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Porpetto (UD)

Storia di Porpetto

Porpetto, comune in provincia di Udine, il cui nome deriva dal collettivo latino in -etu populus “pioppo”, in passato ebbe notevole importanza e la sua pieve annoverò la presenza di parecchi illustri ecclesiastici.

Le prime notizie sulla località di Porpetto, la cui storia è profondamente legata alle vicende di Aquileia prima e di Palmanova dopo, si hanno in un documento che risale al 19 aprile 967 con il quale l’imperatore Ottone I fece dono al Patriarca Rodoaldo di una parte del territorio dell’attuale comune.

Il Patriarca Poppone il 13 luglio 1031 rendeva soggette alla pieve, le ville di S. Giorgio e Gonars. Tra i parroci che ressero la pieve sono sette nobili Frangipane (di cui Cintio nel 1550 divenne Vescovo di Trieste), due dei conti Strassoldo ed altri stranieri.

All’autorità della pieve alla quale faceva capo anche il potere civile nel 1200 erano sottomesse quindici borgate. Il territorio di Porpetto conobbe ripetute invasioni barbariche e militari: quelle di Alarico, di Attila, le truppe di Odoacre, di Teodorico e Narsete, quelle dei Longobardi, di Carlo Magno e nel 1477 le orde turche.

Nel corso degli anni e delle alternate vicende storiche, varie ville si staccarono dal capoluogo come Malisana, Zuino e Fornelli nel 1570, fino a S. Giorgio nel 1835. Dopo la soppressione del Patriarcato nel 1752 la pieve e il territorio di Porpetto passarono sotto la giurisdizione del Vescovo di Gorizia.

Il periodo napoleonico del 1805 riformò l’amministrazione e l’organizzazione del territorio, creando distretti, cantoni e comuni. Il comune di Porpetto fu incluso nel cantone di Palma, del distretto del Torre, del dipartimento di Passariano. Corgnolo venne elevato a municipalità con consiglieri propri.

Con il passaggio nel regno Lombardo-Veneto subentrò l’amministrazione austriaca. Nel 1833 venne istituita la scuola elementare ed una condotta per il medico comunale.

Nel 1866 ci fu il ricongiungimento di Porpetto all’Italia, confermato anche qui dal Plebiscito. La situazione economica non era rosea e l’emigrazione fu l’unica soluzione per molti. Nacquero tuttavia, vista la ricchezza d’argilla dei terreni circostanti, alcune fornaci, mentre un impianto a ruota idraulica per la pilatura del riso locale, sorse a Corgnolo.

La prima Guerra Mondiale portò qui le numerose attività delle retrovie. Fu costruita la “Strada del Milone” che si congiungeva alla Udine-Muzzana. La rotta di Caporetto provocò un generale abbandono del paese da parte dei suoi abitanti. Si perse anche gran parte dell’archivio comunale. Al rientro delle famiglie si abbatté la piaga della Spagnola, che fece molte vittime.

Nel secondo dopoguerra ci fu una trasformazione dell’economia. Sparirono anche le fornaci: l'ultima a spegnersi fu la Foredana, nel 1966.

 

 

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