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Palmanova - Storia di Palmanova

di Giorgio De Zorzi

La Fondazione

Nell’autunno del 1593, cinque Senatori della Serenissima repubblica di Venezia, furono mandanti nella Patria del Friuli con l’incarico di scegliere un sito adatto per la costruzione di una nuova fortezza, ai confini con i domini arciducali, che servisse da baluardo contro eventuali invasioni turche o comunque straniere.

Nel pomeriggio del 7 ottobre 1593, festa di S. Giustina e anniversario della vittoria di Lepanto, a 12 miglia da Udine furono tracciate le misurazioni della nuova fortezza con una pianta a 9 baluardi ideata da Giulio Savorgnan e disegnata da Antonio Martinengo di Villachiara.

La realizzò Marc’Antonio Barbaro primo Provveditore generale e fondatore. Lo steso Barbaro volle denominarla “Palma”, simbolo di vittoria, mutando il nome della vicina Villa di Palmada.

Palmanova è un capolavoro dell’ingegneria militare del Rinascimento; la città-fortezza e circondata da una fossa larga sino a 37 metri e lunga tre chilometri e mezzo ed assume dall’alto la figura ad una stella a nove punte con i nove poderosi bastioni. L’opera richiese 19 anni di lavoro ed in certi tempi vi furono impiegati più di quattromila operai per ogni turno.

I rapporti con la Chiesa

Il territorio su cui sorse la fortezza di Palmanova faceva parte della pieve di Palmada, soggetta alla giurisdizione del Capitolo di Aquileia. La repubblica Veneta, per motivi di sicurezza voleva che la nuova fortezza fosse esente da qualsiasi giurisdizione locale, anche ecclesiastica. Questo anche perché i soldati mercenari di stanza a Palmanova spesso non erano cattolici e talvolta nemmeno cristiani e Venezia non voleva intromissioni esterne.

Questa decisione portò a continui conflitti agli aventi diritto: Patriarca, Capitolo, Vicariato di Palmata e Senato veneto, soprattutto per l’amministrazione dei sacramenti da parte del clero della fortezza nominato dalle autorità venete. La Repubblica per raggiungere il suo scopo segui la cosiddetta politica del carciofo.

Prima ottenne di poter conservare il SS. Sacramento dentro le mura, poi nel 1614 fece inaugurare la fonte battesimale. Nel 1624 conferì al cappellano del costruendo Duomo, il titolo di Pievano, ma l’opposizione del Capitolo Aquileiese rese vano questo titolo.

Bisognerà attendere la soppressione del patriarcato di Aquileia per trovare una soluzione definitiva. Infatti nel 1777 Palma divenne parrocchia e il cappellano del Duomo fu nominato Parroco-Arciprete, soggetto alla giurisdizione del Arcivescovo di Udine.

Nel 1797 i Francesi distrussero Palmada perché troppo a ridosso della fortezza, così venne a cessare qualsiasi motivo di attrito fra il vecchio e il nuovo ecclesiale.

Alla Signoria veneta dopo l’erezione a parrocchia rimase il giurispatronato, passato poi a Napoleone, agli Asburgo ed infine ai Savoia nel 1866, che lo esercitò l’ultima volta nel 1915.

La gestione veneziana

Venezia ambiva congiungere la dogale fortezza di Palmanova al mare con un canale (il “Taglio”) per poterle portare aiuto via mare in caso di guerra e per renderla un porto commerciale nei tempi di pace.

Il progetto però rimase incompiuto per molte cause. Palmanova non ospitò mai i 20 mila abitanti per i quali era stata costruita, ma circa cinque-seimila.

Normalmente la guarnigione si aggirava su un migliaio di fanti, però in certe occasioni a Palmanova vi furono oltre 10.000 militari.

La fortezza fu per due secoli considerata la più importante ed agguerrita piazzaforte d’Europa e i Turchi non osarono avvicinarsi. L’Austria abbandonò per essa le sue mire sulla pianura friulana.

