Cerca nel sito

 

 

 

 

Udine - Palazzo Mantica e Mantica-Chizzola

Palazzo Mantica si trova al civico 18 di Via Manin, nel capoluogo del comune di Udine. Nella seconda metà del Duecento, durante il governo del Patriarca Raimondo della Torre, si costruì la III cerchia di mura, di cui porta Manin faceva parte. Così, nello spazio tra il colle e le mura, si creò un’area dove inizialmente sorsero delle prime umili abitazioni nel XIV secolo.

In seguito queste furono sostituite da un edificio maggiore che nel 1492 venne ceduto da Nicolò Vanni degli Onesti alla famiglia di Giuseppe Filettini, che si trasferì qui da Via Treppo.

Nel 1522 Filettino Filettini, fratello di Simone, chiese il permesso di costruire sul lato sinistro dell’abitazione “appotecas pulchras et honorabiles sicut promissum et oblatum est...”, vicino alla proprietà di tale Angelo Fruttarolo, nel “colliselo” vicino al muro castellano fuori dalla porta. Questo ci dice che le varie proprietà si erano spinte sino alle mura e le avevano… superate: la cerchia infatti era ormai da due secoli interna alla città.

Questo progetto e quello di Angelo Fruttarolo di costruire una bottega però non furono portati a termine per ritardi burocratici che fecero sì che nel frattempo la proprietà dei Filettini passasse il 13 settembre 1538 per permuta a Giuseppe Manin.

Poco dopo, nel 1560, l’immobile venne portato in dote dalla figlia Faustina a Pietro Mantica. Fu in questo periodo che venne costruito il palazzo di stile rinascimentale che esiste ancora oggi in via Manin.

Dopo un lasso di tempo senza notizie rilevanti, nella seconda metà Settecento viene costruito per volere di un altro Pietro Mantica, un palazzo a forma di L che si collega al palazzo esistente e che si spinge sino alla porta, affacciandosi sul Giardin Grande, l’odierna piazza I Maggio.

Fu sempre Pietro Mantica a chiedere nel 1796 di erigere un muro a curva che correva grosso modo dove oggi si trova il marciapiede, che viene sostituito nel 1842 da uno ingentilito con inferriata e demolito nel 1920 per costruire l’attuale terrazza. Anche i cicli di affreschi a decorazione degli interni, opera di Francesco Chiarottini e Giambattista Canal, furono voluti da Pietro Mantica.

Il palazzo, nel 1807, durante l’epoca napoleonica, fu assegnato al gran scudiero di Napoleone, Carlo Caprara che vi stabilì la residenza. Passato in eredità alle figlie Eleonora e e Luigia Mantica, nel 1821 divvenne intreramente proprietà di Eleonora e del marito conte Antonio Romano, che l’8 aprile 1822 decisero di cedere le proprietà (compresi alcuni locali della vicina Porta Manin) al conte Nicolò di Cassacco.

Questa famiglia lo ebbe in proprietà sino al 1875, quando venne ceduto ad Carlo Fabio e Anna Braida, moglie quest’ultima di Francesco Caratti. Vennero affittati alcuni locali ad affittuari, varie attività commerciali, come il caffè Bastian e l’osteria Alla Campana d’Oro e enti benemeriti come la Società Alpina Friulana. La parte nuova del palazzo passò poi di proprietà alla famiglia Chizzola.

La parte rinascimentale fu ereditata dal ramo di Nicoletto Mantica, giungendo per eredità a Teresa Caratti, sposata Orti Manara, che nel 1967 lo cedette alla Società Filologica Friulana, ancora oggi proprietaria dell’immobile, che vi stabilì la sua sede.

Nel 2009 cominciarono dei lavori di restauro e manutenzione dell’immobile, durante i quali, a luglio di quell’anno, furono rinvenute presso le fondazioni tracce di un aggere difensivo risalente alla media età del bronzo (1700 a.C.), prima conferma archeologica della definizione del perimetro di quello che doveva essere il castelliere che formava il primo nucleo di Udine, castelliere tra i più estesi del Friuli. I lavori di restauro vengono consegnati il 23 novembre 2012, in coincidenza con il 90° anniversario della Filologica Friulana.

Della parte rinascimentale di Palazzo Mantica risaltano sulla facciata verso via Manin, le inferiate barocche e la singolare pentafora con due balconcini all’estremità, tra i quali fu inserito il rilievo “Madonna e il Bambino” opera di Carlo da Carona, del 1520 circa. L’interno come elementi di rilievo lo scalone in pietra e il salone del primo piano con il soffitto con travi a vista.

Per contro, la parte del palazzo più recente, detta Mantica-Chizzola cotrappone ad una facciata piuttosto anonima (che va dal fianco della Porta alla parte Cinquecentesca, con cui condivide un portone d’ingresso) un interno molto ricco, con decorazioni a fresco di altissimo livello.

Francesco Chiarottini da Cividale (1748-1796) affrescò la galleria e il salone di questo palazzo, raggiungendo le più alte vette della sua arte. Curiosamente, di questo lavoro esistevano spordadiche citazioni in letteratura, tratte da carteggi settecenteschi.

Era però cercato invano nei vari palazzi Mantica, tanto che nel 1915 venne sentenziato la loro inesistenza o perdita. L’arcano fu risolto tenendo conto del fatto che a cavallo dell’Ottocento e Novecento, il palazzo si chiamava Braida.

Oggi, pur se in parte mutilati da alcune ristrutturazioni passate, dopo il restauro condotto dal prof. Valerio Vio, si possono godere in tutto il loro splendore. Da sottolineare l’ovale del soffitto nel salone, con la rappresentazione del Trionfo della Fede, mentre alle parete ci sono delle vedute di fantasia.

Di Giambattista Canal (1745-1825) sono invece gli affreschi, firmati, di una stanza che da su via Manin, nella parte addossata alla Porta. Ad alcune manieristiche scene di media qualità, si affiancano bellissimi monocromi con figure di donna dalle vesti leggere, rappresentanti le arti della pittura, della scrittura, della musica e del ricamo.

Collegata al palazzo Mantica-Chizzola, risulta una stanza posta nella torre di Porta Manin o Porta San Bartolomio (dal vicino vicolo), della quale la famiglia aveva l’uso sin dal 1609, quando Andrea Mantica pagava 2 pernici alla comunità per l’utilizzo. Qui tra il 1830 e il 1840 fu adibita a Sinagoga dalla locale comunità ebraica guidata da Felice Cagli (1810-1878). Ancora oggi esistono alcune scritte ebraiche e decorazioni con tipiche simbologie, probabilmente opera di Giovanni Masutti.

• Viaggio in Friuli Venezia Giulia

 

 

Viaggio in Friuli Venezia Giulia - Tutti i diritti riservati - © Avatar Project