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Codroipo - Mulino di Bert e altri mulini

Nel comune di Codroipo, in provincia di Udine, ai margini del Parco Naturale delle Risorgive, in un ambiente caratterizzato da piccoli boschi e corsi d’acqua, sorge un complesso rurale dove ha sede il suggestivo Mulino di Bert o Mulino Zoratto. La strada che conduce a questo abitato si chiama Via Molini, perché oltre a quello citato, troviamo altri quattro mulini.

Il mulino di Bert è ancora perfettamente funzionante ed in attività, grazie alla forza motrice dell’acqua della Roggia di San Odorico. Questo canale fu costruito dai conti Cossio nel medioevo, mentre, nel 1450 il primo nucleo del mulino venne costuito da un tale Sior Zorzi (Giorgio), forse capostipite dei Conti Codroipo.

Nel Cinquecento poi, una famiglia di mugnai, i “Bert” di San Vidotto (o di Santa Marizza di Varmo), acquistarono la proprietà delle macine. Da essi trae il suo nome attuale. Nel 1637 era proprietà del pievano di Codroipo e vi faceva lavorare dei suoi parenti. Poi, nel 1633, il possesso passò ad un tal Domenico Guatto di Bertiolo, detto “Guat” o “Vuat”. Per circa centoventi anni, un membro di questa famiglia continuò a gestirlo fino a quando, nel 1782 Mauro Zorat di Flambruzzo, anch’egli figlio di mugnai che lavorarono per i Conti Manin, lo ereditò sposando Maria Guatto, figlia di Giobatta.

Nel 1870 Luigi Zoratto istallò al mulino delle trebbie per cereali e realizzo una grande ruota in ferro che ancora oggi si può ammirare. Ci furono delle modifiche alla struttura originaria, che tuttavia non stravolsero l’impianto originale. Nel 1945 venne realizzato da esperti Ungheresi un sistema di macine (palmenti) con un laminatoio a quattro passaggi e una copia di macine con mola in sughero utilizzate per decorticare il farro: un autentico capolavoro che a quell’epoca divenne famoso. Tutt’oggi la famiglia Zoratto ha la proprietà del mulino che è gestito dalla signora Teresa Tiburzio.

Oggi si lavorano cereali provenienti dall’agricoltura biologica a coltivazione locale, realizzando tutte le produzioni per macine in pietra a bassi giri, come farine integrali per polenta; farine di grano duro per la panificazione; farine di grano tenero e farro; pilatura dell’orzo. Tutti prodotti di notevole qualità, prodotti secondo la regola dell’arte, in un luogo immerso nel verde, dove il tempo si è fermato.

Il Mulino di Bert svolge anche una lavorazione del tutto originale. Infatti, qui, oltre alla macinazione dei cereali, e sempre tramite la forza motrice dell’acqua, viene ancora effettuata l’antica battitura dello stoccafisso norvegese, rappresentando l’unica attività di questo tipo in Italia. È così che i durissimi merluzzi essicati delle isole Lofoten vengono battuti da un maglio di legno su una base di pietra, per renderli adatti ad essere bagnati per preparare il baccalà.

Nonostante qui ogni cosa guardi al passato, in un locale apposito ci sono comunque i macchinari per garantire moderni imballaggi sottovuoto e una commercializzazione a norma di legge.

Vicino a questo mulino sono presenti i resti di altri quattro mulini, alcuni anche antichi, alimentati dalla Roggia Selusset: Mulino di Bosa, quattrocentesco rimaneggiato e con annessa chiesetta; Mulino Passanigo; Mulino della Siega; Mulino da lis Stalis.

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