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Pulfero - Le origini

Nel periodo dell’Era Quaternaria a causa di un sbarramento morenico nella zona di Staro Selo (fra Stupizza e Caporetto) dovuta all’espansione del ghiaccio Isontino, il Natisone, sino allora affluente dell’Isonzo cambiò corso aprendosi un varco e formando il Vallone di Pulfero.

Il valico di Pulfero divenne già nella preistoria importate nodo di comunicazione, congiungendo la Carniola carinziana, attraverso il bacino dell’Alto Isonzo con i passi del Predil, di Piedicolle e di Circhina. Con i Romani tale collegamento fu migliorato con la costruzione della Via Appia realizzata nel 143 a.C., la quale, partendo da Aquileia, toccava Cormòns, Rualis, Purgessimo, San Pietro, Plezzo Tarvisio e terminava a Virunum (presso Klagenfurt).

Così il valico di Pulfero divenne la porta nord-orientale del Friuli attraverso la quale transitarono alcune memorabili spedizioni militari dalle legioni romane dirette al Norico e in Pannonia sino a Napoleone, ed entrarono gli invasori del Friuli dai Longobardi alla rotta di Caporetto.

Passarono anche le trasmigrazioni di popoli tra le quali, particolarmente importante è stata quella del sec. XI d.C. che si concluse con l’insediamento definitivo, nelle valli del Natisone di un gruppo etnico slavo che poi diede una caratteristica importante all’habitat di quell’ambito territoriale che infatti sarà poi chiamata Slavia.

Pulfero era posto sul confine del ducato del Friuli a protezione di Cividale perciò si costruì un doppio fortilizio nella Grotta d’Antro e un castello nelle vicinanze, posto su uno sperone che dominava la valle. La grotta di San Giovanni d’Antro si prestava benissimo come rifugio e baluardo primitivo, tanto che il Porcia la definisce “Fortilizio degli Slavi”.

A questo si ricollega la leggenda riguardante una principessa che si sarebbe asserragliata, con alcuni dei suoi e con scarse vettovaglie, fuggendo dinanzi alle orde di Attila. Queste speravano di prenderli per fame. Intuendo ciò la principessa avrebbe fratto gettare dalla grotta l’unico sacco di provviste che era pieno di miglio, gli assalitori pensando che gli assediati avessero moltissime riserve, abbandonarono l’impresa.

 

 

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