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Pulfero (UD)

Storia

La valle in cui sorge Pulfero, il cui toponimo è di origine oscura, costituì da sempre un passaggio privilegiato per attraversare le Alpi, nella zona orientale. Fu questa la porta che conduceva all’est poi al nord e da cui le popolazioni orientali entravano. Qui passava la via Annia e i romani vi costruirono un fortilizio a San Giovanni d’Antro.

Nel XI secolo si stabilirono qui diversi gruppi di origine slava, che cominciarono ad abitare queste zone.

Essendo la maggior parte dei Patriarchi d’estrazione tedesca, il valico di Pulfero perse il suo ruolo di blocco difensivo per divenire un’importante transito commerciale. Il patriarca Marquardo poi nel 1377, d’accordo con i Cividalesi, provvide ad ampliare e ricostruite la strada in modo renderla più sicura e transitabile sotto la protezione del fortilizio di Biacis-Antro e quindi invogliare maggiori commerci.

Infatti il commercio del ferro fu dirottato per questa via che raggiungeva più velocemente il Friuli, Monfalcone e il mare. Arrivavano pesanti carri carichi di merci e si dovettero approntare servizi di noleggi di animali da traino per passare i guadi o superare ripide salite, servizi di ristoro, di maniscalchi, di carpentieri, di deposito.

Cosi vicino al fiume si formarono dei piccoli centri abitati con attività artigianali, che col tempo s’ingrandirono e formarono i centri di Pulferoe San Pietro. Fu questo il modo di mettere a contatto le genti agro-pastorali, costrette a rifugiarsi nelle valli al tempo dei Longobardi, con le nuove realtà economico-commerciali.

Caduto il Patriarcato, il Friuli divenne dominio dei Veneziani. Le loro lotte con l’Austria costarono a Cividale la perdita del Capitanato di Tolmino e delle miniere di mercurio scoperte a Idria nel 1490. Pulfero divenne di nuovo un baluardo e la strada fu chiusa in quanto i Veneti per favorire Gemona a danno di Cividale, fecero convogliare tutto il commercio per Tarvisio e la Val Canale. Gli austriaci da parte loro, dopo il 1797, aprirono con grandi lavori la via Salcano-Gorizia diretta al mare.

Le varie vicende belliche del Novecento videro queste zone protagoniste: durante la prima guerra mondiale, essendo il territorio a ridosso del fronte e protagonista durante la rotta di Caporetto; nella seconda guerra mondiale per gli effetti che questa ebbe sul confine con la Jugoslavia. I tempi della guerra fredda, isolarono molto queste zone e ne inibirono, per motivi militari, anche lo sviluppo.

Oggi, l’integrazione europea pone nuove prospettive a questi territori.

 

 

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