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Trieste - L'epoca romana

Trieste fu occupata dai Romani nella guerra che questi fecero contro gli Istri nel 177 a. C. i quali trovarono un piccolo insediamento con misere capanne di pescatori. Essi lo chiamarono Tergeste, costruirono nuovi edifici e, molto probabilmente, questi furono posti dove già preesistevano altri.

I Romani portarono oltre alla pace e la tranquillità nella “civitas Tergestina” un grande impegno per abbellirla con ville e templi. Fanno fede alcune ville romane scoperte come quella di Barcola, vicino al cavalcavia ferroviario, proveniente dalla fusione di due ville già esistenti. Essa era protesa con un festoso triclinio a semicerchio sulle acque del golfo, Intanto altri nuovi edifici si sostituirono a quelli vecchi e crollanti e furono consacrati alle divinità pagane.

In alto sul Campidoglio si erigeva il tempio della triade Giove, Giunone e Minerva ed è lecito supporre sia quello interrato sotto la navata sinistra della basilica di San Giusto. Atri s’innalzarono a Cerere, Marte, Ercole, agli orientali culti di Beleno e di Giove Dolicheno. Venne poi fortificata da Augusto (33 a.C.).

La città di Trieste assunse una topografia romana con l’incrocio presso l’attuale chiesa di Santa Maria Maggiore dalle due grandi e tradizionali arterie del Cardo Massimo e del Decumano, la prima andava dall’Arco di Riccardo ai limiti bassi di Via Donota, la seconda da Via San Giusto scendeva al Teatro Romano.

 

Trieste nella Tavola Peuntingeriana

La città aveva anche ampie vie di comunicazione commerciale, ad esempio la via per Emona (Lubiana), la via che si spingeva sino a Tarsarica, nella Liburnia (Fiume), la via che da sopra Trieste toccava il fons Timavi, passava l’Isonzo presso l’odierno paese di Pieris e conduceva ad Aquileia, quella che si snodava verso Pola, la via Flavia che fu tracciata da Vespasiano che per l’attuale Via dell’Istria si inerpicava sul monte Spaccato.
Si ha notizia anche di attività industriali come ad esempio nel porto di San Sabba, dove si estendeva una follonica cioè una delle grandi tintorie molto in uso presso i Romani, dato il biancore delle loro vesti, e la necessità di conservarle pulite; o in via Bramante, al di fuori delle mura dove vi erano edifici attinenti ad un’attività di fornai.

Importante era l’attività degli artieri che avevano (come risulta in un epigrafe all’Orto Lapidario) Lucio Papiro Papirianum loro esponente, una specie di soprintendente alle arti. Quinto Ranzio Quirinale era il patrono per la città a Roma stessa e si meritò per questa sua opera un monumento equestre, di cui ora rimane soltanto lo zoccolo di base.

Ma un altro zoccolo con ampia e documentata scritta ricorda i grandi meriti di un triestino, Lucio Fabio Severo, al quale fu decretata nel punto più emergente del Foro la massima onoranza che Roma concedeva ai sui benemeriti: il monumento equestre in bronzo dorato. Egli dopo aver ricoperto cariche importanti dello Stato pur in età giovanissima, ottenne per quei Carni e Catali abitanti ai confini dell’agro triestino che si fossero distinti per censo e per qualità intrinseche, venisse concessa la cittadinanza latina.

La vecchia cinta muraria di Trieste era ormai troppo piccola ed ecco il sorgere altre costruzioni fuori le mura, fra cui il Teatro, con una capacità di seimila persone, Il terreno era stato donato da Quinto Petronio Modesto e molti altri cittadini ritiratosi dalle loro mansioni militari e civili dell’Impero, offrirono le loro ricchezze per l’abbellimento della città.

Tra questi ricordiamo Quinto Baieno Bassiano che abbellì il Colle Capitolino con la basilica forense, edificio lungo novanta metri che si protendeva ad arcate ai piedi dell’attuale Castello e comprendeva un Tribunale all’estremità sopraelevata verso via Capitolina e una Curia al termine opposto, oltre alla grande sala centrale per il ritrovo degli uomini politici e d’affari.

Publio Palpellio Clodio Quirinale che donò munificamente per l’abbellimento del tempio cittadino. Lucio Fabio Severo per l’ampliamento territoriale. Con queste tradizioni si può ben capire l’attaccamento dei triestini alla loro terra.

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