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Gorizia - Palazzo della Poste e dei Telegrafi

Il palazzo della Poste e dei Telegrafi di Gorizia si trova in zona centrale della città, all’incrocio tra Corso Giuseppe Verdi e Via Guglielmo Oberdan.

Il 3 aprile del 1929 venne approvato preliminarmente un progetto che prevedeva un edificio con tre corpi ed una torre dell’orologio, opera dell’architetto ingegnere bolognese Angiolo Mazzoni (1894-1979), autore di numerosi progetti di edifici pubblici postali e ferroviari negli anni Venti e Trenta, essendo . Il 3 gennaio dell’anno 1930 il progetto ebbe il via libera definitivo e i lavori di costruzione cominciarono, per concludersi con l’inaugurazione del 1932.

La costruzione alle molteplici necessità del periodo per tutte le aree territoriali acquisite dopo la I guerra mondiale e a ridosso della linea del fronte: procedere ad una risollevazione economica delle zone più martoriate della guerra; dare concreti segnali di inclusione nel corpo territoriale nazionale; creare una monumentalità legata alla nuova idea di italianità voluta del regime fascista. Su questa falsariga si riscontrano in regione numerosi edifici pubblici sorti in questo periodo.

L’architetto Mazzoni rispose con delle soluzioni di stile razionalista che prevedevano nei materiali l’accostamento dei mattoni a vista a notevoli blocchi di pietra di Aurisina. La monumentalità viene favorita nella percezione non solo dal rapporto con gli edifici vicini, ma anche da un arretramento angolare che crea una sorta di piazza antistante, che dona respiro all’edificio.

Mazzoni dichiarerà che per il palazzo della Poste e dei Telegrafi di Gorizia avesse tratto ispirazione dal lavoro dell’austriaco Josef Hoffman, inserendo poi necessariamente richiami a stili veneziani.

Nel porticato d’ingresso si trova il monumento chiamato “Tre Vittorie”, dedicato ai caduti postelegrafonici, progettato dallo stesso architetto e realizzato da Domenico Ponzi.

Al pian terreno si trova un grande mosaico che rappresenta San Cristoforo, opera di Matilde Festa Piacentini, moglie dell’architetto Marcello. Di Pericle Gentili sono invece l’opera che rappresenta i santi Ilario e Taziano, patroni di Gorizia. A decorazione del primo piano un affresco del pittore Edoardo Del Neri e raffigura Danae fecondata da Giove.

Anche la scala che conduce alla torre è decorata, con affreschi di Guido Cadorin, a cui l’autore ha dato il titolo “Le guerre producono vittime”.

Rimane da segnalare l’olio su tela “Treno in corsa” (1933), opera celebre del pittore futurista Guglielmo Sansoni detto Tato, posto nella sala delle conferenze.

 

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