Cerca nel sito

 

Vito d'Asio (PN)

Storia

La prima parte del toponimo Vito d’Asio, comune in provincia di Pordenone, deriva dal latino “vicus”, villaggio, mentre la seconda è di origine oscura. Data la posizione isolata del paese il comune ha sede ad Anduìns.

Le invasione ungare del X secolo spinsero gli abitatori della pianura a trovare rifugio sulle montagne e molti di loro si stabilirono in questi luoghi formando la pieve di Asio, che comprendeva il territorio del torrente Arzino. Il suo nome compare nel 1186 quanto papa Urbano III la nomina “Plebs Sancti Martini de Isonia” come possesso della diocesi di Concordia. Verso la fine del Duecento la pieve ricadeva sotto la giurisdizione di Osoppo.

Nel 1260 un tale Wolvil di Ragogna vende un suo possedimento rurale “in villa que dicitur Vitus”. Nel 1281 si legge ancora “Adasio in villa que dicitur Vit”. Nel laudo del 2 dicembre 1298 si trova invece “Asium”, citato per una questione di giurisdizione con la popolazione di Midiis riguardo al “Canale de Marzignis”, ossia la Val d’Arzino. In seguito, nel 1328, Osoppo e tutte le sue pertinenze vennero infeudate a Federico Savorgnan.

Si formarono poi nuclei di abitanti nelle varie località della zona. L’aumento della popolazione portò alla formazione di altre parrocchie. Come tutto il Friuli, nel 1420 passò dal potere patriarcale al governo veneziano, ma le giurisdizioni e i diritti feudali rimasero i medesimi. Si ricorda popolarmente la particolare durezza di Tristano Savorgnan che nel 1448 impose una doppia tassazione sul vino. Dei delegati furono mandati ad Osoppo per supplicarlo di recedere dal suo intento, ma per tutta risposta questi furono messi ai ceppi a patire fame e freddo, sino a che rinunciarono.

Il 10 luglio 1555, dopo diversi anni di contesa dell’Arzino tra gli abitanti di Clauzetto, Vito d’Asio e eAnduins, si giunse alla divisione del territorio, che asseggno il versante meridionale ai vitesi. In questo periodo cominciò anche un deciso incremento della popolazione dell’area. Nel 1620 il provveditore veneto Loredan conferma i confini stabiliti sin dal XIII secolo.

Caduta la repubblica Veneta nel 1797, dopo la breve parentesi napoleonica, Vito d’Asio fu soggetto all’Austria sino al 1866, quando fu riunito al Regno d’Italia.

Sicuramente molto dello sviluppo di Vito d’Asio e di tutta la Val d’Arzino si deve all’opera di Giacomo Ceconi, conte di Montececon, nato a Pielungo nel 1833 e divenuto ricco imprenditore edile che costruì diverse opere ferroviarie in tutta l’Austria-Ungheria. Per beneficare la propria terra, nel 1889 inizia a proprie spese la costruzione della strada Regina Margherita, che collega Vito d’Asio con Verzegnis.

L’anno successivo costruisce acquedotti per Pielungo, Anduins, Celante e fa rimboschire la Val d’Arzino. Viene eletto sindaco e nel 1891 inaugura la strada Regina Margherita che gli varrà la nomina a conte di Montececon. Nel 1893-1895 pianifica e da inizio alla costruzione di scuole elementari a Casiacco, Pert, San Francesco, e Pielungo, dove aprirà anche una scuola di arti e mestieri. Nel 1894 istituisce la Società Operaia di Mutuo Soccorso di Pielungo e nello stesso anno verrà nominato cavaliere della corona d’Italia.

Nuovamente sindaco nel 1900, tra il 1901 e il 1904 istituisce gli uffici postali di Anduins (con telegrafo), Casiacco e Pielungo. Nel 1906 istituisce la cooperativa di consumo di Pielungo.

Il comune di Vito d’Asio non subì danni particolari nella Prima Guerra Mondiale e scampò anche a quelli della Seconda, quando sembrò che i tedeschi nell’agosto del 1944 volessero distruggere il paese. Evitata questa sciagura la popolazione sciolse il voto fatto in proposito e nel dopoguerra costruì una chiesa dedicata alla Madonna della Neve.

Negli anni Sessanta e Settanta del Novecento inizio un deciso spopolamento delle vallate. Ciò che non subì durente le guerre però, Vito d’Asio lo subì con il terremoto del 1976, con gravissimi danni dovuti anche all’età degli edifici. La popolazione comunque reagì all’avversità con tenacia, tanto che il comune ricevette la medaglia d’oro al valore civile.

 

 

• Viaggio in Friuli Venezia Giulia

 

Viaggio in Friuli Venezia Giulia - Tutti i diritti riservati - © Avatar Project