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Gemona del Friuli (UD)

Gemona - Storia

Gemona del Friuli, il cui toponimo deriva da una base preromana “glen”, cocuzzolo tondeggiante, più il suffisso accrescitivo -ona, deve forse la sua origine e certamente la sua crescita al fatto di trovarsi su una linea di traffico importantissima tra l’Italia e la regione che i romani chiamavano Norico.

Viene nominata, per la prima volta, da Paolo Diacono in riferimento alle fortificazioni del castello, attuate dai Longobardi nel 611, che fu poi indicato come Torre. Posteriormente sorse un vero e proprio castello medioevale.

Sotto il diretto controllo del Patriarcato di Aquileia, verso il 1000, Gemona ottenne uno Statuto proprio, con un capitano mandatario del Patriarca, dotato di potere esecutivo, ed un consiglio eletto. Rappresentava una sorta di dogana del Patriarcato, in cui si applicavano varie tasse.

L’autonomia di cui godeva le permetteva di autodefinirsi Magnifica Comunità Terrae Glemonense. Nel “Parlamento della Patria”, Gemona occupò sempre il terzo posto, chiaro segno della sua importanza. Troviamo dei Signori di Gemona nel 1275, che più tardi furono conosciuti come Signori e poi conti di Prampero.

I Signori di Prampero parteciparono a molte lotte nel Friuli, ora pro, ora contro il Patriarca, come ad esempio quando cacciarono il capitano Patriarcale nel 1292 dal castello. Fu però in breve fatta la pace e Mattia di Gemona riuscì a preservare il maniero dalle mire del conte di Gorizia. Ma in quei tempi turbolenti, non potendo mantenere l’incolumità del castello, i suoi feudatari lo vendettero alla Comunità Gemonese nel 1310.

Per la conquista del castello si svolsero cruenti scontri: nel 1315 il conte di Gorizia ribellatosi al Patriarca dopo un accanito assedio di nove giorni per la resistenza di Artico di Prampero e le sue schiere fu a patti. Questa vittoria fu di capitale importanza per il Ducato del Friuli.

Degno di menzione è anche il continuo conflitto con la troppo vicina Venzone, a causa dell’identità di interessi nei confronti del traffico, poiché ambedue basavano la propria economia quasi esclusivamente sulla riscossione dei dazi doganali e sull’attività commerciale indotta. Il castello sotto la direzione dei di Prampero resistette ad altri assalti nel 1345 e nel 1349. Nel 1350 fu assegnato alla Comunità di Gemona, Udine e Cividale.

Nel 1354 soggiornò l’imperatore Carlo IV e, dieci anni dopo, il duca d’Austria durante la lotta con il Patriarca. La dominazione veneta potenziò ancora la speciale qualità della posizione gemonese chiudendo l’altro punto di transito quello del Canal del Ferro mentre le consentiva di continuare ad usare il diritto di “niederlech”concessole a suo tempo dal Patriarca, secondo il quale, i transitanti dovevano fermarsi una notte con le merci entro le mura prima di proseguire. Il terribile terremoto del 1511, distrusse vari castelli compreso quello di Gemona che mai più risorse.

Cessato il tempo dei privilegi, e tracciate la strada e la ferrovia Gemona perdette il carattere esclusivo di “porta” del Friuli, unica vera ragione della sua nascita. Rimase tuttavia un importante centro commerciale e culturale.
Nel 1900 si sviluppò la lavorazione della seta ed altre attività industriali commerciali e artigiane che portarono nuovo lustro alla città.

 

 

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