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Arba (PN)

Storia di Arba

Il toponimo Arba deriva probabilmente dal latino hèrba “erba”, ma potrebbe derivare anche dal latino arvum “campo”. La storia di Arba si identifica con quella del Castello di Meduno di cui faceva parte come giurisdizione. Il riferimento più antico di Arba in un documento risale al 1186, dove si legge “villam de Arba”. Troviamo inoltre un “Armanno de Arba” nel 1292. Divenne parrocchia fra il 1293 e il 1317.

Nel 1516 divenne pievano don Leonardo Grassi che era anche pievano a Paese (provincia di Treviso) e che dopo un anno rinunciò a questo beneficio mettendosi a disposizione di papa Leone X. Il priore del Monastero di Santa Maria Maggiore di Treviso, essendo in ristrettezze finanziare e assai mal ridotto, implorò il papa che gli fossero concessi i benefici vacanti del Grassi.

L’11 settembre 1517 il papa incorporò questi due benefizi al monastero suddetto. Nel 1770 questi privilegi furono soppressi e la nobile famiglia Querini avendo acquistato le rendite e i diritti del monastero ebbe, finché si estinse il giuspatronato, anche della chiesa di Arba. Il 24 maggio 1498 la vicinìa della villa di Arba stabilì di solennizzare il giorno di S. Urbano.

Nel 1630 si ebbe anche qui la grande carestia descritta da Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi e la fame uccise molti abitanti.

Nel 1760 circa venne abbattuta la cinta muraria e con il materiale di risulta si costruì una casa per il cappellano.

Nel 1836 si cominciò la costruzione della nuova chiesa dedicata a S. Michele Arcangelo.

Il 19 novembre 1866 il comune di Arba viene ufficialmente annesso al Regno d’Italia, in quanto facente parte delle Venezie.

L’economia è quasi esclusivamente agricola, di un’agricoltura povera dovuta ai terreni ghiaiosi e permeabili dei magredi, che non consentono buoni raccolti o colture differenziate. Gli arbesi sono abili muratori, artigiani e terrazieri e con questi mestieri cercano fortuna per lo più all’estero. A cavallo tra Ottocento e Novecento si registra un consistente movimento migratorio verso paesi europei e verso gli Stati Uniti. Si sviluppa la coltura del baco da seta e nel 1887 si registra la comparsa di una tettoia adibita a filanda, della superficie di 60 mq.

Ai primi del Novecento viene fondata una Società Operaia, ma non vi sono altri enti mutualistici o cooperativi e il tessuto economico risulta assai povero. Il censimento del 1901 registra ad Arba 1765 abitanti.

Sarà di qualche anno più tardi la fondazione della latteria sociale. Nel 1910 il comune acquista Casa Faelli e vi trasferisce la propria sede, cedendo le stalle ad uso di magazzino per i formaggi.

Arba nella prima Guerra Mondiale ebbe 17 caduti in combattimento e altri 15 per cause correlate.

Nel dopoguerra si ebbero una spinta alla modernizzazione ed una razionalizzazione delle risorse: si costituisce il Consorzio di Bonifica Cellina-Meduna con sede a Pordenone, per lo sfruttamento idroelettrico del Meduna, in società con la SAICI. Questo porterà anche vantaggi per l’irrigazione. Questo prenderà in carico il locale sistema idrico e con decreto del 20 marzo 1933 anche il costituendo Consorzio delle rogge di Arba, Rauscedo e Domanins. Dal 23 aprile 1934 vennero conglobate anche altre rogge e corsi d’acqua.

Nella seconda guerra mondiale Arba registrò 11 caduti, di cui 3 partigiani; un civile deportato in Germania e cinque dispersi in Russia. Un partigiano di Sequals morì qui il 28 aprile 1945, come ricorda una lapide posta su una casa in riva al Meduna: si chiamava C. Collesan, nome di battaglia “Alfio”.

Durante il periodo di governo alleato nascono varie istituzioni per provvedere a sfollati e reduci. La situazione alla fine del conflitto è grave. Ci sono più di 400 disoccupati ed il comune è privo di risorse. Si cerca però in qualche modo di riprendere l’espansione economica.

Viene soppressa dal Consorzio di Bonifica la roggia dei Mulini, portando alla chiusura del mulini Zatti e Colle, realtà dal passato importante ma che ormai l’elettrificazione aveva reso obsolete. Anche ad Arba infatti si registra nel 1933 la fondazione di un mulino a cilindri, attività che copriva una superficie di 9000 mq.

In questi anni viene fondato un CRAL dell’ENAL (Ente Nazionale Assistenza Lavoratori) e l’Associazione Sportiva Arbese. Si riprende l’emigrazione verso l’estero e specie verso la Francia dove era stata creata una rete di contatti nella zona di Suresnes (Seine). Nel 1951, un emigrante arbese, Carlo Di Giulian, che aveva fatto fortuna negli Stati Uniti, finanza la creazione di alcune opere di beneficenza e una scuola professionale per formare i giovani e consentire loro di collocarsi in modo migliore nei paesi di emigrazione.

Il 6 apirle 1968 si costituì la provincia di Pordenone e Arba ne entrò a far parte.

 

 

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