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Udine - Borgo Grazzano

Antichissimo borgo di Udine, non si sa di preciso da dove derivi il nome Grazzano. Chiamata Grazzàn, Grezzàn, Grizzàn si presume da “Fondus Gratianus” o “Pancratianus”. Era una delle ville inferiori che circondavano il castello di Udine. Veniva detto anche, come Borgo Gemona, “del Riu” per la roggia che vi scorreva.

A Grazzano esisteva già nel 1030 una cappella dedicata a S. Giorgio, probabilmente doveva essere di proprietà dei Cavalieri Ospitalieri di S. Giovanni di Gerusalemme, che vi avevano un ospizio. Nel 1321 la cappella passò alla confraternita dei “Boni Homines” di Grazzano

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In un documento del 3 luglio 1231 si legge “D. Patriarcha Bergoldus concedit D. Wicardo de Utino filio D. Henrici de Tricesimo molendinum cum fulugno extra Portam Grezani” e in uno del 31 gennaio 1427 “… domunm sitam Utini in Burgo Grezani esteriori in contrada Sancti Georgici…”

Nei tempi antichi si divideva in due parti: da Piazza Duomo a Piazza XX Settembre, dov’era una porta e rappresentava il Bòrc di déntri; dalla porta fino alle ultima cerchia delle mura dove c’era un’altra porta, demolita nel 1822, che era Bòrc di fùr.

Nel Borgo si narra la seguente leggenda: quando San Giorgio armato di tutto punto andava per il mondo, capitò un giorno ad uno stagno nei pressi di “Borg Grassan”. Scorse sotto il ponte un grosso rospo che era lo spavento di tutti. Il Santo fece il segno della croce, spronò il cavallo ed inchiodò con un colpo di lancia il rospo alle travi del ponte.

Poi scese dal cavallo, afferrò la bestia, se la legò ben bene alla sella e con quella preda cavalcò fino a “Borg Grassan”. Quando i borghigiani videro il Santo con il rospo tanto temuto lo acclamarono e lo elessero loro patrono. Per dimostrare ulteriormente la loro gratitudine permisero che ogni anno il gigantesco rospo ballasse una volta, due ore prima del tramonto.

Da allora gli abitanti di Borg Grassan vengono chiamati i “crotàrs” (quelli delle rane). Ed ogni anno, nel Borgo si tiene la tradizionale sagra delle rane e dei crotàrs dove il piatto tipico è rappresentato da gustosissime rane. La leggenda prende probabilmente vita dal fatto che il borgo è il più basso della città ed era località paludosa.

Su un terreno donato da Tristano Savorgnan nel 1427 posto nell'odierna via della Vigna, sorse un convento ed una chiesa chiamati S. Francesco della Vigna o di fuori per distinguerlo da quello in Largo Ospedale Vecchio. Questa chiesa ebbe una certa notorietà conservava vari dipinti e vi furono seppelliti famiglie nobili.

Qui aveva sede una confraternita detta della Buona Morte, con lo scopo di assistere i condannanti al supplizio. I confratelli per un vicoletto detto “Calle degli Impiccati”, portavano i cadaveri dei condannati e li seppellivano ai piedi del campanile.

Con l’avvento di Napoleone, nel 1808 la chiesa e il convento furono soppressi e passarono in proprietà allo stato. La chiesa andò semidistrutta da un incendio nel 1855, mentre il convento fu adibito a forno militare e servì anche da alloggio per le famiglie di sottufficiali. Venne danneggiano in un bombardamento nel 1945 e successivamente mutilato con l’apertura di Via della Vigna.

Nella casa d’angolo della via con Piazza Garibaldi, il 15 ottobre 1487 nacque Giovanni il Ricamatore, meglio noto come Giovanni da Udine, insigne pittore. Nel 1595 fu costituita l’attuale parrocchia, smembrata dalla pieve di Santa Maria. Nel 1562 ottenne una certa indipendenza dal Capitolo di Udine. Conserva nell’interno una magnifica pala di Sebastiano Florigerio, del 1529, in cui San Giorgio uccide il drago.

Nei pressi del Borgo nel Seicento nacque l’Accademia Udinese degli Sventati, antenata dell’Accademia di Scienze e Lettere, tra le più antiche d’Italia.

Nel 1760 fu iniziata l’attuale chiesa di San Giorgio. Nel 1781, quando venne ultimata, l’Arcivescovo Gian Gerolamo Grandenigo trasferì il titolo dell’antica chiesa posta all’angolo di Via Cisis, alla nuova chiesa. Fu consacrata nel 1831. Nel 1882 fu demolita la porta esterna che conduceva in città.

Al n. 16 aveva sede l’Istituto Professionale Femminile Eugenio Blanchini, sorto nel 1905, che portava il nome del suo fondatore, il parroco della chiesa di S. Giorgio.

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