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Trieste - Palazzo Comunale

Sul lato sud-est della Piazza Unita d’Italia è posto il Palazzo Comunale.

Fu dopo che venne interrato il Mandracchio, sul finire degli anni ’50 dell’Ottocento, che si pose il problema di dare un volto nuovo alla piazza. C’erano diverse ipotesti al vaglio. Se mantenere la piazza chiusa o aperta sul mare. Prevalsa questa seconda ipotesi si cominciò la sistemazione di quella che diventerà la piazza aperta sul mare più grande d’Europa.

Nel 1869, il podestà Massimiliano Angeli, insieme al consiglio, decise, come secondo passo, di erigere il nuovo palazzo Comunale. Tra alcuni progetti di architetti triestini si scelse quello di Giuseppe Bruni, intitolato “Tergeste”. Vennero acquistati i vari edifici presenti su quel fronte, con l’intento di accorparli, e si diede il via ai lavori nel 1872. Fu terminato nel 1875, con la realizzazione da parte di Cesare dall’Acqua, di un dipinto raffigurante la prosperità commerciale di Trieste.

Vivace e di aspetto simpatico, si richiama all’eclettismo, anche se architettonicamente non purissimo, con una facciata riccamente decorata, in cima alla quale vi è un orologio e delle statue che battono le ore. Queste furono poste nel 1876, che vengono popolarmente chiamate Mikeze e Jakeze come quelle dell'antica torre dell'orologio.

Nel porticato chiamato loggia, che si apre sull’ala destra del palazzo, busto di Felice Venezian (Trieste 1831, ivi 1908) del 1933, avvocato e patriota, era capo del partito nazionale triestino e fu animatore dell’irredentismo della città.

All’interno del palazzo, che non corrisponde alla grandiosità della facciata, nel Salone del Consiglio, grande tela allegorica di Cesare dell’Acqua. Guardando il palazzo, sulla destra una colonna, opera del Fanoli, con la statua in onore dell’imperatore Carlo VI, eretta in occasione della sua visita alla città di Trieste (1728) e che istituì il porto franco.

Davanti la ripristinata fontana dei Quattro continenti (non era stata ancora scoperta l’Australia) del bergamasco Giovanni Mazzoleni (1751), nella quale sono rappresentate Europa (cavallo), Asia (cammello), Africa (leone) e America (coccodrillo).

Rimossa nel 1938 per posizionare il palco per il discorso di Mussolini, è stata riposizionata solamente nel 1970, dopo un restauro, in una sede spostata rispetto a quella originale. Con i lavori di sistemazione della piazza del 2000/2001, su progetto dell'architetto Bernard Huet, è ritornata nella sua sede storica.

Nel lato verso il mare, due pili portabandiera con in cima l’alabarda, simbolo di Trieste e con sculture in bronzo (1933) di Attilio Selva, a ricordo degli Autieri caduti in guerra.

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