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San Daniele del Friuli (UD)

San Daniele - Storia

Secondo il parere di alcuni studiosi le origini di San Daniele del Friuli sarebbero preromane. Secondo la tradizione tramandata oralmente Rodoaldo, per espiare l’uccisione del Patriarca di Aquileia Leone nel 927 avrebbe eretto una chiesa dedicata al profeta Daniele in cima al colle, attorno alla quale si costruirono abitazioni.

Più tardi poi sulle sue falde si sviluppò la storica cittadina ed in seguito sorse il castello che dalla metà del ‘200 appartenne ai signori di S. Daniele ai quali nel 1267 il Patriarca Gregorio da Montelongo accordò il permesso di migliorare le torri.

Sia i signori che la Comunità di San Daniele avevano posto nel Parlamento Friulano. Castellani e Comunità si trovarono ora alleati, ora in campo avverso nelle fiere lotte che investirono il Friuli del XIV secolo.

Nel 1381 il maniero fu assalito dai signori di Carrara, che avevano invaso il Friuli, sostenuti dalla cavalleria ungherese. Venne difeso eroicamente dai Sandanielesi e questi ebbero dal Parlamento della Patria beni e lodi. Poco dopo i Sandanielesi si sollevarono conto il Patriarca Filippo d’Alençon (1381-87). I nobili del castello furono cacciati e si rifugiarono nel castello di Varmo.

Nel 1420 S. Daniele passò sotto il dominio veneto che nel 1455 affidò la giurisdizione nuovamente al Patriarcato di Aquileia al termine di una lunga contesa. Venezia, sotto la minaccia di invasioni turche, si preoccupò di rafforzare le difese di questo avamposto naturale.

Nel 1511 nel famoso “Giovedì grasso” la popolazione si sollevò contro i feudatari, devastando il castello e incendiandolo parzialmente. Gli imperiali intanto premevano sulla città che, ad onta della strenua difesa dei Sandanielesi, cadde per breve tempo nelle loro mani. A queste calamità, sempre nello stesso anno si aggiunge un disastroso terremoto che fece crollare parte del castello. Esso fu riattivato nel 1517, per rovinare nuovamente nella metà del ‘500 come riporta il Porcia.

Per due secoli San Daniele conobbe tranquillità e rispetto delle proprie istituzioni. Leonardo e Carlo di Varmo vendettero quanto era di loro spettanza a Giacomo Concina che ricevette regolare investitura il 25 febbraio 1756 da parte della Serenissima. In seguito questa famiglia tra vari titoli ebbe anche quello di marchese e venne accolta nella nobiltà Romana.

Con l’arrivo di Napoleone incominciò una nuova serie di tribolazioni in seguito con il trattato di Campoformido (17 ottobre 1797) l’Austria occupò tutto il Friuli e vi rimase sino al 1866 ad eccezione di un altro breve periodo francese.

La cittadina partecipò attivamente alla prima guerra d’indipendenza inviando volontari ad Osoppo e a Venezia e costituendo anche un’Amministrazione autonoma provvisoria. Animatore di questo risveglio patriottico fu il poeta Teobaldo Ciconi.

Negli anni seguenti al 1866 S. Daniele provvide a riorganizzare la sua economia e rinnovare le sue attrezzature. Nel 1889 funzionava già il tram a vapore che la collegava con Udine, sostituito dopo l’ultima guerra dalle autocorriere. Nel 1896 fu inaugurato l’acquedotto. Durante la prima guerra mondiale nell’ottobre 1917 S. Daniele fu travolta nella rotta di Caporetto e liberata dalle truppe italiane il 4 novembre 1918.

Anche durante la Seconda Guerra Mondiale le vicende della città furono difficili: da prima per i morti nella tormentata Divisione Julia, quindi l’occupazione tedesca e la resistenza partigiana.

Oggi San Daniele vive di molte attività fra cui una di importanza internazionale che è quella dei suoi prosciuttifici che l’hanno fatta conoscere in tutto il mondo, tanto da divenirne sinonimo.

 

 

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