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Riserva Naturale Forra del Cellina

La Riserva Naturale della Forra del Cellina si propone di tutelare l’ambiente naturale nella zona delle Prealpi Carniche creato dall’erosione del Torrente Cellina, nei territori dei comuni di Andreis, Barcis e Montereale Valcellina in provincia di Pordenone.

Gestita dal Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, la Forra del Cellina è una delle 12 riserve naturali del Friuli Venezia Giulia e rappresenta una sorta di canyon che l’erosione idrica ha reso impervio e sicuramente affascinante. Le sue dimensioni sono notevoli, facendone il maggiore nell’area regionale e tra quelli più suggestivi nel panorama italiano.

La presenza di affluenti del Cellina, come l’Alba e il Molassa, contribuiscono a creare un autentico sistema di forre e una vasta area dalle caratteristiche ambientali singolari. L’estensione complessiva della Forra del Cellina è di 304 ettari che si sviluppano nella zona delimitata dal monte Fara verso est e dal Montelonga verso Ovest. Il picco è rappresentato dal monte I Cameroni (altitudine 1470 m s.l.m.), mentre la quota più bassa misura 330 m s.l.m.

Un tempo, prima della realizzazione del nuovo tracciato della Strada Regionale 251 della Val di Zoldo e Val Cellina, la via che conduceva alla Riserva della Forra del Cellina era rappresentata dalla vecchia Strada della Val Cellina, opera altrettanto suggestiva che percorreva i fianchi della valle, seguendone il tortuoso percorso. Oggi questa strada è dismessa per ampi tratti, ma si può ancora utilizzare in alcuni punti per accedere a piedi alla forra.

Gli accessi possono essere:

- da sud, vicino a Montereale Valcellina, percorrendo la strada vecchia dal punto in cui si stacca dalla nuova statale, all’altezza del Viadotto sul Cellina, presso la galleria denominata “Rugo grande”. Da qui si arriverà alla vecchia diga e tramite un ponte si raggiungerà la sponda sinistra per giungere al ponte Molassa, dove le strade si biforcano, conducendo ad Andreis verso destra e a Barcis verso sinistra. Questo accesso al momento non è percorribile per lavori dovuti alla messa in sicurezza e relativi al Serbatoio di Ravedis.

- da est, vicino ad Andreis, si prende la strada vecchia, dirigendosi verso località Molassa. Questa strada costeggia il torrente Alba e per un breve settore anche i limiti della Riserva. Passata la galleria e il ponte sul Molassa, si giunge ad un bivio che conduce a destra per Barcis attraverso la strada del Dint e a sinistra direttamente nella Riserva, proseguendo sino alla confluenza del Molassa con il Cellina, per raccordarsi con la strada Montereale-Barcis.

- da nord, vicino a Barcis, in località Ponte Antoi presso il Centro Visiste, dove c’è il terrapieno, parte la strada con una galleria che entra nella Riserva per condurre poi al ponte Molassa.

Dal punto di vista morfologico e geologico la Riserva della Forra del Cellina offre una buona lettura di tutti i fenomeni erosivi e di tipo carsico che possono presentarsi in un ambiente come questo. Le rocce carbonatiche che sono presenti nella gran parte del territorio reagiscono in maniera tipica a questi fenomeni.

La presenza di doline, grotte, pozzi e scannellature è presente ovunque, anche se l’espressione più rilevante per quanto riguarda le cavità si ha presso le Grotte Diga Vecchia. Formazioni rocciose diverse, come Flysch e Scaglia rossa, sono presenti invece nella zona del Dint, confine nord della Riserva.

La formazione geologica risalte al Mesozoico, tra 120 e 70 milioni di anni fa, quando nel periodo Cretacico quest’area era parte di una scogliera marina, in cui le attività di mollusci, spugne e coralli, andarono a formare depositi di scogliera per le parti calcaree di notevoli dimenzioni (800-1000 m).

Verso gli 80-60 milioni di anni fa, tra mesozoico e cenozoico, si ha il deposito di calcari marnosi e ossidi di ferro che formano la Scaglia rossa che troviamo attualmente, seguita dalla formazione del Flysch per la presenza di elementi provenienti dalle terre emerse, soggette a movimenti tellurici.

