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Udine e gli Alpini

Udine è il capoluogo di una terra d’alpini. Il rapporto della città con le penne nere è lungo e variegato e si intreccia anche con la storia nazionale.

Uno dei primi fatti rilevanti per Udine alpina è il 15 luglio 1909 quando viene deliberata la costituzione a Udine dell’8° Reggimento Alpini. Il 1° ottobre di quello stesso anno il reggimento prende vita, costituito dai Btg.: Tolmezzo, Gemona, Cividale, di nuova costituzione.

Seguono i tempi della guerra. Il primo caduto della Prima Guerra Mondiale era un alpino ed era anche un Udinese: Riccardo di Giusto, appartenente alla 16a comp. del Btg. Cividale, cadde il 24 maggio presso Casoni Solarie di Drenchia.

Al termine della guerra, nasce proprio a Udine quello che ancora oggi è il giornale degli alpini: L’Alpino.

Fu fondato nella caserma Di Prampero, l’attuale sede della Julia, che all’epoca era sede dell’8° Regg. Qui venne destinata una stanzetta alla redazione di questo organo di stampa che voleva ricordare gesta eroiche degli alpini in guerra, ma anche essere luogo di dibattito sulla situazione del primo dopoguerra per il rinserimento dei reduci nella vita civile. Fondatori furono il ten. Italo Balbo, direttore, il ten. Enrico Villa (tra i fondatori poi della sezione A.N.A. di Aqui Terme), il sottotenente Aldo Lomasti, fiorentino con progenie a Pontebba, capo redattore responsabile.

Il primo numero uscì il 24 agosto 1919 e nella testata recava il disegno di un alpino in ginocchio, pronto alla difesa, con il motto alpino “Di qui non si passa”. Uscirono da Udine 11 numeri, tutti attesissimi ed esauriti in poco tempo. Poi, il congedo di Balbo, comportò il trasferimento della testata presso la neonata Associazione Nazionale Alpini, a Milano, con il numero 1 del 5 gennaio 1920.

 

Poco dopo, l’8 marzo 1921, viene fondata la sezione A.N.A. udinese, la più popolare tra le associazioni d’arma. Un gruppo di Alpini in congedo si riunì nella palestra comunale (ex chiesa dei Filippini), e qui ne proclamò la costituzione eleggendo il primo direttivo. Dell’avvenimento ne parlò la stampa cittadina, che in quei giorni era rappresentata dal “Giornale di Udine” e da “La Patria del Friuli”.

Dagli articoli dell’epoca apprendiamo che fu eletto Presidente il magg. Antonio Marin, Vice presidente: Rubini e Segretario il prof. Carlo Bressani. Subito ebbe un ruolo di prestigio nelle manifestazioni pubbliche cittadine. Nel 1922 nascono i primi gruppi legati alla sezione di Udine: quattro in città, indicati con i punti cardinarli (come oggi), altri in numerosi paesi del Friuli, anche nella bassa pianura, zona dove non c’era reclutamento alpino.

Nel 1925 si tiene a Udine la 6a adunata Nazionale dell’A.N.A. Il comune, per celebrare l’avvenimento, dedicò alla memoria alpina sette vie: viale Gen. Antonio Cantore, via Monte Pasubio, via Monte Grappa, via Monte Ortigara, via Monte Rombon, via Monte Pal Piccolo e via Monte Adamello.

Nel 1927, la locale A.N.A. ricevette dal comune la prestigiosa sede sotto la loggia del Lionello, a fianco del Tempietto dei Caduti, ancora oggi sede alpina del Gruppo Udine Centro.

 

L’8 dicembre del 1930, si ebbe a Udine la prima sfilata dell’A.N.A. per battaglione, quando 5000 alpini si diedero convegno per ascoltare il neoeletto presidente nazionale Angelo Manaresi, definito il “Comandante del 10° Alpini”, come ormai veniva indicata l’Associazione. Nel 1935 venne costituita la divisione Julia, che aveva il comando a Udine, legando il nome di questa gloriosa unità alla città.

La Julia il 16 aprile del 1939 viene inviata in Albania per l’occupazione del nuovo regno. Verrà dislocata nel settore nord-orientale e vi rimarrà fino al settembre 1940, quando verrà spostata al confine con la Grecia, nel settore Ersecke-Leskoviku. Il 28 ottobre 1940 cominciano le operazioni di invasione della Grecia. La campagna, preparata malissimo e attuata in un periodo estremamente sfavorevole e sottovalutando le forze greche, sarà un disastro. La Julia scriverà pagine memorabili di abnegazione al proprio dovere e di autentico eroismo.

