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Udine - Chiesa di San Giacomo

La chiesa di San Giacomo si trova in piazza Matteotti, popolarmente chiamata anche San Giacomo, a Udine.

Verso la fine del sec. XIII, nella città, sorsero delle confraternite che erano animate da uno spirito di socialità cristiana, assumendo forme diverse a seconda i loro scopi. Alcune si dedicarono all’assistenza dei pellegrini, dei prigionieri, dei bisognosi; altre erano professionali. In queste, si riunivano le persone che svolgevano lo stesso mestiere. A causa il persistere degli ordinamenti feudali e di governo patriarcale fino a epoca tardo-medioevale, le confraternite non ebbero la naturale evoluzione verso la classica forma corporativa.

Di ispirazione laica, composte da artigiani, contadini, mercanti, cercarono protezione nella Chiesa contro i soprusi dei nobili. Così sorsero, ad esempio, Santa Maria dei Calzolai, dei Notai, San Nicolò dei Fabbri e, quella che ci interessa, “S. Jacobi Pellificum” cioè S. Giacomo dei Pellicciai. Questi si riunivano nella chiesa di S. Pietro Martire; avevano scelto come protettore S. Giacomo Maggiore. Il loro stemma era diviso perpendicolarmente dal bastone del pellegrino, con due conchiglie (simbolo di S. Giacomo) nei quadrati superiori e due coltelli a mezzaluna in quelli inferiori; tutti strumenti questi usati nell’arte della lavorazione delle pelli.

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Diventando la confraternita sempre più numerosa, decisero di dedicare al loro protettore una cappella. Scelsero il mercato nuovo, oggi piazza Matteotti, nel posto a ridosso della seconda cerchia delle mura, chiamate Castellane, luogo in cui venivano puniti i rei e segnato da un’ancona votiva, come si usava in quei tempi. Come annota Vincenzo Joppi, una lapide in pietra fu ritrovata nel 1684, con lo stemma dei pellicciai e la seguente scritta “Hoc tibi devota posurent mente sacellum Pellipari pro queis sancte Jacobe roga Kal. Maij MCCCLXXI” (Ti hanno eretto, con animo devoto, questa cappella i pellicciai, per i quali Tu, o San Giacomo prega).

Successivamente questa cappelletta venne ingrandita con una costruzione che si estendeva fino ai primi gradini dell’odierno coro. Una piccola lapide bislunga scolpita in caratteri gotici, che ancor oggi si trova accanto alla porta della chiesa ricorda in volgare friulanizzante: “MCCCXXXXVIIII: Indicione septima: Adì XVII girando lo mese di otubrio fo fata questa benedeta glesia di meser sant Jachumo sotto maistro Pasqual pelizar chamerario de la fradaglia de dito Sant Jachum. Domenico Mandine fator de la dita glesia”.

La facciata della chiesa era semplice con un poggiolo sostituito da quello attuale, su cui dal gennaio 1405, per quasi due secoli, fino al 1585, salvo delle brevi interruzioni, si celebrò la Messa del sabato per i frequentatori del mercato. In tal modo i mercanti potevano continuare il loro lavoro senza pause. Il Faccioli, nel suo manoscritto “Chiese di Udine” annota a chiarimento della sospensione delle messe: “Costumanza da gran tempo dismessa, per le irriverenze che da tanti anche non volendo commettevano”. Da questo poggiolo, allargato per l’occasione, molti patriarchi di Aquileia presero contatto ufficiale con la popolazione udinese dopo l’investitura canonica ricevuta ad Aquileia e quella feudale ricevuta a Cividale.

Tra il 1474 ed il 1477 venne aggiunto il coro in stile gotico, per la cui costruzione si rese necessario la demolizione di una casa retrostante; sull’arco che lo apriva, erano incastonate tre patere di cui due si vedono ancora sul lato della chiesa verso il Vicolo del Portello; esse raffigurano San Giacomo e San Giovanni Battista.

Nel 1525 la Confraternita dei Pellicciai incaricò il lapicida Bernardino da Morcote di fabbricare l’attuale facciata e la torre dell’orologio lavoro terminato nel 1533. Nel 1525 la città non aveva un orologio, in quanto quello esistente sin dal 1369 in Piazza della Libertà, era stato distrutto nel terremoto del 1511. La confraternita chiese un contributo alla comunità di Udine che elargì 200 ducati. L’orologio fu costruito dal maestro Paolo Tedesco di Villaco e vi lavorarono Bernardino e Benedetto degli Astori di Cividale, fu inaugurato nel 1542.

