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Paluzza (UD)

Storia di Paluzza

Il toponimo Paluzza, comune in provincia di Udine, è il diminutivo di pala in -uciu, assai comune nei paesi montani. Si può confrontare con il friulano pàle “prati in erto pendio dove si falcia”, di origine preromana.

Già durante la preistoria vi era una certa attività umana nella zona, testimoniata anche da alcuni reperti. Poi, i romani crearono una vedetta in località San Daniele di Paluzza, a guardia del Passo di Monte Croce sulla strada Julia Augusta che conduceva al confine danubiano. Nel XIII secolo il Patriarca Gregorio di Montelongo volle erigere una torre con funzioni difensive e di dogana, che verrà detta Castrum Muscardorum, Torre Moscarda, e che sarà seguita da un’altra, tanto che il luogo prenderà il nome di Enfretors (fra le torri).

Dalla chiesa matrice di San Pietro di Zuglio nasce la chiesa di San Daniele di Paluzza che diventerà plebanale verso il 1300 e darà vita alle chiese di Cleulis, Timau, Ligosullo, Treppo e Rivo.

Paluzza viene nominata per la prima volta nel 1206. Ancora: in un documento del 1259 troviamo “de Palluça”; nel 1273 “Daniele de Paluça”; in un documento del 12 settembre 1288: “in monte illorum de Paluza”.

Paluzza divenne importante come posto di blocco e magazzino nel periodo patriarcale e viene retta da un gismano (da dienst-mann: ministeriale). Continuerà in questa funzione anche con il governo di Venezia. Anche da qui proveniva il legname che la Serenissima utilizzava nel proprio arsenale.

Alla caduta di Venezia e durante il breve governo francese, Paluzza divniene capoluogo di Cantone. Con il subentro del governo austriaco la cittadina diviene dal 1815 sede del XVII distretto (poi XVI) che comprende i comuni di Arta, Paularo e Zuglio.

La seconda torre medioevale, eretta dopo la torre Moscarda, venne demolita nel 1840.

Nel 1866 Paluzza passò con il Friuli occidentale al Regno d’Italia e venne riconosciuto come comune dalla L. 3300 del 4 novembre 1866.

La Prima Guerra Mondiale coinvolge direttamente il territorio di Paluzza, che si ritrova a ridosso del fronte, assistendo a combattimenti su Pal Piccolo, Pal Grande e Freikofel. Le donne locali si ricaveranno in questo periodo una parte di gloria, svolgendo la funzione di portatrici per l’esercito. Con le proprie gerle saranno parte integrante del sistema di rifornimento al fronte per quanto riguarda viveri e munizioni.

Altri giorni dolorosi sarenno quelli della Seconda Guerra Mondiale, specie dopo l’8 settembre 1943, quando si ebbero diverse rappresaglie culminate con l’eccidio di Malga Pramosio e il rastrellamento della Valle del Bût il 21 e 22 luglio1944. Paluzza verrà risparmiata dall’incendio solo per l’intervento coraggioso del Segretario Comunale Virgilio Candido. Nei mesi seguenti si insediarono truppe tedesche e cosacche sino alla fine della guerra.

Nel dopoguerra, lo sviluppo di Paluzza si basò sull’agricoltura e il turismo. Anche qui, il 6 maggio del 1976 si videro gli effetti del terremoto.

 

 

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