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Pradamano (UD)

Storia di Pradamano

Il nome Pradamano deriva dal latino “Predium ad manum”, podere vicino. Fu abitato in epoca romana, come testimoniano le sei tombe venute alla luce nel 1909 nell’appezzamento “Tombuzzis”, con resti di pavimento di tipo romano. In località Lovaria vennero alla luce resti di quella che si può ipotizzare fosse una villa rustica romana.

In un documento del 1015 Pradamano viene nominato per la prima volta quando il patriarca Giovanni III donò al Capitolo di Stefano di Aquileia delle ville fra cui Pradamano.

Successivamente viene ancora nominato nel 1174 quando il patriarca Vodolrico II conferma questo dono nominando specificatamente tre ville: Pradamano, Cussignacco e Terenzano. L’avvocazia di questi beni, come era uso a quei tempi, era esercitata dal conte di Gorizia.

Nel 1323 Federico Savorgnan comprò dal conte di Gorizia le tre ville per 301 marche aquileiesi. Da allora sino al 1797 il paese rimase legato ai Savorgnan. Nel 1477 durante le scorrerie dei Turchi, Pradamano fu dato alle fiamme; subì poi varie vicende durante la guerra tra Venezia e la lega di Cambrais.

Nel 1521 passò sotto il dominio austriaco. Carestie e pestilenze si abbatterono diverse volte sul paese. Anche nel breve periodo di dominazione napoleonica, le campagne di Pradamano subirono parecchi saccheggi da parte dei soldati francesi.

Con l’unione all’Italia del 1866, a Pradamano cominciò un certo fermento economico, frenato però dalle scarsissime risorse. All’inizio del Novecento si costruì la scuola a Lovaria e l’acquedotto.

 

 

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