Nella facciata, sul poggiolo delimitato dalla balaustra, c’è la Madonna con Bambino scolpita da Giorgio da Corona. A fianco della chiesa non c’era l’attuale Cappella delle anime, ma un vicoletto con al lato una taverna. Nel 1710 venne affidato a Luca Andrioli sen. l’incarico di riformare l’interno e negli anni successivi furono costruiti alcuni altari. Nel 1895 fu allungato e rimodernato il coro.

La Cappella della Anime venne costruita tra il 1743 e il 1748 da Francesco e Luca Andrioli jr. che mantennero la comune matrice classica con facciata di Simone Periotto. Le statue sulla balaustra rappresentano le Quattro virtù cardinali mentre sotto c’è la Madonna, opera di Gaetano Fusali.

Interno della chiesa

Nell’interno, iniziando da sinistra:
Primo altare: dedicato a S. Antonio abate, eretto nel 1712, la pala con la Madonna del Carmine, S. Antonio Abate, S. Antonio di Padova, S. Lorenzo è di Giacomo Carneo, figlio del più noto Antonio.

Secondo altare: vicino al presbiterio Altare delle anime, con due statue di Antonio Corradini che era specialista nello scolpire figure velate sono l’Arcangelo Raffaele con un pesce nella mano destra e Sara secondo alcuni o il Lutto secondo altri. La pala è di Pietro Venier.

Altar maggiore: costruito tra il 1738-39, ha ai lati due statue: S. Filippo e S. Giacomo di Giovanni Giacomo Contiero. Va notato che solitamente in coppia con S. Filippo viene rappresentato S. Giacomo minore e non S. Giacomo maggiore a cui effettivamente è intitolata la chiesa.

Nel dossale la Cena di Emmaus, opera friulana; nel coro i Quattro Evangelisti (sec. XIX) di Antonio Fantini e forse dello stesso, nel catino, le Virtù teologali. Nel lunettone affresco di Pietro Venier, alla parete del presbiterio due tele con i Miracoli eucaristici del XVII sec.

A destra, ritornando verso l’ingresso:
Secondo altare: si venera il corpo di S. Fabio Martire tratto dalle catacombe di Pretestato e donato da papa Innocenzo XI; pala d’altare di Pietro Venier.

Primo altare: dedicato a S. Apollonia è del 1724, ha una bella pala di Fulvio Griffoni del 1604 con la Madonna e il Bambino, S. Apollonia, S. Agata e i Ss. Gervasio e Protasio. Nel soffitto affreschi di Pietro Venier (1710) raffiguranti, a partire dall’ingresso: la Trasfigurazione, quindi S. Giacomo che fa limosina a due pellegrini mentre gli spiriti infernali ne fremono (Madrassi 1834) infine l’Apparizione della Madonna a S. Giacomo. L’arcone sopra la porta rappresenta il Nono Articolo del Credo ossia la Chiesa trionfante e la Chiesa purgante.

Al di sopra vi è la SS. Trinità, mentre più basso vi sono la Madonna del Suffragio, S. Giacomo e S. Fabio che in atto supplichevole presentano i suffragi. Più sotto ancora gli “Angeli” che discendono a soccorrere e sollevare le Anime purganti, che nel fondo del quadro si vedono immerse nel fuoco” (Madrassi 1834).

Cappella delle Anime: posta parallela alla chiesa, vi troviamo l’altare, opera settecentesca di Santo Trognon, mentre la pala è di Pietro Rotari e ha per titolo: Madonna del Suffragio e le anime del purgatorio (1748 ca.). Numerose le opere qui conservate tra cui la celebre pala di Michelangelo Grigoletti con le Anime del Purgatorio, dipinta nel 1865 e posta sopra la porta d’ingresso che da sulla piazza.

Le altre opere sono di artisti friulani. L’absidiola del battistero è dipinta da Rocco Pitacco e quella della volta da Giuseppe Comuzzi (1885), al quale si unì Lorenzo Bianchini che, nello stesso periodo, dipinse la sacrestia. Nella volta intervenne il pittore Biagio Biagetti di Recanati che dipinse S. Odilone. Suoi anche il quadro con Cristo e S. Tommaso nella parete (la scena di fronte è più antica) e la pala di S. Giuseppe nel corridoio tra la chiesa e la sacrestia (1927).

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