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Visco (UD)

Visco - Storia

Le origini di Visco, comune in provincia di Udine, sembrano affondare in tempi assai remoti, anche alla luce del ritrovamento di un deposito di ceramica protostorica dell’antica età del bronzo in Piazza Santa Maria Maggiore. Tuttavia la formazione di un abitato stabile risale in maniera più certa all’epoca romana.

A quei tempi qui non c’erano che boschi e pascoli e gli abitanti vivevano in piccoli centri rurali. Da uno di questi sorse la località di Visco. Una lapide infissa in una muraglia di una casa colonica vicino al municipio reca questa curiosa iscrizione: “Babullia aucta - Babullia jucunda - Babullia grata - Patronea fecere”, riferentesi a tre liberte che ringraziavano la patrona.

Nel territorio del comune sono stati segnalati diversi ritrovamenti occasionali di materiali dell’età romana. La zona era interessata dal vicino percorso della via Julia Augusta, principale via di passaggio di numerose merci e persone. Ad essa si affiancavano modesti agglomerati di carattere rurale, spesso annessi a ville rustiche di grandi dimensioni. che vivevano con la produzione del vino e con l’allevamento del bestiame. Con il rifiorire di Aquileia, tutta la zona passò sotto il Patriarcato dal 1019.

Visco riemerge nella storia in un atto del 1196, dove viene chiamata “Villam de Vuisco”. La derivazione del nome non è chiara. Accantonata l’ipostesi del latino “Viscus”, si propende oggi per un origine slava del nome che potrebbe derivare o da “Visko”, vezzeggiativo del nome “Vleslav”, oppure da “višek” che significa elevato, alto, indicante un rilievo. Questa seconda ipotesi è confortata dalla conformazione del terreno, che si eleva presso Visco, così come presso Viscone (comune di Chiopris Viscone in provincia di Udine).

Al potere patriarcale, nel 1420 successe il governo veneziano che ebbe giurisdizione sul paese sino al 1526, quando in seguito al trattato di Worms, Visco passò all’Austria e venne aggregata alla contea di Gorizia. In seguito, assieme a Crauglio e Ruda, entrò a far parte dei possedimenti della famiglia Zucco.

Il territorio di Visco, nel 1647, diviene parte della Contea di Gradisca, che nel XVIII secolo formerà le "Unite Contee Principesche di Gorizia e di Gradisca". Durante il Regno d’Italia napoleonico, in seguito al riordino amministrativo, nel 1805 viene costituito in comune, facente parte del Dipartimento di Passariano, Distretto di Gradisca, Cantone di Palma (Palmanova).

Con la restaurazione e il passaggio al governo austriaco, Visco si trovò a far parte nuovamente dell’impero asburgico, nel Land del Litorale Austriaco, Circolo di Trieste. Nel 1842 vennero fondate le scuole elementari.

Durante la prima guerra d’indipendenza, in seguito ad una azione militare nella zona, da parte di patrioti italiani il 27 marzo 1848, si ebbe una concentrazione di truppe presso Visco. Vi giunge il colonnello Nugent con 1500 uomini e il 17 aprile qui si scontra con gli italiani: i veneti del bolognese Giuseppe Galateo, ex ufficiale austriaco, al comando di bellunesi e agordini, e con con friulani di Buja e Colloredo guidati dal generale Carlo Zucchi. Dopo una giornata di battaglia, gli austriaci ebbero la meglio e Visco venne incendiato dalle truppe arciducali: i quattro quindi delle case furono distrutti. Stessa sorte tocco alla vicina Jalmicco.

Durante la Prima Guerra Mondiale, nel 1915 Visco venne subito occupato dalle truppe italiane, che qui allestirono un ospedale da campo (n. 35 della CRI), che era il più grande d’Italia, con 1000 posti letto. Dopo gli eventi di Caporetto, venne convertito in campo profughi, che ospitò soprattutto gente proveniente dai paesi del lungo Piave e che vi rimasero fino al 1923. L’area prenderà il nome di Borgo Piave.

Nella Seconda Guerra Mondiale, la medesima area venne destinata dal dicembre 1942 a campo di internamento per prigionieri civili provenienti dalla Jugoslavia, con una capienza di 10 mila detenuti. Nel febbraio del 1943 risulta operativo e il giorno 20 giunse il primo migliaio di internati. In seguito ne contenne in media sui 3000 con picchi vicini ai 4500. Venne chiuso dai tedeschi dopo l’occupazione dell’8 settembre. Nel dopoguerra, l’area diverrà una caserma intitolata a Luigi Sbaiz e vi stnzierà un’unità della Brigata “Pozzuolo del Friuli”. Verrà chiusa nel 1996.

 

 

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