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Prata di Pordenone - I signori di Prata

Le notizie di questa famiglia al 1112, quando viene nominato un tal Gabriele I di Prata, a cui successe Guecelletto, che ebbe come figli Gabriele II e Federico. Questi fu il capostipite del casato dei Porcia. Sedevano al Parlamento Friulano (secondo posto). Dei suoi illustri rappresentanti da ricordare il cardinale Pileo (1320-1400), detto il “Cardinale di Ravenna” grande sostenitore di papa Urbano VI, nonché amico di Francesco Petrarca.

I Prata s’imparentarono con la Casa di Ezzelino da Romano e con i da Camino e ne seguirono gli atteggiamenti bellicosi verso il Patriarca. Assediati nel loro maniero dal Patriarca Bertoldo di Andechs (1219), opposero strenua resistenza, immaginando quanto gravi sarebbero state le conseguenze della loro ribellione, ma da ultimo dovettero cedere per fame.

Il Patriarca aveva stabilito di punirli esemplarmente, ma intervenne il conte di Gorizia che riuscì a farli perdonare a patto che servissero fedelmente la Chiesa d’Aquileia. Nel 1224 furono riconfermati nei loro feudi e possedevano circa trentacinque ville.

Nel 1270 questi feudatari occuparono per breve tempo Pordenone. Nel 1293 osteggiarono transitoriamente il Patriarca Raimondo della Torre. Nel sec. successivo il Patriarca Marquardo di Randeck prese parte del Castello e nel 1383 i Prata dovettero opporsi agli Ungheresi. Nel 1386i salvarono dalla rappresaglia dei signori di Carrara, sborsando una grossa somma di denaro.

All’inizio del ’400 cambiarono più volte partito e da ultimo, al contrario dei Porcia, si opposero a Venezia. Per tale motivo Filippo Arcelli, nella campagna militare condotta da Venezia contro il Friuli, assediò il Castello difeso valorosamente da Nicolò di Prata e dal figlio di suo fratello Guglielmino con soldati ungari.

Le piogge permisero ad una imbarcazione veneziana di accostarsi al Castello, superando le difese e Prata dovette arrendersi il 23 settembre 1419. La Serenissima volle che il luogo fosse distrutto e gli abitanti dispersi. Nicolò di Prata raggiunse in esilio il fratello Guglielmo e non poté più ritornare in Friuli.

I Prata furono spogliati dei feudi e la giurisdizione fu in seguito assegnata alla famiglia Floridi di Spilimbergo e poi ai Montalban di Conegliano.

 

 

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