Per tenere il ponte di Perati e consentire il ripiegamento degli Italiani, il Battaglione Cividale si farà massacrare pur di mantenere le posizioni. E nella omonima celebre canzone, il testo dice: “Sui monti della Grecia c’è la Vojussa: col sangue degli alpini s’è fatta rossa.” Dal 28 ottobre 1940 al 25 gennaio 1941, dopo 90 giorni di ininterrotti combattimenti, la Julia verrà ritirata dalla prima linea: ha perso quasi metà degli effettivi, con 3200 morti e circa 2300 feriti.

Alla fine del febbraio ’41, dopo aver rinforzato i ranghi, la Julia viene inviata nella zona del Golico, con un organico di circa 10.000 uomini. Un terzo di essi cadranno in questa zona, fino al marzo 1942, quando la divisione verrà rinviata in patria. Nella notte del 28 marzo, durante il rientro in Italia, il Battaglione Gemona, perirà in seguito all’affondamento dopo essere stato silurato, del piroscafo Galilea, che lo trasportava per la traversata dell’Adriatico. Morirono 872 alpini su circa 1000 effettivi.

 

La città, oltre a trepidare per la sorte di quegli alpini che erano figli, fratelli, mariti e padri, ebbe modo di celebrarli dopo la campagna di Grecia: il 20 giugno 1942, presso il campo sportivo Moretti, il re Vittorio Emanuele III passa in rassegna la divisione Julia. Scrive Aldo Rasero nel suo “Alpini della Julia”: “Alle 9 gli squilli di tromba regolamentari annunciano che il Re ha fatto ingresso nel campo. I reparti scattano contemporaneamente nel presentare le armi e sale al cielo il poderoso saluto alla voce, mentre il Re, in piedi sulla vettura, passa in rassegna le formazioni.

Salito sul palco, Vittorio Emanuele III viene salutato dalle autorità, tra le quali i vecchi comandanti della “Julia” e dei suoi reggimenti… Ciascun comandante di reggimento riceve la bandiera dall’alfiere, si avvicina al palco, la inclina e il re vi appende la decorazione… mentre la folla applaude calorosamente”. Tuttavia non fu per gli alpini una gran festa, considerato che rimasero diverse ore sotto il sole e alcuni reparti arrivarono il giorno prima da Gorizia a piedi, per poi ritornarci con lo stesso mezzo il giorno dopo: motorizzati a piè!

Rientrata a Udine, la Julia, dopo qualche mese passato per ristabilire l’organico, inquadrata nel Corpo d’Armata Alpino, con la Tridentina e la Cuneense, viene inviata sul fronte russo, che raggiungerà il 25 settembre 1942. Attestati nella zona del Don, gli Alpini daranno ancora una volta prova di valore e la Julia verrà definita dai tedeschi la Wunder Division. Trovatisi a combattere in condizioni climatiche estreme, con un equipaggiamento scandalosamente inadeguato, si sacrificheranno migliaia di penne nere, prima nel tenere le posizioni assegnate con un coraggio e una determinazione unici, poi nell’intraprendere quella grande ritirata culminata con la battaglia di Nikolajewka, in cui gli alpini, guidati dalla Tridentina, riuscirono a sfondare la sacca russa per tornare in Italia. I morti, i dispersi, i congelati e i prigionieri furono moltissimi.

Il generale della Julia, Ricagno, preso prigioniero, tornò in Italia nel 1950. Dei circa 20000 alpini della Julia, ne fecero ritorno 9000 circa. Per trasportare il corpo d’armata Alpino in Russia servirono 200 treni; per rimpatriarlo 17. Un’epopea tragica in cui gli atti di eroismo e umanità non si riescono a contare e che oggi, ogni alpino sente come eredità sulle proprie spalle.

I sentimenti popolari muteranno decisamente dopo la campagna di Russia. Migliaia di famiglie furono colpite dai lutti cagionati da quella disastrosa campagna. I reduci vengono fatti rientrare a Udine di notte e posti in isolamento, per non far constatare alla popolazione le condizioni in cui erano. Lo sfacelo del fronte russo, farà crollare definitivamente il consenso al regime.

