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Aquileia - La bonifica della campagna aquileiese

Dopo la fondazione di Aquileia nel 181 a.C. i Romani si preoccuparono della bonifica della campagna circostante onde renderla produttiva con opere d'idraulica e forestali. Quello che diventerà l’agro aquileiese, era allora occupato dalla “Silva Lupanica” (selva dei lupi), che si estendeva dall’Isonzo sino al Livenza. Mentre quella ad Est dell’Isonzo era la “Silva Diomedeae”.

I romani cominciarono la centuriazione e il disboscamento, specie lungo la via Julia Augusta che conduceva attraverso Gemona del Friuli, al Norico. Alcuni studi hanno rilevato come ancora oggi alcune divisioni poderali e strade di comunicazione ricalchino la centuriazione romana, in maniera evidente specie a nord di Udine.

In epoca romana però la laguna non esisteva ancora e la terraferma si spingeva sino al porto di Grado. Una strada, ora sommersa dall’acqua, collegava le due città. Fu tra il V e il VII secolo, che si ebbe un’innalzamento delle acque e l’allagamento della campagna aquileiese, con la perdita delle terre agricole e l’istaurarsi di un clima che favoriva la malaria, tanto da spingere le popolazioni ad abbandonare la zona

Aquileia, che era la sede del Patriarcato venne abbandonata e le fu preferita Cividale. Questo stato di abbandono proseguì pressochè ininterrotto sino alla prima metà del XI secolo, quando per volere del Patriarca Popone, Aquileia tornò sede del Patriarcato. Egli fece bonificare la zona di Aquileia, oltre a ristrutturare la Basilica e a costruire un nuovo campanile.

Con la conquista da parte di Venezia del territorio patriarcale, Aquileia decadde nuovamente, per poi divenire possedimento imperiale austriaco. Nel 1766 Maria Teresa d'Asburgo diede inizio ad una nuova bonifica del territorio aquileiese e alla sua sistemazione. Di tali opere resta visibile il cosiddetto "Argine di Maria Teresa".

I lavori di bonifica continuarono anche dopo la I Guerra Mondiale, quando il territorio ritornò nel Regno d’Italia. Fu in epoca fascista che si ebbe una notevole accelerazione della bonifica. Anche l’agro aquileiese fece parte della “battaglia del grano” che comprendeva la “redenzione” di terre paludose da destinare all’agricoltura. Fu così che si giunse alla bonifica integrale della Bassa Friulana, alla cui direzione giunse in seguito Cesare Mori, il famoso prefetto di ferro.

Oggi, lungo i canali di bonifica si vedono ancora delle idrovore che servono a sollevare l'acqua di piena e versarla in laguna. Nel territorio delle bonifiche si trovano alcune costruzioni rurali di particolare interesse, tra cui quella in località Colloredo conosciuta come la "Caza dai sent balcons" (casa delle cento finestre), risalente al breve periodo di dominio napoleonico e la casa in località Farella della metà dell'Ottocento. Più a nord sorgono i complessi rurali di Colombara e di Sant'Egidio.

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