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San Pietro al Natisone (UD)

Storia di San Pietro al Natisone

San Pietro al Natisone, che sino al 1867 si chiamava San Pietro degli Slavi (San Peter Slovenov), sorge presso un guado sul Natisone, situato in località Brod, in sloveno, appunto, guado. Esso era molto importante per i commerci, per l’economia del paese e per le circostanze storico-politiche, soprattutto nei periodi longobardo e patriarcale. San Pietro divenne centro abitato con la sua chiesa (San Quirino) e, assieme a S. Leonardo, fu uno dei due centri ecclesiali delle Valli del Natisone.

Di origine antecedente al sec. XII, al loro formarsi come parrocchie ambedue continuarono a restare giuridicamente sotto il Capitolo di Cividale sino alla recente riforma postconciliare che ha soppresso tali legami. Sino al sec. XX furono anche le uniche due parrocchie di tutte le località delle Valli.

Quando il patriarca Marquardo potenziò la strada commerciale di Pulfero, nel 1377, il guado di Brod a S. Pietro divenne un importante nodo logistico perché i commerci, essendo la via molto più sicura, aumentarono. Nei pressi di Brod su un altura terrazzata il 29 giungo di ogni anno a partire dal XIV secolo, sino alla fine del Settecento, si teneva una fiera internazionale.

Anche San Pietro al Natisone, come le Banche di Merso ed Antro (ossia Consiglio degli anziani), godeva della libertà di amministrare la propria giustizia e altri affari. Essi si riunivano sotto il Tiglio della chiesa si Sant’Antonio a Merso e li prendevano le varie decisioni. Quando i Veneziani chiusero il valico di Pulfero, la famosa via del ferro, per la perdita di Cividale del Capitanato di Tolmino, divenuto austriaco, la sua importanza scemò. Essendo giurisdizione di Cividale, San Pietro segui le sorti storico-politiche della città Ducale.

San Pietro al Natisone aveva un castello, posto sullo spiazzo dirimpetto alla chiesa di Sant’Antonio. Aveva il compito di custodire quel settore della Tarvisiana (come il castello di Gronumbergo). Appartenne anch’esso ai de’ Portis che lo possedettero sino al 1833, quando lo vendettero alla famiglia Cocovaz. L’edificio subì radicali mutamenti e, dapprima vi fu allogata la Scuola Normale, poi l’Istituto Magistrale.

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