso il castello di Muggia e tagliati viti e ulivi.

Ci furono due anni di trattative e negoziati riguarto a questo fatto, sino al 22 settembre 1355, quando il Patriarca fece ufficialmente pace con il comune di Trieste.

Venezia ch’era signora di Capodistria anelava da tempo a mettere sotto la propria signoria Trieste e, approfittando di una lite nata per una barca carica di sale, mandò contro Trieste quattro navi grosse e otto leggere; inoltre cinse d’assedio la città dalla parte di terra.

I cittadini non ricevendo aiuto né dall’Imperatore Carlo IV, né dal re d’Ungheria, ne dal Patriarca, si misero il 31 agosto 1369 sotto la signoria del duca d’Austria. Ma il duca Leopoldo III fu sconfitto nei pressi di Trieste e la città fu costretta il 17 novembre ad arrendersi a Venezia che si mise subito all’opera per rendere più forte il proprio dominio. Il 12 novembre 1370 i duchi d’Austria rinunciarono ad ogni diritto su Trieste in favore di Venezia dalla quale ebbero un compenso di 75.000 fiorini d’oro.

Non é che negli anni seguenti la sua signoria risultasse pacifica e neanche che i cittadini rimanessero tranquilli. Il dominio Veneziano cessò nel 1372 e Trieste ritornò sotto il Patriarcato d’Aquileia dal 1372 al 1381. Morto nel 1374 Alberto IV di Gorizia, i suoi possessi passarono ad Alberto e Leopoldo d’Asburgo ed i sudditi giurarono fedeltà a Lubiana ricevendo conferma dei privilegi goduti sotto il defunto conte. In quest’occasione Ugo di Duino, che aveva i suoi possedimenti nel Carso inferiore, fece giuramento di vassallaggio agli Asburgo rinnegando ogni dipendenza feudale dal patriarcato d’Aquileia.

I tristi effetti di questa scelta si dovevano vedere nell’inverno seguente quando il Duinate rinnovando antiche angherie, sottopose ad una muta, cioè una tassa di passaggio, i mercanti Veneziani che da Monfalcone andavano a Trieste pretendendo dal doppio al triplo di quanto pagavano al patriarca, creando a Monfalcone un enorme danno al commercio.

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