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Trieste - Cattedrale di San Giusto

La Cattedrale di San Giusto è il simbolo della città di Trieste ed il massimo monumento triestino. Probabilmente fu edificata sulle rovine di un tempio capitolino dedicato a Giove, Giunone e Minerva, fondato nel 56 dopo Cristo.

La basilica fu innalzata includendo nel portico le colonne del tempio che ora si vedono nel campanile e fu intitolata all'Assunta. Poco più tardi a destra di questo edificio fu costruita una chiesa più piccola dal vescovo Frugifero, dedicata al martire e protettore di Trieste: San Giusto, ucciso nell'anno 289 durante le persecuzioni di Diocleziano.

Secondo la tradizione il suo corpo fu gettato in mare e la notte dopo, il santo apparì ad un sacerdote, raccomandandogli di salvare il cadavere, che fu trovato l’indomani galleggiante presso la riva di Grúmula. Fu fondata la basilica e qui portate le reliquie del santo.

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Attorno al Trecento, secondo alcuni e secondo altri già nel sec. XI fu creato un unico edificio, sopprimendo i muri contigui delle due basiliche romaniche dell’Assunta (sec. X e XI) e di S. Giusto (sec. XI). formando così una chiesa unica a cinque navate.

Contemporaneamente vi fu incorporato il battistero a N e successivamente la chiesa subì altri rimaneggiamenti. La facciata è in pietra arenaria, asimmetrica e con terminazione a capanna. In alto campeggia un grande rosone gotico (fine Trecento) molto bello e finemente lavorato.

Il portale mediano ha per stipiti una stele sepolcrale romana della famiglia Barbia, segata in lungo. Sopra elegante lapide con lo stemma di Enea Silvio Piccolomini, papa Pio II, che fu vescovo di Trieste (1447-50) e il busto dello stesso, altri due busti di vescovi triestini Andrea Raplico e Rinaldo Scarlicchio.

Ancora opere di G. Capolino (1862) e un’epigrafe che ricorda il bombardamento della città nel 1813 da parte della flotta inglese. Il portale sinistro, gotico è sormontato da una finestra ad arco, sul portale destro è stato riaperto un loculo che dava luce all’interno dell’antica chiesa originaria di S. Giusto.

Vicino alla Cattedrale di San Giusto si trova una costruzione gotica del ‘400 restaurata nel 1929. È la Chiesa di S. Michele del Carnale, così chiamata perché era adibita a cappella mortuaria sino al 1829. La cripta coperta da tre volte a botte e sorretta da arcate che poggiano su colonne con capitelli romani vari.

L’interno della basilica, a cinque navate assimetriche, è molto suggestivo anche per la larghezza e per la collocazione delle colonne che hanno capitelli in parte romanici e in parte bizantini.

 

 

Navata Destra

Le due sottonavate che formano questa navata appartenevano alla primitiva chiesa di San Giusto. Una lista di marmo nero nel pavimento segna i limiti originari. Il tetto è in travature nell’estrema navata destra tracce d’affresco.

All’inizio dell’estrema sottonavata destra, fonte battesimale ricavato da un capitello romano (dono delle donne di Pola nel 1921) poggia su una base esagonale della fine del ’300, mentre la parte superiore è in legno intagliato e colorato imitando il barocco.

Di Forlati è la cancellata (1930), tracce di affresco sul muro eseguite dopo l’unione delle due chiese. L’acquasantiera è del ’400 mentre la statua di S. Giusto che la sormonta è di Marcello Mascherini (1949). Sul pavimento lapidi sepolcrali. Addossata alla parete destra della navata si trova la statua di San Giusto, opera di L. Ferrari (1870).

Prima cappella a destra che fu aggiunta alla chiesa nel 1421, é dedicata al martire triestino San Servolo di cui si conservano le reliquie. Sopra in alto un Crocifisso romanico in legno, sotto un trittico del triestino Carlo Wostry (1865-1943) con San Servolo al centro l’Eremitaggio nella grotta a sinistra, la Decapitazione a destra. Alla parete destra gruppo colorato molto bello della Pietà di scuola altoatesina del XVI secolo (Vesperbild). Alla parete sinistra su una tavola di arte crertese-veneziana Madonna con Bambino del sec. XVIII. Fuori della cappella sulla parete destra è murata una lapide di Fra Pace da Vedano vescovo (1341) che ha la sua tomba davanti alla cappella che segue.

