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Trieste - La Lanterna

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La Lanterna in un disegno di Marco Moro (1854)

La Lanterna si trova a Trieste, presso il molo Fratelli Bandiera, sull’estremità Ovest, all’ingresso del Porto Vecchio. Era il vecchio faro di Trieste, che orientava le navi per raggiungere il porto della città.

Fu costruito nel Settecento nel luogo dove in epoca romana già esisteva un sistema di segnalazione marittima, reso necessario dalla presenza in questo luogo, dello Scoglio dello Zucco, affiorante con la bassa marea. Pare che ancora nel Seicento, ci fossero dei resti del vecchio faro romano.

E proprio dal Seicento comincia la storia della Lanterna. Qui infatti, in quest’epoca venne eretta una cappella dedicata a San Nicolò, come ex-voto, da parte di un Capitano imperiale. Avendo essa una lampada votiva sempre accesa, svolgeva anche la funzione di segnale marittimo.

Col tempo però la cappella finì in abbandono e il porto di Trieste necessitava di un faro. Nel 1734 i ruderi della chiesetta furono utilizzati per la creazione di un opera difensiva con cannoni, voluta dal Comandante della Marina Austriaca, conte Luca Pallavicini.

Fu sotto il regno di Maria Teresa, nel 1744, che si decise di costruirne uno nuovo, molto potente e imponente, all’interno del costruendo Molo Teresiano, che avrebbe ridisegnato tutta l’area e inglobato lo Scoglio dello Zucco.

Il nuovo faro richiese una spesa piuttosto onerosa ma che tuttavià si riuscì a coprire. Questo faro entrò in funzione nel 1769 e rappresentò un’attrattiva della città, tanto che anche Napoleone, giunto a Trieste nel 1797, volle visitarlo. Rimase in attività fino al 1833, quando venne sostituito dall’attuale Lanterna.

Fin dalla fine del Settecento, con il tumultuoso sviluppo del porto, si era presentata la necessità di aumentarne la visibilità. Il governatore della città Karl von Zinzerdorf (1739-1813), propugnò fino alla morte un nuovo faro. La scelta sul come realizzare la nuova opera non deve essere stata semplice, se l’architetto incaricato Matteo Pertsch presentò il primo progetto nel 1824, seguito da altre versioni nel 1827, 1829, 1830-31. Solo nel 1831 si giunse all’approvazione da parte del Consigliere Aulico Edile alla Direzione delle Fabbriche Pietro Nobile.

Anche la costruzione pratica presentava notevoli problemi. Si dovette innanzitutto procedere ad un consolidamento della base con un incrocio di travi di rovere, in quanto la Lanterna avrebbe poggiato sulle rocce dello Scoglio dello Zucco, ma anche su una parte melmosa. Il nuovo faro entrò in funzione il 12 febbraio 1833.

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La Lanterna (da Wikipedia)

La forma è costituita da una base tronco-conica dalla circonferenza di circa 60 m, che è un riadattamento di un preesistente bastione pentagonale. Vennero aperte in questa struttura sedici finestre quadrate, che danno alla struttura un aspetto piuttosto militaresco.

Il fusto della Lanterna è un cilindro terminante con una sorta di capitello dorico, che supporta il ballatoio per la gestione dell’apparecchiatura luminosa, raggiungendo un’altezza di circa 33,5 m. La sua luminosità era notevole se si pensa che era visibile a 16 miglia marine di distanza. Si adottò anche un’intermittenza (novità per l’epoca) ogni 30 secondi, con un ingegnoso sistema di tende. L’alimentazione era ad olio, come il resto dell’illuminazione della città. Nel 1860 si passò invece al petrolio.

Nel 1908 fu sostituito il sistema ottico con uno nuovo, chiamato Pinsc, costituito da una lampada ad incandescenza alimentata a vapori di petrolio.Nel 1918, con l’ingresso di Trieste in Italia, la Lanterna viene sottoposta alla disciplina della Direzione Fari e Fanali delle coste italiane.

Posto al centro del Golfo, con lo sviluppo del porto e della città, venne sempre più a trovarsi circondato da altre opere e costruzioni. che con le proprie luci, interferivano con il suo segnale. Nel 1927 si optò quindi per la realizzazione del nuovo Faro della Vittoria, posto assai più in alto.

La Lanterna continuò tuttavia ad essere funzionante. Nel 1929 fu dotata di un nuovo gruppo ottico, mentre nel 1940 la potenza venne raddoppiata con una lampadina da 1000 watt. Nel dopoguerra venne dipinta a strisce orizzontali bianche e nere, sullo stile dei fari del Mare del Nord, ma già nel 1955, un anno dopo il ritorno all’Italia di Trieste, venne ridipinta con il colore originale. Rimase accesa sino al 1964, quando fu spenta per una razionalizzazione dei segnali luminosi. Fu definitivamente dismessa nel 1969.

Passò in gestione alla Lega Navale, che gestì la manutenzione della struttura, divenendone la sede. La Lega Navale, provvide ad un restauro nel 1992 e da allora la sera si accende una luce simbolica nella Lanterna, orientata verso la città.

Vicino alla Lanterna, nel 1890 sorse una piccola stazione balneare chiamata appunto “Bagno Comunale Lanterna”, detta popolarmente dai triestini “Pedocin”. Esistente e tutt’ora funzionante, sembrerebbe l’ultimo bagno esistente in Europa in cui ci sia una divisione, con tanto di muro, tra bagnanti maschi e femmine. Caratteristica difesa strenuamente dai molti amanti della vecchia Trieste.

La Lanterna si può visitare contattando la Lega Navale: Tel. +39 040 301394. Indicativamente gli orari sono dalle 9 alle 12 e dalle 17 alle 19. L’ingresso è libero, ma non accessibile ai disabili.

 

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