Il ministro Giuseppe Bottai nei giorni tra il 23 e 24 marzo, in occasione del 24° della fondazione dei fasci, tenne due discorsi a Venezia e Udine. Trovò in entrambe le città una folla composta, ma fredda. Nel suo diario Bottai annoterà: “A Udine, senso diffuso di scoramento per quello che ormai lassù si chiama la “strage degli alpini”. E nel giorno 26 scrive: “- Abbasso Mussolini, assassino degli Alpini - cantano a mezza voce i reduci di Russia.”

In quel periodo la divisione venne dislocata a ridosso delle valli orientali del Friuli, fino all’8 settembre. In seguito all’occupazione tedesca ci sarà lo scioglimento delle unità e la costituzione, il 17 settembre alla Di Prampero di Udine, del Reggimento Alpini Tagliamento, inquadrato nell’esercito Repubblicano, e posto sul confine orientale per contrastare il IX Corpus jugoslavo, nella zona di Tolmino. Si accorderà con i partigiani dell’Osoppo per bloccare le infiltrazioni jugoslave e si arrenderà alle truppe neozelandesi il 30 aprile 1945.

Finita la guerra, nel 1945, grazie al lavoro di Corrado Gallino, si ricostituisce la Sezione A.N.A. Il suo passato nella resistenza e le sue capacità, seppero inquadrare nella giusta ottica questa rinascita, sgombrando il campo da significati nazionalisti.

Nel 1949 si ricostituì la Brigata Julia, prima tra le brigate alpine, con il comando sempre a Udine.

Nel 1962 si organizzò a Udine una grande adunata per commemorare la Divisione Julia, che ebbe un grande successo, con le vie piene di tricolori e una grande folla partecipa alle manifestazioni. Nel 1966 prende il via il foglio che il 1° ottobre del 1968 diventerà il giornale trimestrale “Alpin jò, mame!”.

Nel 1974 si tenne ad Udine la 49a Adunata Nazionale, che ebbe un grande successo. La sezione di Udine commosse ed entusiasmò all’inverosimile la folla con lo striscione: “Ci precedono le 24.000 penne mozze della Julia”.

A quei giorni lieti purtroppo seguirono i tristi giorni del maggio 1976. Il terremoto del Friuli vide gli alpini in armi e quelli in congedo, giunti da tutta Italia, prodigarsi per far fronte a quella immane tragedia. La Julia era ancora in prima linea, contando purtroppo la morte 29 Alpini periti nel crollo della caserma Goj di Gemona del Friuli.

Nel 1979, viene inaugurato il grande cippo di Piazzale D’Annunzio. Ricavato da un masso del Monte Canin, viene dedicato ai caduti della Julia. In seguito ai lavori di ristrutturazione del piazzale, il monumento è stato posto presso il parco Moretti, creato al posto del campo sportivo che come detto vide il rientro degli alpini dal fronte greco.

Nel 1980 anche l’ANA di Udine si prodiga anch’essa per gli aiuti alle vittime del terremoto dell’Irpinia.

Nel 1983, in occasione delle manifestazioni per il millenario della città e per dare giusto risalto all’impegno per il terremoto del Friuli, a sorpresa il direttivo nazionale dell’A.N.A., affida a Udine la 56a Adunata Nazionale. La manifestazione venne giudicata unanimenente, la più splendida adunata nazionale dal 1974, per affluenza e per entusiasmo, generando notevoli emozioni grazie al ritrovo tra i paesi del Friuli e i le sezioni di tutt’Italia con essi gemellate ai tempi del sisma del 1976.

Nel 1988 una scuola elementare della città viene intitolata alla Divisione Alpina Julia.

Nel maggio del 1996, a vent’anni dal terremoto, viene nuovamente assegnata a Udine l’Adunata Nazionale, che sarà la 69a. Anche in questa occasione ci sarà grande partecipazione ed entusiasmo.

Il 23 e 24 ottobre 1999, si celebrano a Udine i 50 anni della Julia, con sfilata di reparti in armi e alpini congedati. Una grande festa per celebrare e ricordare tutti i membri questa grande unità. In quei giorni si giocava il derby Inter-Milan e l’avv. Beppino Prisco, reduce di Russia ma anche grande interista, commentò così: “In vita mia non ho mai saltato un derby, ma al 50° della Julia non posso mancare.”

Gli alpini, attraverso l’ANA, saranno sempre presenti negli ultimi anni: nella gioia di manifestazioni ed eventi sociali e culturali, come nei momenti di necessità d’aiuto e di bisogno. Per questo la città di Udine, riconoscente, ha accolto nel 2009 con gratitutidine tutte le penne nere per il 60° della Julia con il grido di “Viva gli Alpini”.

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