Seconda cappella destra detta dei Borboni, illuminata da una trifora romanica, pietre tombali di Carlo V, di sua moglie e di altri otto principi della Casa Borbone-Anjuo di Spagna che furono esiliati a Trieste durante la guerra civile spagnola del 1840; a sinistra lapide a fasce nere e gialle del Conte Maurizio di Strassoldo capitano di Trieste dal 1710 al 1743; di fronte il sarcofago di Sant’Apollinare sopra il sarcofago un trittico barocco in legno dorato con Gesù e i Ss. Agostino e Sebastiano (sec. XVIII).

Nell’estrema abside destra Storie di Sant’Apollinare, tracce di affreschi forse del sec. XV; al centro altare marmoreo del sec. IX, con pala del ’700 raffigurante la Vergine col Bambino e un angelo che sorregge il Crocifisso. Segue la piccola abside detta di S. Apollinare, conserva tracce di affreschi di modesto valore (fine sec. XIII inizio sec. XIV); nella calotta una Croce gemmata sul trono fra due palme e due santi. Intorno alla finestrella a transenna al centro dell’emiciclo affreschi con la Flagellazione di S. Apollinare e altre storie della sua vita. Il basamento è affrescato col motivo del finto velario e figure di animali. A destra, presso la porta della sagrestia, affresco di S. Apollinare, staccato ne 1929 dall’abside destra per mettere in luce la finestrella a transenna.

Sul muro che divide l’abside di Sant'Apollinare da quella di S. Giusto vi è una piccola scultura romanica Madonna con Bambino del sec. XIV Nella 7ª campata, nella navata adiacente, bella cupola ad archelle sormontate da quattro finestre. L’abside di questa navata è divisa da 5 archelle cieche, sostenute da colonnine bizantine del sec. XI fra le arche affreschi raffiguranti Storie della vita di S. Giusto venuti alla luce nel 1960, sotto affreschi trecenteschi; ha intorno un sedile per il coro. Nel catino mosaico del sec. XIII raffigurante Cristo fra i Santi Giusto e Servolo della fine del sec. XII.

L’altare consacrato nel 1939 racchiude i resti di San Giusto, il pavimento composto da marmi preziosi è della stessa epoca.

Navata Mediana

Ha il soffitto ligneo a carena tribola dipinta nel trecento e rifatta nel 1905 mentre è originale del sec. XIV il fregio che corre sotto il soffitto.

Questa navata è la più ampia e fu costruita nella seconda metà del ’300 unendo, come già detto, le due chiese, quella di S. Giusto e quella dell’Assunta.

Davanti al presbiterio, nella parte sinistra della navata, resti del pavimento in mosaico del sec. V. Nel presbiterio della navata destra, di fronte al trono vescovile, Madonna e i Ss. Giusto e Sergio di Benedetto Carpaccio 1540.

La profonda abside era stata rifatta nel 1843 distruggendo quella del ’300; nel 1932 è stata ricostruita nelle linee originarli, rivestita di marmo cipollino, e decorata nel catino da un mosaico di Guido Cadorin (1932) raffigurante l’Incoronazione della Vergine.

In fondo alla navata , in alto, tracce di affreschi trecenteschi un Adorazione dei pastori, un’Annunciazione e forse Adorazione dei Magi.

Navata Sinistra

Le due navate che la formano appartenevano alla chiesa dell’Assunta, hanno il tetto a travature scoperte e conservano sopra gli archi alcune monofore romaniche. Nell’abside semicircolare della navata a sinistra, della mediana, magnifici mosaici: nel catino Madonna col Bambino in trono tra gli angeli Michele e Gabriele della fine del sec. XII; sotto i 12 apostoli dei primi del secolo XIII.

L’abside fu restaurata nel 1950. L’altare è stato eseguito su disegno di Fausto Franco (1950) in pietra d’Istria, tabernacolo bronzeo dell’udinese Marcello Mascherini. La cappella successiva dedicata all’Addolorata, sull’altare un gruppo di legno di tiglio cinquecentesco con la Pietà, alle pareti affreschi di Sebastiano Santi (1855) con Scene della vita di Gesù.