I Francesi

Dopo ben 102 Provveditori veneti che di regola duravano in carica 2 anni, nel 1797 Palmanova fu occupata dai Francesi del gen. Bernadotte e nell’aprile dello stesso anno vi si acquartierò Napoleone che dalla fortezza emise il famoso proclama di guerra alla repubblica di Venezia.

Francesi si misero subito all’opera per munire maggiormente la fortezza, furono anche abbattute le Ville di S. Lorenzo, Ronchis e gran parte di Palmada che impedivano il perfetto controllo della spianata e complicavano i calcoli per i tiri delle artiglierie.

Francesi lavorarono senza tregua sino al 17 ottobre 1797 giorno del trattato di Campoformido che prevedeva il passaggio all’Austria del Friuli e di tutto il Veneto.

Gli Austriaci ritornarono a Palma nel gennaio 1798 e vi rimasero sino al 1805, quando un forte contingente italo-francese comandato dal gen. Massena occupò la fortezza che entrò a far parte del Regno Italico col nome di Palma-Nuova.

In questo periodo fu capoluogo di Cantone, cui facevano capo 47 comunità della bassa Friulana.

Napoleone ritornò a Palmanova nel dicembre del 1807, visitò le fortificazioni e ordinò che si aumentasse il ritmo dei lavori delle opere di difesa. Nel 1809 fu completato l’armamento della fortezza ed Eugenio Beauharnais la giudico una delle piazzeforti meglio fortificate degli stati napoleonici.

Quello stesso anno ricominciarono le ostilità con l’Austria ed il 10 aprile iniziò l’assedio delle truppe del generale austriaco Gavazzini, ma questi dovette ritirarsi poco più di un mese dopo dall’arrivo dei soccorsi francesi. Nel 1813 le truppe austriache passarono l’Isonzo e il 26 ottobre la brigata Csivitch iniziò l’attacco contro Palmanova.

La guarnigione forte di tremila Francesi resistette validamente e cedette solo al tramonto della stella napoleonica. Il 19 aprile 1814 gli Austriaci entrarono da Porta Udine mentre gli italo-francesi uscirono con l’onore delle armi da Porta Aquileia.

Il periodo austriaco

Il 24 marzo 1848 la guarnigione di Palmanova si sollevò contro gli Austriaci ed affidò il comando della piazzaforte al gen. Carlo Zucchi. Il generale Nugent dopo aver inutilmente invitato alla resa gli insorti, pose il blocco alla fortezza.

L’assedio fu molto duro e continuò sino al 25 giugno quando un comitato di cittadini firmò la capitolazione.

L’ultimo assedio della storia, Palmanova lo ebbe nel 1866, ma alla fine l’Austria abbandonò il campo consegnando la fortezza il 13 ottobre al gen. Le Boeuf, che in nome di Napoleone III e, secondo il principio dell’autodeterminazione dei popoli, le ridonò la libertà consegnandola alla Municipalità palmarina.

Dall'Ottocento a oggi

Il 21-22 ottobre dello stesso anno il popolo con plebiscito nella piazza maggiore volle la riunione alla madre Italia. Nel 1893 un decreto le toglieva l’appellativo di “piazzaforte” a Palmanova, passandola definitivamente sotto l’amministrazione civica.

Da allora le opere di fortificazione furono lasciate in completo abbandono. Nel corso della prima guerra mondiale fu il più importante centro di smistamento della III Armata per cui subì numerosi bombardamenti aerei e fu semidistrutta dalla truppe italiane in ritirata da Caporetto.

Nella Seconda Guerra Mondiale Palmanova rischiò la totale distruzione per opera dei Tedeschi in fuga, ma il pericolo fu scongiurato grazie al coraggio dell’arciprete Giuseppe Merlino che riuscì a convincere il comando ad abbandonare la città senza danneggiarla.

Il presidente della Repubblica con decreto del 21 luglio 1960 proclamò Palmanova monumento nazionale.

 

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