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Vivaro (PN)

Storia di Vivaro

Il nome di Vivaro, comune in provincia di Pordenone, deriva dal latino “vivarum”: “terreno dove si coltivano le pianticelle”. La nascita come centro di una certa importanza per i traffici stradali e per la difesa dei territori latini è di poco successiva a quella di Aquileia, avvenuta nel 181 a.C.

Da quanto si ha notizia sin dai primi insediamenti, Vivaro si trovò all’incrocio due antichissime strade, forse precedenti addirittura alla colonizzazione dei Romani: la via che fu detta Ungaresca, chiamata così per le invasioni degli Ungari, e la Vivarina.

La prima serviva alle comunicazioni con le regioni settentrionali del Friuli e l’altra, attraverso il territorio di Maniago portava ai guadi del Cellina. Dopo i Romani furono i Longobardi stanziarsi in questa zona per difesa dei guadi.

La località viene citata nel 976 nell’atto di donazione di Ottone I al Patriarcato di Aquileia e Vivaro diventò feudo dei signori di Maniago. In seguito, anche sotto Venezia (dal 1420), ci fu un’alternanza di signorie.

Nel 1797, con il trattato di Campoformido subentrò il governo austriaco, sino al 1866 quanto, assieme al tutto il Friuli, Vivaro venne annesso al Regno d’Italia.

Dopo la Seconda guerra mondiale, la tradizionale attività agricola si sviluppò con criteri moderni, portando un certo miglioramento economico che ha dato impulso anche ad altre attività.

 

 

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