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L’epoca preistorica in Friuli Venezia Giulia

Età della Pietra

Nell’area in cui oggi si trova la regione Friuli Venezia Giulia, le prime tracce di attività umane risalgono al Paleolitico. Essendo l’uomo in questo periodo essenzialmente cacciatore-raccoglitore i reperti sono rappresentati da punte e lame di selce, tracce di insediamenti, resti umani. La suddivisione Paleolitico, l’epoca più antica della preistoria, in tre periodi (Inferiore, Medio, Superiore) avviene in base alla lavorazione della pietra.

Per il Paleolitico Inferiore, ossia tra 2.000.000 e 250.000 anni fa, in cui l’uomo impara a ricavare schegge dai ciottoli secondo quella che viene denominata Pebble Culture, abbiamo alcuni riscontri in Friuli Venezia Giulia, sul Carso, nel sito di Visogliano presso il comune di Duino-Aurisina (TS).

Queste, che sono considerate per ora le più antiche tracce di presenze umane, sono datate tra i 500.000 e i 400.000 anni fa. Probabilmente i nuclei umani erano provenienti dalla vicina Istria, dove i riscontri di insediamenti umani più antichi vengono datati a circa 800.000 anni fa, favoriti forse dal ritirarsi dei ghiacci.

Troviamo ancora numerose tracce nell’epoca del Paleolitico Medio (250.000 – 40.000 anni fa), principalmente: nella grotta di Pocala, presso Aurisina, che ha dato numerose informazioni sull’epoca. La Presenza umana in questo sito viene datata tra i 100.000 e i 50.000 anni fa. Altri rinvenimenti inerenti a questo periodo ci furono negli anni 1964-65 presso il Monte San Leonardo e nel 1973 nella Grotta di Costariova, presso Sgonico (TS), nella grotta del Çondar des Paganis in comune di Faedis (UD).

Per il Paleolitico Superiore (circa 40.000 – 10.000 anni fa) alcuni luoghi in cui sono stati rinvenuti reperti sono molto significativi.

Nel periodo Neolitico (dal 9.000 a.C.) abbiamo come luoghi significativi: il Palù della Santissima, presso le sorgenti del Livenza, nel territorio dei comuni di Caneva e Polcenigo, e il sito Fagnigola, presso Azzano Decimo, tutti in provincia di Pordenone.

Il sito di Palù conserva i resti di un villaggio palafitticolo che si estende per circa 80 ettari, utilizzato per un lungo periodo che va da circa dal 5000 al 3000 a.C. Il sito di Palù è stato recentemente dichiarato patrimonio dell’UNESCO. Presso il sito di Fangnigola invece, ci sono stati ritrovamenti di vasellame e utensili, che si legano alle culture presenti nella zona balcanica e nel Carso triestino.

Per il Neolitico abbiamo importanti rinvenimenti presso il Foran di Landri, vicino Prestento nel comune di Torreano. E ancora a Buja (UD), Enemonzo (UD), Invillino presso Villa Santina (UD), Marano Lagunare (UD), Molin Nuovo presso Udine, Palmanova (UD), Qualso presso Reana del Roiale (UD), San Giovanni di Casarsa (PN), San Vito al Tagliamento (PN), Tarvisio (UD), Tricesimo (UD). In questo periodo inizia la sedentarizzazione delle attività umane, con l'inizio dell'agricoltura.

Età del bronzo

Verso il 2000 a.C. si conobbe anche in Friuli Venezia Giulia la lavorazione dei metalli, partendo dal bronzo, seguito da rame e ferro. Inseidiamenti sono stati localizzati nel Carso e presso e località di Mossa (GO), Tarcento (UD), le Valli del Natisone, Cormòns (GO), nella zona aquileiese. Fu nella parte finale di quest’epoca che nacque la cosiddetta Civiltà dei Castellieri, gli insediamenti abitativi più antichi della regione, costituiti da villaggi posti su alture o rilievi, circondati da mura di ciottoli o da terrapieni.

Abbondantissimi sono i ritrovamenti nella zona della Venezia Giulia e della vicina Istria. Più radi quelli nel Friuli, anche se alcuni esempi si hanno anche nella pianura. I Castellieri avevano forma quadrangolare o circolare. Un esempio di castelliere ancora visibile e ben definiti sono quelli di Savalons presso Mereto di Tomba (UD), di Gradisca di Sedegliano (UD), Rupinpiccolo presso Sgonico (TS), Muggia (TS). Quello di Rupinpiccolo è l’unico castelliere in Italia ad essere stato completamente riportato alla luce. Durante i restauri di Palazzo Mantica a Udine, nel luglio 2009, sono state riportate alla luce tracce di un aggere del castelliere di Udine, con reperti risalenti al 1700 a.C.

Non è certo quale popolazione abbia portato la cultura dei castellieri, anche se essi si diffusero nel periodo in cui nella regione abitavano le popolazioni indoeuropee dei Veneti e degli Istri. Va rilevato tuttavia che le caratteristiche di questi insediamenti si differenziano dal resto della pianura padana e da quelli dell’Appennino. Presso i castellieri si trovano spesso delle necropoli, dove si praticava prima l’inumazione e poi la cremazione.

Altri castellieri si trovano a Ponte San Quirino, in comune di San Pietro al Natisone; a Novacco di Aiello del Friuli; a Castions di Strada; a Pozzuolo del Friuli; a Galleriano di Lestizza; a Variano di Basiliano; Rive d’Arcano; Bonzicco di Dignano; Gradisca e Rividischia di Codroipo; Orsaria e Firmano di Premariacco; Carlino.

Con la cultura dei metalli si sviluppò anche la rete di scambi tra popolazioni, anche d’oltralpe tramite la strada del passo di Monte Croce Carnico. Fin d’allora l’area del Friuli Venezia Giulia era luogo di incrocio di diverse culture.

Ritrovamento di una capanna risaltente al XII-XI secolo, cioè al periodo del bronzo finale, si sono avuti a Montereale Valcellina nell’area dell’Acquedotto, presso la chiesa di San Rocco, intersecati con pavimenti di età romana.

Età del ferro

Nell’area del parco di Montereale Valcellina, in via Ciotti, è stata rinvenuta una necropoli ad incinerazione dell'età del ferro, databile all’VIII-VII secolo a.C. .

 

 

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