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Udine - Palazzo Tealdi-Campiutti-Dorta

Palazzo Tealdi-Campiutti-Dorta si trova all’angolo tra Piazza della Libertà e Via Mercatovecchio a Udine.

Dal terrapieno di Piazza Libertà lo si può ammirare tra gli edifici che chiudono la piazza nel lato nord. Tra questi è posto all’angolo di sinistra, al principio della salita al Castello. Fin dal XV secolo troviamo testimonianze che in “foro veteri prope logiam” esisteva una “domus angularis” che all’epoca apparteneva ad un tal Gerolamo Tealdi, membro di una famiglia bergamasca, di cui si trova traccia nei registri cittadini fin dal 1380. Nel 1487 venne affittata assieme a quella adiacente ai fratelli Vincenzo e Maffeo di Nembro, straccivendoli provenienti anch’essi dalla bergamasca, detti “della Porta”.

Un incendio distrusse i due fabbricati. Al fratello Vincenzo di Bergamo venne rinnovata l’affittanza a patto che ricostruisse gli edifici. Cosa che venne fatta in maniera sollecita. Infatti già nel 1530 Rocco, nipote di Vincenzo, affittava una bottega al pian terreno dell’edificio. I documenti ci dicono che era attrezzata con “scansie, banchi e vasi in pietra per tenir olio”.

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Il caffč Dorta verso la fine dell'Ottocento

 

Con le ristrutturazioni della piazza, il 26 giugno1563, il Palladio decise di creare una linea retta di edifici che partiva dall’angolo di palazzo Tealdi, fino all’attuale Arco d’ingresso al Castello, per sostituire le camere fiscali che erano state demolite e spostate sotto la loggia di San Giovanni. Nella metà del Seicento fu ristrutturato nelle forme che essenzialmente vediamo oggi.

Nel 1711 Girolamo Tealdi, senza eredi maschi, lasciò il palazzo alla figlia Lavinia sposata al conte Panfilo Antonini. Il figlio di questi, Girolamo, affittò nel 1749 l’edificio al Casino dei Nobili. Questa era un’istituzione creata nel 1732 per il ritrovo dei nobili, che fino ad allora aveva sede in Casa Arrigoni, situata di fronte al Duomo e presso il Teatro Mantica. Il locale fu chiuso durante l’invasione francese e riaperto nel 1798 rimodernato ed abbellito dagli affreschi del veneziano Vincenzo Chilone.

Anche dopo la prima dominazione francese, il Casino dei Nobili rimase il luogo dell’incontro della nobiltà e dei ricevimenti di personalità in visita alla città. Dopo dei contrasti con il delegato di Polizia proveniente da Milano, che voleva si accettassero anche commercianti, nel 1809 viene sospesa l’attività in quella sede del Casino.

Con il cambiamento dei tempi, si spense anche l’eco dei festosi trattenimenti del Casino dei Nobili e iniziò l’era dei Caffè. Il Palazzo nel 1815 venne venduto alla famiglia Campiutti, che lo ristrutturò alzando l’ultimo piano. Nel 1840 nella parte del porticato fu aperto il “Caffè dei Commercianti” su tre sale del pianterreno, gestito dal sig. Prezioso.

Acquistato dopo il 1864 dai fratelli Dorta, che in precedenza avevano il Caffè Corazza in Via Vittorio Veneto, l’edificio venne fatto restaurare a più riprese tra il 1866 e il 1874 dall’ing. Gio Batta Zuccaio, che modificò l’interno e la facciata verso la salita del Castello ricavando lo spazio per il grande “Ristorante alla Loggia” che però, per il suo aspetto troppo lussuoso non fece fortuna.

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Il Palazzo oggi

Dopo il 1866 il locale aveva preso il nome di “Caffè Nazionale” e nel piano superiore nel 1867 venne fondata La Società del Casino Udinese la quale diede vita al giornale “La Sentinella Friulana”. Se il ristorante non aveva avuto successo, il caffè primeggiava come il più lussuoso e spazioso della città.

Fu quindi, tra il 1879 e il 1890, rinominato in “Caffè e premiata Pasticceria e confetteria Pietro Dorta & C.” sempre con grande successo. Nel nuovo ambiente si davano appuntamento uomini politici, professionisti, letterati. Al piano terra c’era un emporio di giornali sia nazionali che esteri, mentre nelle sale superiori c’erano biliardi, salottini appartati per famiglie.

Nel corso della prima guerra mondiale vide passare tutte le personalità che ruotavano intorno al Comando Supremo, tra le quali anche il Duca D’Aosta, Gabriele D’Annunzio, giornalisti famosi, alti ufficiali. In quel periodo fu ironicamente ribatezzato "il trincerone" da chi la guerra l'aveva vista veramente, per sottolineare come molti dei suoi avventori, rappresentati da corrispondenti di giornali ed affaristi di guerra, reputassero (più o meno in buona fede) di trovarsi in prima linea.

Il Caffè venne ridimensionato nel 1925, quando i locali al piano terra vennero occupati dalla Banca Commerciale Italiana, salvo due stanze ad esso riservate, che davano su Via Mercatovecchio. Nel 1958 venne definitivamente chiuso. Ora il Palazzo è di proprietà della Reale Mutua Assicurazioni e non si ritrova più nulla del ex Dorta se non le forme esterne del palazzo.

 

Bibliografia:

Bergamini G., Bartolini E., Sereni L. - Raccontare Udine; 1983; Istituto per l’Enciclopedia del Friuli Venezia Giulia, Udine.

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