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Aquileia - Il foro romano

Giungendo ad Aquileia, comune in provincia di Udine, i resti di quello che fu il foro della città è il primo monumento archeologico rilevante che si incontra.

 Suggestivo è l’impatto con il severo colonnato di marmo bicolore. Il foro era il luogo su cui si affacciavano gli edifici più importanti: attorno ad esso ruotava la vita civile e religiosa della città. Risale al II o III secolo d.C., quindi doveva esisterne sicuramente uno più antico, posto altrove.

Situato all’incrocio tra il Cardine e il Decumano principale, qui sorgeva a sud la basilica forense, sede dell’attività giudiziaria, varie botteghe commerciali, il “macellum” a nord, vari templi, situati probabilmente a ovest. Ai lati dei colonnati, invece sorgevano le “tabernae”, con pavimento il mosaico. Il Foro era a forma di peristilio, molto diffusa in oriente.

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Aquileia (Ud) - Il Foro Romano

Durante il medioevo, con il declino della città, il foro subì l’invasione delle acque divenendo una palude. Unitamente a ciò ci fu un continuo prelevamento di materiali lapidei, utilizzati nelle costruzioni della zona, che comportò l’atterramento di tutti gli edifici. Il foro di fatto scomparve e in seguito furono vani i tentativi di localizzarlo per riportarlo alla luce.

Nel 1934, sull’onda della romanità imperiale voluta dal regime, si cominciarono i lavori per far emergere tutta l’area, diretti dall’archeologo aquileiese Giovanni Battista Brusin, che individuò il luogo esatto in seguito ad un casuale ritrovamento. Si riscoprirono il portico di levante e parte della platea del foro. Nel 1936 si procedette con l’anastilosi (ricostruzione) di alcune colonne del colonnato orientale. Il Brusin, secondo suoi studi, indicò per l’area un’estensione di 115 m di lunghezza per 57 m di larghezza.

Dopo la guerra i lavori furono ripresi anche se rallentati da problemi legati alle proprietà delle case circostanti. Nel 1965 fu acquisita la prima, mentre per le altre bisognò aspettare il 1979. Lavori al sistema fognario dell’abitato, negli anni 1969/70, portarono alla scoperta dell’abside ovest della basilica forense. In seguito fu individuato anche un propileo: un ingresso solenne della basilica forense, che dal portico sud portava al centro del foro.

I lavori, ripresi nel 1980, hanno messo in luce circa un quarto dell'area originale. Il resto si trova interrato sotto le case e le vie adiacenti. Attualmente si sta studiando il colonnato occidentale, nei pressi del quale sono stati ritrovati dei plutei (parapetti ornati) con teste di Medusa e Giove Ammone. Gli scavi non sono ancora terminati e quindi ancora non si ha una visione complessiva del Foro.

In due pozzi, posti a meridione, sono stati rinvenuti numerosi reperti, tra cui una testa bronzea esposta ora al II piano del Museo Archeologico.

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