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Gradisca d'Isonzo (GO)

Gradisca d'Isonzo - Storia

Il toponimo Gradisca deriva dallo sloveno gradišce che significa “luogo fortificato”. Viene nominato per la prima volta nel 1160, appunto come luogo fortificato della gastaldia di Farra. Citata anche in un documento del 1176 che ancora oggi conserviamo e che riporta che vi abitassero sette famiglie di origine sia slava che latina. Però bisogna aspettare il XV secolo perché Gradisca acquisti importanza. Sino alla metà del Quattrocento infatti l’abitato era formata solo da alcune casupole e capanne, abitate da contadini alle dipendenze del castello feudale di Farra d’Isonzo.

Dopo le prime invasioni turche del Friuli, cominciate nel 1472, l’imperatore d’Austria aveva stretto un patto con il sultano, impegnandosi a non opporre resistenza purchè le truppe passassero nella contea di Gorizia lasciandola indenne. A questo punto Venezia, venute meno le difese goriziane allo sbocco della Valle del Vipacco, si vide costretta a cominciare la costruzione di una fortezza sui propri territori che fosse in grado di svolgere la stessa funzione.

Nel 1476 cominciò così la costruzione della possente fortezza di Gradisca, caposaldo di un sistema difensivo che andava dalla Mainizza a Fogliano. Nonostante le proteste, del conte Leonardo i lavori proseguirono febbrili, sfruttando una tregua ventennale con i turchi che terminava nel 1499. La cinta muraria alta più di venti metri, con fossato allagato e con sette torri fu compiuta nel 1496-98.

La fortezza obbligò i Turchi, che allo scadere della tregua si erano subito riaffacciati sul Friuli, a deviare il loro itinerario verso la bassa friulana. Nell’anno 1500, Leonardo da Vinci, che era giunto a Venezia, fu incaricato di studiare dei sistemi difensivi nel sistema di Gradisca. Questi ideò un sistema di chiuse per allagare il campo nemico.

Nel 1509 Massimiliano d’Asburgo si scontrò con Venezia nella famosa guerra della Lega di Cambrai che nel 1511 portò al possesso di Gradisca, che sarebbe rimasta austriaca, sino alla prima guerra mondiale, nonostante i tentativi di Venezia di riprenderla durante la”Guerra di Gradisca”(1615-17).

Il 25 febbraio 1647 l’imperatore Ferdinando III la vendette, assieme a 43 comuni, e con il titolo di contea principesca, a Gianantonio Eggemberg, con il patto che, quando questo casato fosse estinto, la contea sarebbe ritornata alla Casa d’Austria. Ebbe propri ordinamenti, propria moneta ed un’amministrazione esercitata dagli Stati Gradiscani (piccolo parlamento locale). I principi di Eggemberg non furono mai qui ad abitare.

Il loro casato si estinse nel 1717 e la contea ritornò nel 1754 sotto il dominio imperiale, mantenendo però intatti i suoi privilegi. Alcuni dei suoi Capitani si resero benemeriti: come Nicolò II della Torre che completò le fortificazioni esistenti; Giacomo Attems, che non solo costruì gran parte della cinta del castello ma dotò la fortezza di nuovi ordinamenti giuridici con i quali Gradisca si resse anche quando entrò a far parte della contea di Gorizia; Francesco Ulderico della Torre, certamente il più famoso ed intraprendente dei capitani, fece costruire fra l’altro la Loggia dei Mercanti, il grande Palazzo Torriani, e il Monte di Pietà. La città fu anche interessata nelle guerre napoleoniche e nel 1797 fu conquistata da Napoleone. Da Gradisca nel 1813 Eugenio Beauharnais lanciò un famoso proclama.

Nel 1818 il castello di Gradisca che da tempo era stato convertito in caserma, fu adibito ad ergastolo di detenuti condannati al lavoro. Così nel periodo del Risorgimento vi languirono molti patrioti italiani. Gradisca, nella Prima Guerra mondiale, fu testimone dei maggiori avvenimenti che si svolsero sulle alture carsiche, davanti a Gradisca, tra Castelnuovo, Sagrado e il Monte San Michele.

Il 5 gennaio 1921 Gradisca venne annessa all’Italia (Legge n. 1778 del 19/12/1920) e il 27 aprile 1923 il comune assunse la denominazione di Gradisca d’Isonzo. Il 12 gennaio 1927 andò a costituire la provincia di Gorizia.

Nella Seconda Guerra mondiale Gradisca d’Isonzo subì i bombardamenti anglo-americani e l’occupazione tedesca. Nel dopoguerra si svilupparono le attività soprattutto vitivinicole che portarono nel 1965 alla fondazione della Serenissima, la prima enoteca regionale pubblica in Italia.

 

 

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