Cerca nel sito

 

Widgets Magazine Widgets Magazine
Home > Comuni > Comuni > Attimis (UD) > Arte e Cultura > Monumenti, Chiese e Palazzi > Chiesa di San Silvestro Papa a Racchiuso

Attimis - Chiesa di San Silvestro Papa a Racchiuso

di Giorgio De Zorzi

La Chiesa parrocchiale di San Silvestro Papa si trova a Racchiuso, località del comune di Attimis in provincia di Udine, nella piazza centrale dell’abitato.

L’attuale chiesa fu radicalmente ristrutturata con una nuova pianta a partire dall’anno 1900, per venire poi consacrata nel 1911. Nella sua riedificazione venne incorporato il coro della chiesa precedente, risalente al 1520-21, divenuto la nuova sacrestia.

Fu la presenza dell’importante ciclo di affreschi a far risparmiare questa parte della vecchia chiesetta. Altre parti, datate tra il XIII e il XIV secolo, vennero invece demolite.

Chiesa di S. Silvestro Papa a Racchiuso (Foto Katia Ronchi)

La presenza di un luogo sacro a Racchiuso di Attimis risale al 1275, quando viene nominata la “Villa de Reclus”, dove per villa si intendeva un gruppo di case con chiesa. La chiesa di Racchiuso era intitolata a San Silvestro Papa, a Sant’Elena Imperatrice e a San Giacomo Apostolo.

Viene citata nei Catapan di Faedis e Racchiuso il 5 settembre 1336, dove si parla di un legato per essa voluto da tal pre Francesco, cappellano di Partistagno. Viene citata in altre note dello stesso tenore: il 1 settembre 1358; 10 maggio 1376; 1389; il 1 maggio 1412 per l’acquisto di un campo a Vergnacco; e altre numerose volte.

Da questi documenti sappiamo inoltre che nel 1588 fu pagato per lavori il pittore G. Antonio Agostini e che nel 1603 il pittore Secante Secanti ricevette 60 ducati per la realizzazione di due pale raffiguranti San Giacomo e Sant’Elena, quest’ultima esistente ancora in chiesa. In seguito ad una visita alla Pieve di Nimis del 1678, con decreto patriarcale viene sospeso il culto all’altare di Sant’Elena. Un’altra visita pastorale fu effettuata il 28 agosto 1692.

Nel 1781 si procedette con dei restauri e il 4 marzo dell’anno successivo la fabbriceria ebbe il permesso di rompere il pavimento per nuovi lavori. Nel 1828 una pala raffigurante la Vergine, forse dell’Agostini (Venuti), venne sostituita con una statua.

L’8 dicembre 1901 venne celebrata una messa all’altare della Madonna, in una chiesa che viene descritta come avente ancora incompleti il pavimento, le vetrate, il coro, l’intonaco. La chiesa fu creata parrocchia nel 1959, smembrandola da Attimis. Lesionata dal sisma del 1976, venne restaurata, compresi gli affreschi della sacrestia.

Questi affreschi sono cinquecenteschi, opera di Gian Paolo Thanner (Cividale del Friuli, 1475 circa – Tarcento, 1555), realizzati tra il 1521 e il 1522. Nella vela est è raffigurato un Padre Eterno benedicente con il globo nella mano sinistra, mentre la Madonna con Bambino, la Veronica sono su quella ovest. San Giacomo Magg. in quella meridionale e S. Elena in quella settentrionale. Negli altri spazi: Dottori della Chiesa, San Silvestro e Sante Vergini. Un’orchestra angelica è presente nelle vele nord-sud, in cui sono rappresentati diversi strumenti dell’epoca, oltre ad elementi musicali.

L’altare in legno, come forse il quadro della Beata Vergine sostituito nel 1828, è probabilmente sempre opera di Antonio Agostini: pittore e intagliatore friulano della fine del Cinquecento, che lavorò soprattutto in Carnia, con ormai passati stilemi rinascimentali, lasciando un’opera piuttosto monotona, anche se dignitosa (Marchetti).

Della fine del Novecento è la Via Crucis dell’artista Luigi Martinis da Savorgnano.

