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San Vito al Tagliamento - Santuario della Madonna di Rosa

Santuario della Madonna di Rosa si trova a San Vito al Tagliamento, comune in provincia di Pordenone.

Uscendo da San Vito per la Torre San Nicolò e prendendo la strada verso il Ponte della Delizia, si arriva brevemente a uno dei più famosi santuari del Friuli Occidentale.

Intorno alla metà del Cinquecento, il friulano Marco Tiussi, attivo nella zona di Spilimbergo tra il 1527 e il 1575, affrescò sulla facciata in sassi di una casa di contadini l’immagine sacra di una Madonna con Bambino. Circa un secolo dopo, a causa delle piene ed esondazioni del Tagliamento, il proprietario Giacomo Giacomuzzi si vide costretto (come più volte nella storia toccherà al paese di Rosa e ai suoi abitanti) a demolirla per ricostruirla in altro luogo più sicuro.

Durante la demolizione per il recupero dei materiali, l’immagine, dipinta in una cornice di sassi, pur cadendo a terra, rimase intatta. Giacomo decise così di porla nella nuova casa, sotto il portico d’entrata.

Il 2 febbraio 1655, per la festa della Presentazione di Gesù al Tempio, la famiglia Giacomuzzi era tutta in chiesa per i riti religiosi, tranne la piccola Mariute di 8 anni e mezzo, che era rimasta con delle zie. La bambina, che era sofferente di epilessia, fu vista dalle zie rimanere come in estasi davanti all’immagine sacra per alcuni momenti.

Quando si riebbe fu tosto interrogata dalle zie su cosa avesse visto e sentito. Questa riferì che la Madonna l’aveva risanata e che l’esortava ad ammonire chi bestemmiava in quella casa e nel paese e che per questo motivo l’immagine doveva essere portata in una chiesa su una strada percorsa da viandanti.

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L'immagine della Madonna di Rosa

I Giacomuzzi, vista anche la guarigione della figlia dal male, che l’affliggeva sin dalla nascita, raccontarono il fatto al curato di Rosa e poi al pievano, ma non venne creduto e quasi cacciato. Chi credette in lui fu padre Vitale Vitali, un francescano che predicava in quei giorni la quaresima a San Vito.

Egli, dopo essersi accertato della veridicità del racconto, ritenne autentica l’apparizione e ottenne che il 31 marzo 1655 l’immagine fosse trasportata in una chiesa di San Nicolò a San Vito. Durante il trasporto con un carro, il popolo seguiva in processione e apparvero delle luci in cielo che furono interpretate come Angeli che reggevano fiaccole.

Subito si verificarono altre guarigioni. Lo stesso padre Vitali riferisce al Vescovo di Concordia che il 3 aprile successivo, assistette al risanamento di uno storpio giunto da San Giovanni e che la guarigione avvenne in presenza di molto popolo.

La costruzione della chiesa di San Nicolò pare risalisse tra il X e il XII secolo. Fu rifatta l’abside semicircolare nel 1482. Questa sede apparve ormai insufficiente agli inizi dell’Ottocento e si decise di costruirne una nuova in occasione del 150° anniversario dell’apparizione. Ma i tempi non erano propizi.

Solo nel 1836 si proseguì alla demolizione del vecchio edificio e alla costruzione del nuovo nel 1860. L’8 settembre di quell’anno ci fu una grandiosa celebrazione per la dedicazione di quella data alla Madonna di Rosa. L’8 settembre 1881 ci fu l’incoronazione della Vergine da parte del Vescovo di Concordia, Mons. Pio Rossi, su decreto di Papa Leone XIII. Tra il 1893 e il 1902 venne eretto di campanile, progettato dall’ing. Pietro Saccardo di Venezia.

 

 

(Foto dal sito sanvito.altagliamento.it)

A reggere il Santuario di Madonna di Rosa vennero chiamati prima i Salesiani, che però dovettero abbandonarlo nel 1917 durante l’occupazione austriaca. Poi i Comboniani, che però rimasero solo dal 1920 al 1923. In quello stesso anno, mons. Luigi Paulini, Vescovo di Concordia, chiamò i Padri Francescani della Provincia Veneta, che giunsero il 28 marzo.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, per i bombardamenti anglo-americani, che avevano come obiettivo i vicini bunker e officine tedeschi, la chiesa con l’annesso convento del Santuario di Madonna di Rosa vennero colpiti due volte (31 dicembre 1944 e il 21 marzo 1945) furono ridotti ad un cumulo di macerie.

Dopo il primo bombardamento, ci fu un’alacre ricerca sotto le macerie di quelli che si immaginava ormai i pochi resti dell’immagine sacra, ma tra lo stupore generale, l'affresco fu ritrovato intatto. Stessa dinamica avvenne con il secondo bombardamento, quando gli edifici vennero squarciati e distrutti in più punti. Le speranze erano ancora minori di quelle precedenti, eppure per la seconda volta l’immagine era rimasta intatta sotto le macerie. Il miracolo fu evidente a tutti.

Ciò rafforzò di più la devozione verso il dipinto miracoloso e nel 1953, sotto al campanile superstite, venne posta la prima pietra per la costruzione di un maestoso santuario (con annesso seminario francescano). Nel 1960 venne terminata la costruzione e il 28 agosto, con grandiosa processione, vi fu trasportata l'immagine venerata.

Il santuario si presenta in stile romanico modernizzato. Realizzato in mattoni faccia a vista e pietra d’Istria, ha una pianta a croce latina.

Il Santuario della Madonna di Rosa non ha altre opere d'arte antica, se non i molti quadretti ex voto, il più antico dei quali risale al 1667, e due teste di Angelo, scolpite da Luigi Minisini da San Daniele. Furono realizzati dei mosaici decorativi e rappresentanti la via Crucis dal mosaicista Rino Pastorutti di Spilimbergo e dal pittore Teodoro Carniello di Sacile.

Ulteriori informazioni sull’attività del Santuario possono essere reperite sul sito:www.santuariomadonnadirosa.it.

 

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