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Udine e la sua cultura linguistica

di Domenico Zannier

Udine appare citata per la prima volta nel diploma ottoniano del 983, ma è chiaro che la citazione di un nome non significa il momento della nascita di un centro abitato. Archeologi e storici, con continui studi e scoperte, hanno potuto accertarsi della continuità di un centro abitato dall'antichità ad oggi.

Udine, da castelliere a città, dal piccolo nucleo abitato al conglobamento di altri nuclei che lo circondavano, trova, a partire dal 1230, quelle fortunate coincidenze e quel fervore che la portano ad essere il nuovo centro motore del Friuli. E' anzi il centro del Patriarcato di Aquileia che abbraccia un territorio che va dal Cadore all'Istria sotto il profilo temporale.

Questa funzione di Udine come capitale del Patriarcato condiziona anche la sua vicenda linguistica. Udine partecipa con tutti gli altri centri contermini all'evoluzione del latino popolare in friulano, ossia nel ladino orientale. L'irradiazione di Aquileia prima e di Cividale, capitale del Ducato Longobardo, successivamente si attenuano e Udine lancia un suo modello, che peraltro condivide con il Friuli centrale.

La popolazione delle ville e dei borghi di Udine parla friulano, tuttavia i Patriarchi di origine transalpina aggiungono una corte che parla tedesco. Il latino viene adoperato da notai e chierici, specialmente per gli scritti. Quando l'influsso dei Patriarchi tedeschi, viene sostituito da quello dei Patriarchi Guelfi, avviene un'apertura verso i linguaggi italiani, strutturati per lo più di nella forma di un italo-veneto.

Giungono però nel Trecento e nei secoli seguenti diverse famiglie di mercanti e di imprenditori, in particolare toscani. Nel XV secolo la fine dello Stato patriarcale e l'instaurazione della dominazione veneziana danno vigore alla componente veneta del linguaggio. E' interessante seguire scrittori e funzionari della varie epoche per avere un'idea di quello che si parlava a Udine e si è parlato fino la secolo scorso. Tocca tenere presente che il linguaggio manifestava il ceto di appartenenza dei cittadini.

Possiamo dire che, se la presenza friulana a Udine, non ha soluzione di continuità, nonostante le continue immigrazioni, tipiche dei capoluoghi e dei centri di attività economiche e politiche, la friulanità linguistica di Udine ha dovuto convivere e convive con altri linguaggi almeno dal Trecento al Quattrocento. la situazione attuale testimonia la copresenza a Udine del friulano, del veneto e dell'italiano.

Altre lingue minoritarie sono parlate da cittadini venuti da altre aree linguistiche e non mancano ora nemmeno i linguaggi extracomunitari. Il friulano di Udine ha subito alcune modifiche nel secolo scorso, distaccandosi quanto a pronuncia dalla campagna friulana che lo circonda, analogamente a quanto è accaduto ad altri centri friulani: Cividale, Gorizia, Spilimbergo. Si deve però dire che i paesi della periferia di Udine hanno in gran parte mantenuto il medesimo linguaggio del Comuni viciniori.

Il friulano di Cussignacco e quello di Godia, in comune di Udine sono di schietto tipo conservativo del friulano centrale e non hanno subito l'assibiliazione e la perdita delle prepalatali, caratteristiche del centro cittadino udinese con estensione a Chiavris e Baldasseria. Il veneto parlato a Udine, che, non si dimentichi, era la sede del Luogotenente veneziano ha caratteristiche proprie, appunto per la convivenza con il friulano e si distacca dal veneto triestino e gradese, quest'ultimo di tipo arcaico.

E' stato il linguaggio della borghesia mercantile cittadina e delle famiglie aristocratiche. Il veneto udinese era ed è, sebbene in misura minore, parlato anche nelle piazze delle cittadine friulane delle varie province. L'italiano, la cui presenza avviene a partire dall'influsso veneto e toscano (un italiano pieno di venetismi) si afferma con i banchieri e gli immigrati fiorentini e senesi, agenti spesso di banche e appaltatori di gabelle.

Dal Cinquecento l'italiano si introduce anche attraverso il prestigio letterario e le classi colte ne fanno uso. Da allora la lingua italiana è una componente della città di Udine che diventa così trilingue quanto a popolazione locale, con le sue varie stratificazioni sociali.

Esaminando la situazione attuale si constata che a Udine si parla sempre meno veneto, preferendo l'italiano vero e proprio, e si nota una maggior frequenza della lingua friulana. Si sta quindi passando da una situazione di triglossia (veneto, friulano, italiano) ad una diglossia (italiano, friulano).

È una tendenza che può essere di moda e momentanea, come l'indicazione di un assestamento linguistico stabile. Non diciamo definitivo perché le lingue sono organismi vivi e quindi sempre dinamiche.

Il recupero del friulano, dovuto anche all'immigrazione in città di tanti friulani della provincia, nasce anche dalla consapevolezza delle propri radici popolari e storiche. Non per nulla oggi si caldeggia il ripristino di antichi nomi di vie e di piazze, di borghi e ville, oscurati da altre intitolazioni, spesso decise da gruppi politici.

Udine, essendo città capoluogo, ha subito continue immigrazioni, ma è suo merito di aver mantenuto al sua anima friulana, cosa che Pordenone linguisticamente non è riuscita a conservare, mentre Gorizia è in pericolo di perdere.

Chi ha scritto che Udine non è una città friulana pur essendo nel cuore del Friuli, non ha compreso che una città capitale rimane sempre un punto d'incontro tra la sua terra ed altre.

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