Il Campanile

Il massiccio campanile era in origine una torre di vedetta, facente parte della cortina che con tutta probabilità sorgeva sul sito della chiesa e costituiva il nucleo abitato di Racchiuso.

La torre, che è di difficile datazione, reca un’antica iscrizione importante per la storia della lingua friulana, essendo nato intorno ad essa un clamore durato per circa un secolo. La scritta riporta: “M. CCCC. XL. VIII.  fo chome / nçat lo tor de Reclus / lo primo dì de çugno / Pieri e Toni so fradi di DJA”.

Riproduzione della scritta sul campanile
(da Memorie Storiche Forogiuliesi 1922) 

 

Riguardo a questa iscrizione ne scrisse per primo Cesare Cantù nella sua “Storia degli Italiani” (Torino 1857), datandola al 1103 e ponendola così tra le più antiche iscrizioni di lingue vive. Egli vi leggeva infatti nella prima riga : M. CIII. XP (Christi) DomiNI.

Commentò lo scritto Jacopo Pirona, testimone della scoperta, osservando che in regione non risultano iscrizioni in friulano più antiche e nemmeno tra quelle in italiano volgare, stando che tra le attestazioni rilevate più remote vi è quella nel duomo di Ferrara del 1135. Confermarono in seguito l’importanza e la datazione di detta scritta Gian Domenico Ciconi nel suo “Udine e la sua provincia” (Udine, 1862) e Giuseppe Bragato nella “Guida alle Prealpi Giulie” (Udine, 1912).

Fu però Luigi Suttina nel 1922 su Memorie Storiche Forogiuliesi a confutare questa datazione, riportando intanto come fu inizialmente don Pietro Bertolla su Pagine Friulane del 1889 a mettere in dubbio la vecchia interpretazione, fornendo la nuova, seppur erronea, data del 1503 e sostenuta con argomentazioni a dire il vero piuttosto fantasiose.

Suttina invece spiegò come i puntini consueti nelle date romane separino chiaramente l’ordine delle cifre e rappresentino una M, quattro C con la parte superiore unita, XL (con la L assai affine alle altre usate nell’iscrizione) e VIII. Quindi: 1448, ridimensionandone così di molto l’importanza. Suttina ritenne infine possibile, per la provenienza dei due fratelli, l’interpretazione di Pirona che suggeriva di leggervi Dià per Adegliacco (Tavagnacco), senza però esprimersi al riguardo. Giuseppe Occioni Bonaffons nel vol. III della sua Bibliografia storica Friulana (Udine, 1899) invece propende per leggervi “Pittia”, cognome di famiglia, esistente a Racchiuso.

Sull’argomento tornò Giovan Battista Corgnali, con un articolo su “Ce Fastu?” del 1943. Questi, ripercorrendo i varii contributi sulla questione, conferma la data del 1448 e vi annota qualcosa in più sulla paternità, riferendo che il prof. Carlo Bressani segnalava che già nel 1891, su “Lettere Romane del vecchio Crociato”, come don Bertolla avesse corretto la propria interpretazione in 1448. Corgnali sottolinea però di non aver trovato documenti su questa indicazione di Bressani.

Sul luogo dei fratelli, riprendendo un suo stesso articolo del 1937, nella medesima rivista, propende per leggervi “Vergnà”, ossia Vergnacco.

 

Bibliografia:

- Suttina, Luigi: La iscrizione volgare di Racchiuso falsamente attribuita al sec. 12. (Aneddoti). In: Memorie storiche forogiuliesi, (1922) a. 18, v. 18, p. 292-295.

- Corgnali, Giovanni Battista: Ancora sull'iscrizione di Racchiuso. In: Ce fastu? Bollettino della Società filologica friulana -1943, n. 4-5, pagg. 201-202.

- Venuti, Tarcisio: La volta del coro gotico di Racchiuso. In Sot la Nape, a. 59, n. 1 (Zenâr-Març 2007), p. 33-46.

 

 

• Viaggio in Friuli Venezia Giulia

 

 

Viaggio in Friuli Venezia Giulia di AFIP P.I. 02319940306 - Tutti i diritti riservati - © Avatar Project