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La protostoria in Friuli Venezia Giulia: dai popoli italici alla colonizzazione romana

Dal 1800 a.C. si stabilizza la presenza delle popolazioni dei paloveneti, di origine illirica, specialmente nella zona pianeggiante del basso Po. Tra queste popolazioni si stanziano in seguito gli Euganei, di origine indoeuropea, provenienti dall’Asia Minore. Queste popolazioni, che avevano il proprio centro ad Aeste, odierna Este, riceve influenze dalla cultura di Hallstatt e dalla successiva cultura di La Téne. In buoni rapporti con i romani, hanno una cultura palafitticola e le loro principali attività sono la pastorizia, i commerci dell’ambra e l’allevamento di cavalli di pregio.

Verso il VI-V secolo a.C. si diffondono in Europa i Celti, dalla parte settentrionale dell’odierne Germania e Francia sino alla Spagna. I Celti Carni, Catubrini e Ambisontes calarono anche nella zona del Friuli Venezia Giulia, dove si insediarono tra il VI e il III secolo, spingendo i veneti oltre il Livenza, essendo probabilmente questo il confine concordato tra le tribù e non certo un baluardo naturale, spiegando così una netta demarcazione che sopravviverà al forte livellamento latino (Menis).

Tito Livio in quest’epoca indica il Friuli come la Carnorum Regio, la regione dei Carni (da Karn: roccia), popolazione di origine celtica che si stanzierà in una regione ampia che oggi è ricordata dalla Carnia italiana, dalla Carniola slovena e dalla Carinzia austriaca. 

La loro sussistenza era garantita dalla caccia e dalla pesca, più che dall’allevamento e dall’agricoltura. Il principale luogo in cui sono stati ritrovati reperti celtici è Raveo, in Carnia. Oltre il Timavo ci sono invece gli Histri, popolazione illirica, che sviluppa maggiormente l’insediamento in castellieri. Imperversavano nell’alto Adriatico anche come pirati.

Ma in Italia, in quell’epoca, un altro popolo si sta velocemente espandendo: i Romani. Questi, dopo aver saldamente in mano l’Italia centrale, tendono ora a spingersi vero Nord. Tra il III e il II secolo a.C. cominciano a fondare colonie nella pianura Padana: Rimini (268 a.C.); conquista di Milano (222 a.C.); Cremona e Piacenza (218 a.C.); Bologna (189 a.C.); Mantova e Parma (183 a.C.).

Negli anni 221-218 a.C., i Romani in alleanza con i Veneti, fanno due spedizioni punitive contro le popolazioni della pianura friulana: i consoli M. Minucio Rufo e L. Cornelio Scipione Asina conducono una dura campagna contro gli Histri, alleati degli Illiri. La campagna sarà continuata dei consoli L. Veturio Filone e C. Lutazio Catulo che otterranno un tributo dagli Histri. Nel 218 avviene una seconda spedizione con l’aiuto di cavalieri veneti contro Celti e Histri.

Nel 186 a.C. un gruppo di circa 12.000 celti Carni, valicarono le Alpi e scesero nella pianura friulana, spingendosi fino al mare e stabilendosi nella zona presso l’odierna Aquileia. Fondarono una città fortificata, che qualcuno oggi indica in Medea.

Considerati una grave minaccia ai traffici verso Nord ed Est i romani intervennero, prima diplomaticamente tramite il pretore della Gallia Lucio Giulio, che cercò di venire ad un accordo e poi, vista la risolutezza dei Galli, energicamente, scacciandoli nel 183 a.C. con un esercito guidato dal console romano Marco Claudio Marcello.

I Galli, infatti, di fronte alle forze romane non opposero resistenza deponendo le armi, che vennero confiscate. Roma, apprezzando questo atteggiamento, alla richiesta dei Galli di riavere le loro armi e i beni, incaricò Lucio Furio Purpurione, Quinto Minucio e Lucio Manlio Acidino, di far restituire loro gli averi a patto che si ritirassero da dove erano venuti e li riaccompagnasero al confine. Così fecero.

Questo evento spinge il senato a decidere di fondare una colonia nella pianura friulana: Aquileia.

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