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Udine - Borgo Gemona

In antico la parte nord del Castello di Udine costituiva la Villa Superiore. Siccome vi scorreva la Roggia fu detta Riul, Rivo ed anche Bòrc di San Quirin, per la chiesa ed il convento esistenti fuori Porta Gemona. Nel 1294 fu fondato il Convento di S. Chiara o della Cella ed il borgo venne così denominato. Prevalse poi il nome Gemona per la porta omonima che nella seconda cerchia di mura era tra il Palazzo Bartolini e Vicolo Lenna. Più tardi con la costruzione della quinta cerchia delle mura, Porta Gemona venne trasportata in fondo alla via attuale, dove oggi c’è Piazzale Osoppo.

Sotto il patriarca Raimondo della Torre, Uccelluto de’ Uccellis, cittadino udinese che il 18 novembre 1285 aveva già fondato la chiesa di San Lazzaro, con un adiacente lazzaretto, presso la Porta che in seguito prese questo nome, lasciò una forte somma di denaro e molti beni per la costruzione della chiesa di Santa Chiara che fu iniziata nel 1294 e terminata nel 1303 con un annesso convento completato nel 1306.

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Udine - Casa di Giovanni da Udine

L’idea di trasformare il convento in un collegio femminile venne a Lodovico Uccellis che lasciò un legato nel 1431 che impegnava gli amministratori di istruire gratuitamente anche cinque fanciulle nobili decadute. Fu realizzato nel 1685, quando si estinse il casato Savorgnan - Uccellis. Il complesso accolse le suore francescane fino al 1866 e fu definitivamente adibito a istituto di educazione per giovinette mantenendo il nome del fondatore.

Il Convento delle Clarisse, diede per vario tempo seri grattacapi alle autorità ecclesiastiche a causa della condotta sconveniente delle sue ospiti. Infatti quelle monache, malgrado fossero suore di clausura, uscivano spesso senza il permesso della madre superiora e introducevano uomini nel convento. Ci furono scandali e processi, monache levate dal convento e messe in carcere. Tutto ciò era effetto del malcostume penetrato nei monasteri femminili già dalla metà del secolo XVI. Bisogna naturalmente considerare i tempi, perché qui, più che altrove le monache avevano subito gli influssi protestanti che, tra l’altro, mettevano in discussione il celibato.

Tutto ritornò in ordine per la fermezza del patriarca Francesco Barbaro che nel 1609 fece radunare dal suo vicario le monache della Cella che erano in tutto quindici e fece scegliere: chi voleva le leggi della controriforma rimaneva nel convento le altre ritornavano libere lasciando però la dote portata al convento. Solo cinque rimasero e le altre se ne andarono.

Nel 1556 su disegno del Palladio, dalla famiglia Antonini fu iniziata la costruzione un palazzo che a lungo fu sede della filiale udinese della Banca D’Italia. Il palazzo fu terminato solo nel secolo successivo. Ospita importanti affreschi di Odorico Politi.

Nel borgo trascorse l’infanzia, sul finire del Quattrocento, anche Giovanni da Udine, la cui famiglia acquistò qui una casa, che si può ancora vedere sull’angolo della via con Via Giovanni da Udine, appunto.

Nel 1472 una banda di Turchi giunse fino a Porta Gemona ed incendiò la prima chiesa dedicata a San Quirino che era fuori delle mura, in piazzale Osoppo. Un gruppo di prodi comandati da Martino Vincenzi li mise in fuga spegnendo l’incendio. Col tempo poi la chiesa andò in rovina e venne soppressa. La campana fu donata ai frati del Carmine per il campanile della costruenda chiesa in Via Aquileia. C’era necessità di una nuova chiesa e il Patriarca F. Barbaro dopo aver diviso nel 1595 la città di Udine in parrocchie, ne promosse la costruzione il 28 agosto 1599. La chiesa fu terminata nel 1686. Nel 1677 il titolo fu cambiato in "Madonna della Misericordia" e nel 1701 assunse l’attuale titolo di S. Quirino. Il campanile fu costruito tra il 1723-25. Nel XVII secolo esisteva un mulino sulla roggia, nella zona cosiddetta borgo Isola. Il mulino fu poi venduto ad un privato.

Sul finire del Seicento, Giulio Quaglio affrescò la chiesa di Santa Chiara, che rappresenta oggi un piccolo gioiello.

Nel Settecento, nelle case a fianco di palazzo Antonini, sorse una locanda detta allora "Al pozzo" per il pozzo che si trovava al centro della piazzetta. Si narra che un cliente per le troppe libagioni vi affogo miseramente. Questo allora venne chiuso e l'osteria cambiò nome in quello de “Ai Frati”. Il nome lo si può interpretare in due maniere o con le figure di frati che erano dipinte sulle pareti, o per via dei proprietari, i due fratelli Caneva, zii del generale Carlo Caneva conquistatore della Libia, che erano talmente religiosi da chiudere l’esercizio non appena le campane della vicina chiesa di San Cristoforo chiamavano i fedeli ai Vesperi o alla Messa e di non aprirlo la Domenica, se non dopo la Messa grande.

Il conte Francesco di Toppo, erudito archeologo e letterato udinese (1797-1883), si occupò della cosa pubblica e di studi storici. Con testamento del 19 gennaio 1876 fondò il collegio Toppo-Wassermann, che fu aperto nel 1900, lasciando poi la sede, il settecentesco Palazzo Polcenigo-Garzolini, in eredità al comune di Udine..

Nel 1951 si copri la roggia che costeggiava scoperta da Via Giovanni da Udine a Piazzale Osoppo. Nel 1967 fu costruita la nuova chiesa di San Quirino, opera dell’ing. Antonio De Cilia, che si ispira alle forme del teatro greco. Di fronte alla nuova chiesa, nel 1972 si abbatté un tratto di muro di recinzione del Collegio Uccellis, per mettere in luce la facciata della trecentesca chiesa di Santa Chiara.

All’altezza del civico 60/A di Via Gemona un’epigrafe del 1795, ricorda i lavori compiuti dal luogotenente Pietro Canal.

 

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