Le grotte Vecchia Diga presentano una parte ancora attiva e una parte fossile, con notevoli concrezioni ma non percorsa da acque. Lo sviluppo della cavità è di circa 1200 metri con 30 metri di dislivello. Si ritrova una interessante fauna arcaica, relitto dell’isolamento provocato dalle glaciazioni. La visità delle grotte, pur essendo facile per un ampio tratto è sottoposta a prenotazione e necessita obbligatoriamente di una guida della riserva.

Se gli aspetti geologici e morfologici sono interessanti, non lo sono di meno quelli di fauna e selva. Riguardo alla fauna, che non è particolarmente consistente, bisogna mettere in risalto però l’aspetto della tipicità delle specie in rapporto al tipo di ambiente, che differisce da situazioni simili, favorite da una bassa presenza dell’uomo.

Per la fauna, si incontrano tra i nidificanti: il falco pellegrino (Falco peregrinus), la poiana (Buteo buteo), l’aquila reale (Aquila chrysaetos), la rondine montana (Ptyonoprogne fuligula), il gufo reale (Bubo bubo), il gheppio (Falco tinnunculus), la civetta caporosso (Aegolius funereus), il merlo acquaiolo (Cinclus cinclus).

Tra i mammiferi: il tasso (Meles meles), la faina (Martes foina), il camoscio (Rupicapra rupicapra), la volpe (Vulpes vulpes), lo scoiattolo (Sciurus vulgaris), il capriolo (Capreolus capreolus), il cervo (Cervus elaphus), ghiro (Glis glis).

Tra i pesci spicca la trota fario (Salmo trutta fario), presente nel Cellina e nel Molassa, mentre per negli ambienti umidi la popolazione di anfibi è costituita principalmente da il rospo comune (Bufo bufo), il tritone alpestre (Triturus alpestris), la salamandra pezzata (Salamandra salamandra), l’ululone dal ventre giallo (Bombina variegata) e diverse specie di rane.

Tra i rettili troviamo il ramarro(Lacerta viridis) il colubro liscio (Coronella austriaca), l’orbettino (Anguis fragilis),la vipera comune (Vipera aspis), la comune biscia d’acqua (Natrix natrix), la natrice tassellata (Natrix tessellata), la vipera dal corno (Vipera ammodytes).

La vegetazione è variegata in conseguenza della differenza di altitudine e dello sviluppo della valle. La boscaglia della forra è costituita da carpino nero (Ostrya carpinifolia) a cui si affiancano il tasso (Taxus baccata), il giglio dorato (Hemerocallis lilio-asphodelus) e la rosacea Spiraea decumbens ssp. tomentosa. Ad altitudini minori del consueto, dovute al microclima si incontrano cespugli formati da erica (Erica carnea) e rododendro (Rhododendron hirsutum).

Dove gli spazi si fanno più ampi e pianeggianti si sviluppano faggete, mentre i ghiaioni sono abitati dal geranio crestato (Geranium macrorrhizum), dall’ombrellifera Athamanta cretensis, dalla sassifraga gialla (Saxifraga aizoides) e dalla felce del calcare. Le rocce strapiombanti sono invece colonizzate dalle più ardite campanula carnica (Campanula carnica) e dal particolarissimo raponzolo di roccia (Physoplexis comosa).

Vengono organizzate visite guidate per scolaresche ed adulti.

Attività:
Mostra Tematica multimediale "Riserva Naturale Forra del Cellina"
Visite guidate

Altre informazioni:

Centro visite di Barcis (PN) Riserva Naturale Forra del Cellina
Centro visite di Barcis (PN) Riserva Naturale Forra del Cellina
Sede del Parco 0427.87333
www.parcodolomitifriulane.it 
www.riservaforracellina.it 
https://www.facebook.com/dolomitifriulane 

Ente gestore:
Ente Parco naturale Dolomiti Friulane
Via Vittorio Emanuele, 27 
33080 Cimolais (PN)
Tel. +39 0427 87333 Fax +39 0427 877900
info@parcodolomitifriulane.it

 

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