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Udine - Palazzo delle Poste

Il Palazzo delle Poste sorge in via Vittorio Veneto 42. L’area, precedentemente alla costruzione di questo palazzo, era occupata da una serie di edifici, alcuni dei quali di notevole importanza per la storia di Udine. Tra essi: l’Ospedale di Santa Maria Maddalena che dava sulle attuali Via Marinelli e Via Prefettura; la chiesa di Santa Maria Maddalena; l’Oratorio dell’Assunzione; la Casa Daneluzzi Braida. Questi edifici in un certo periodo costituirono, si può dire, un corpo unico, con facciate che si estendevano su Via Vittorio Veneto da Casa Tinghi sino a tutta Via Marinelli.

La più antica di queste vecchie costruzioni era l’Ospedale di Santa Maria Maddalena. Già ricordato in un documento del 1260, sorgeva sulla Via Marinelli tra Via Vittorio Veneto e Via Prefettura. Annessa all’ospedale fin dal 1329 esisteva la chiesa omonima, con fronte su Via Vittorio Veneto.

Con l’andar del tempo, la chiesa e l’ospedale erano andati in degrado e nel periodo tra il 1701-1709 ci furono sostanziali trasformazioni, cominciando da alcune casette che davano su Via Vittorio Veneto che furono abbattute per costruire l’Oratorio dell’Assunzione, attaccato alla chiesa di Santa Maria Maddalena, che venne anche ampliata con l’acquisto di un fondo dal conte Pace. Nel frattempo, dal 1702, dopo l’acquisto dei terreni, si procedeva alla costruzione del nuovo ospedale vicino alla chiesa di San Francesco.

Il patriarca Dionisio Delfino benedisse la prima pietra (ora al Museo di Udine) il 24 aprile 1709. Soltanto tre anni dopo la chiesa venne ultimata per opera di due tra le figure di maggior spicco nel campo dell’architettura in Friuli: il veneziano Domenico Rossi, architetto di grido, e l’operoso capomastro Luca Andrioli.

La facciata venne poi in parte riformata nel 1855, dall’architetto Giuseppe Zandigiacomo, grazie alle elargizioni di alcuni privati e, principalmente, della contessa Lucia Beretta.

I padri Filippini officiarono fino al 1810, anno della soppressione francese delle istituzioni monastiche. Ritornati a Udine pochi anni dopo abitarono la Casa Daneluzzi Braida: un vecchio edificio posto fra la Casa Tinghi e l’Oratorio dell’Assunta. Dopo la definitiva secolarizzazione dei Filippini, nel 1866, tutti i loro beni furono donati dallo Stato al Comune.

Nel 1875 il complesso divenne sede della Società Ginnastica Udinese a cui il Municipio concesse prima l’oratorio, poi la chiesa e quindi il giardino. Il destino della chiesa era però ormai segnato, perché le esigenze di una città in continua espansione avevano bisogno di un nuovo e molto più grande ufficio postale.

La sede dell’Ufficio delle Poste, che dal 1707 era di fronte alla fontana di Piazza della Libertà, all’angolo di Via Vittorio Veneto allora chiamata Via delle Poste, venne trasferito nel 1845 nella Casa della Contadinanza, all’angolo di Via Rauscedo (questa fu poi demolita e ricostruita in Castello).

Per anni si discusse per trovare l’area adatta per costruire i nuovi uffici, varie furono le idee, con acquisti di fondi da parte del Comune, finché non vennero proposti i locali dei Filippini che erano già proprietà comunale. Così (scrive amaramente il Vale) «l’Oratorio e la chiesa di Santa Maria Maddalena, architettonicamente una delle più belle di Udine furono abbattuti e nel sito fu eretto il nuovo Palazzo delle Poste. Gli altari, l’organo, gli arredi sacri, dai nuovi padroni furono venduti all’asta e col ricavato il felice regno d’Italia si arricchì».

Il ricco e prezioso patrimonio di dipinti invece era stato nel 1868 scelto su incarico del Comune dal pittore Luigi Plettri e distribuito tra il Museo Civico e la chiesa si San Vito in Cimitero.

Per la costruzione del nuovo edificio si dovette attendere però la fine della Prima Guerra Mondiale e il 16 maggio 1921: le prime tegole calate dal campanile della chiesa dei Filippini in quel giorno, come scrive certo L. M. sulla “La Panarie”, segnarono l’inizio della demolizione.

Il Palazzo venne costruito dal 1921 al 1926, con uno stile che richiama il rinascimento toscano, su progetto dell’ing. Gino Tonizzo. I fregi all’esterno sotto la gronda sono di Enrico Miani; le decorazioni scultoree di Francesco Grossi; le tele nell’atrio, con figure allegoriche, di Antonio Morocutti (1926).

 

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