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Udine - Palazzo Caiselli

Palazzo Caiselli sorge in Piazza San Cristoforo al civico n. 1. Posto all’angolo tra Piazza San Cristoforo, Via Caiselli, Via Palladio e Vicolo Florio. In realtà questo palazzo è un insieme di edifici che si sviluppano nell’isolato formato dalle vie sopra indicate.

La famiglia Caiselli, di origini bergamasche, verso la metà del Seicento, si stabilì a Udine, nelle persone dei fratelli Leonardo e Pietro. Dopo che nel 1647 furono investiti conti di Reana, acquistarono a Udine dapprima una casa, da un certo Giacomo Simeonio, con la facciata su via Palladio, quindi, dal conte Lucrezio Strassoldo, degli altri edifici posti in Borgo San Cristoforo. Tra questi una casa detta “del fornaio” verso l’androna dei Florio e un’altra dove c’era una bottega di barbiere.

La trattativa fu laboriosa, ma si pervenne ad un accordo dopo un accurata stima del 9 aprile 1655. Nell’anno successivo si concordarono le modalità di pagamento e il 25 aprile 1657 si firmò il contratto di vendita. Questo comportò, praticamente, l’acquisizione da parte dei Caiselli dell’intero isolato. Fu affidata la ristrutturazione degli edifici al “muraro” Giovan Battista Stella, che il 27 maggio 1658 presentò la fattura per i vari lavori.

Furono i nipoti Leonardo e Giovan Battista della famiglia Caiselli, che vollero adeguare questa dimora al loro crescente prestigio. Furono così i primi mecenati laici in regione. A fronte di vitto e alloggio lavorò a lungo, tra 1667 e 1687 il pittore Antonio Carneo con il figlio Giacomo, ripagando abbondantemente con opere il suo mantenimento da parte della famiglia Caiselli. Lavorarono anche Paolo Paoletti e Giambattista Tiepolo, che realizzò una tela raffigurante la nobiltà e la virtù che vincono l’ignoranza, un tempo posta nel salone passante e oggi conservata nei Civici Musei.

La facciata venne rielaborata da un ingegnere militare francese, certo Le Terrier de Manetot, capitano di cavalleria giunto in Friuli per cercare asilo. In tal modo il Palazzo, pur conservando una vaga aria di campagna, acquisì un certo slancio ascensionale nel corpo centrale.

Purtroppo, nonostante il vincolo posto con D. M. del 15 ottobre 1951 per le “singolarità architettoniche della facciata” nel 1954-55 venne approvato un progetto che ha portato al totale snaturamento della stessa. È stato infatti aperto, a piano terra, dove prima si vedevano otto finestrelle quadrate illeggiadrite da inferriate ottocentesche, un freddo, sgradevole porticato che per niente si accorda con il resto del progetto.

Della generale disapprovazione degli Udinesi, si fece interprete il 16 agosto 1965 il “Messaggero Veneto” che così scrisse: “Venne realizzata, come ognuno a modo di constatare, una disastrosa manomissione di un fabbricato che, senza essere un capolavoro architettonico, era pur sempre uno dei non più numerosi rappresentanti della buona architettura della vecchia Udine”.

Acquistato nel 1989 dall’Università di Udine, ha subito un lungo e profondo restauro che ha restituito il palazzo alla sua fruizione più ampia, unitamente al recupero degli affreschi di Marino Urbani e di Ferdinando Simoni e delle numerose opere pittoriche in esso contenute.

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