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Porcia (PN)

Storia di Porcia

Il nome Porcia deriva dal plurale latino “porcilia”: stalla per porci. Essa conserva alcuni aspetti della sua antica origine medioevale con i resti delle cinta di mura e del castello. Nel 1198 troviamo citato un Hermanno de Porcillo.

Il castello di Porcia, notevole per la sua capienza, comprendeva i palazzi dei giurisdicenti, la chiesa con il campanile assomigliante a quello di S. Marco di Venezia, ed altri edifici, nonché alcune torri, di cui una antichissima.

Grazie agli accorgimenti bellici del castello, ai quali si aggiungeva un sistema di trincee, il maniero poté resistere nel Medio Evo alle incursioni barbariche e alle milizie straniere, così da permettere ai suoi signori di divenire assai potenti e di partecipare da protagonisti nelle lotte nobiliari del Patriarcato.

I Porcia parteciparono alla Lega di Treviso nel 1200 contro il Patriarca di Aquileia, poi affiancarono il Conte di Gorizia, in seguito si allearono con il Patriarcato, ma osteggiarono fieramente il Patriarca Filippo d’Alençon (1381-1387), percepito da molti in Friuli come illegittimo.

Nel 1418 i Porcia fecero spontaneo atto di sottomissione a Venezia. Seguirono poi le devastazioni del territorio ad opera dei Turchi, ultima quella del 1499 che però non danneggiò l’abitato di Porcia, difeso da solide mura. Il castello fu sottoposto a varie ristrutturazioni. Il conte Girolamo di Porcia, Vescovo di Adria, fece costruire il “Palazzo novo del Vescovo” (1610).

Durante il Risorgimento, Porcia, diede parecchi patrioti e si congiunse all’Italia, con tutto il Friuli, nel 1866. In seguito al terremoto del 1873, rimase lesionato e lo si dovette abbattere per ragioni di sicurezza.

Il castello fu danneggiato dagli austro-tedeschi con l’invasione nel 1917-1918, ma fu in breve ripristinato. L’antico mastio e quanto di più importante oggi resta del maniero.
Oggi Porcia è un florido centro con un grande sviluppo industriale, artigiano ed agricolo.

 

 

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