Alla sinistra della cappella dell’Addolorata c’è l’ingresso della Cappella del Tesoro dove è posto un barocco armadio per reliquie a sportelli dipinti. Dietro l’armadio, sulla parete un affresco del sec. XV raffigurante i Ss. Antonio abate e Paolo Eremita. Tela seicentesca alla lunetta della parrete destra con vari Santi fra cui Cristoforo e Sebastiano.

Il Tesoro è formato da alcuni pezzi rari. Un dipinto in seta con l’effigie si S. Giusto del sec. III, rinvenuto nella cassetta d’argento che conteneva le reliquie del Santo. Il crocifisso della confraternita del Battuti rivestito nella parte inferiore da lamine d’argento sbalzato e dorato e nella parte centrale la figura, probabilmente di un orafo veneto (sec. XII - XIV), l’alabarda di S. Sergio, in ferro battuto su piedistallo gotico nota perché non vi fanno presa né dorature né ruggine.

Secondo le recenti ipotesi sarebbe un’arma da parata saracena o persiana, giunta Trieste con i reduci della prima crociata come preda di guerra; un crocifisso in legno rivestito anteriormente da lamine d’argento sbalzato e dorato (1383).; il reliquario di S. Giusto eccellente lavoro di oreficeria gotica (sec. XV - XVI) quattro busti d’argento su piedistalli che ne contengono le reliquie degli apostoli Pietro, Paolo, Filippo e Andrea, produzione viennese del sec XVI. infine un ricco ostensorio in argento dorato disegnato da M. Lafitte ed seguito a Parigi nel 1818 da Charl Cahier.

Ritornando nella navata, a metà circa, si trova la Cappella di S. Giuseppe con affreschi Storie di S. Giuseppe di Giulio Quaglio (1706) sull’altare pala dello stesso. Dalla porticina a sinistra della Cappella si entra nel Battistero detto anche Sacello di S. Giovanni Battista, riportato alla prime forme romaniche del 1380, con abside originaria e portichetto davanti alla facciata. nel centro è collocata una vasca ottagonale a immersione con frammenti decorativi del sec. IX; notevole il Crocifisso romanico di legno su tavola secentesca.

Il Campanile

Il Campanile della Cattedrale di San Giusto è di forma tozza e squadrata e assomiglia ad un poderoso torrione. Da una lapide conservata sopra la porta ogivale d’ingresso risulta costruito da Rodolfo de’ Baiardi 1337 e terminato del 1342, ma queste sono opere di rifacimento.

Porta in sé ricordi e testimonianze del periodo romano. Un tempo terminava con una guglia che aveva lo slancio gotico di un’alta piramide. Nell’aprile del 1421 una folgore si abbatté sulla cima del campanile che in parte rovinò. Da allora il tetto della torre campanaria mutò la sua forma in quella attuale e rimase privato del melone calcareo a dodici spicchi sostenente la ferrea alabarda, simbolo araldico della città di Trieste, recentemente restaurato e che si può vedere nel piazzale antistante la chiesa.

Il campanile copre l’estremità sinistra della facciata della chiesa e include parte del tempio capitolino del quale rimangono un tratto di stilobate e 5 colonne corinzie, una all’angolo con la chiesa, le altre all’interno, dagli arconi aperti nel 1842 da Pietro Nobile sono visibili due di esse.

Altro resto del tempio è l’alta trabeazione con bassorilievo al di sopra del portale ogivale dell’ingresso al campanile, a metà della quale c’è una grande statua di San Giusto in una nicchia, opera provinciale trecentesca, mentre la testa è opera di età romana. Una scala a chiocciola ricavata nel muro, porta alla sommità del campanile; da notare il largo fregio del propileo romano raffigurante un putto tra due grifi. In cima a campanile si gode un ampio panorama della città e del Golfo.

Le campane di San Giusto sono 5, la maggiore, il famoso campanon dal caratteristico suono profondo pesa 4900 chili ed è stato fuso in Austria nel 1800, la campana più piccola è del ‘400.

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