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Udine - Borgo Aquileia

La strada di Udine che dalla piazza sotto il castello dirigeva verso sud è da sempre intitolata ad Aquileia, verso cui conduceva. Veniva chiamata anche Udine inferiore: “Utini Inferiori

La parte più antica, l’attuale Via Vittorio Veneto, venne inclusa nella città, verso la seconda metà del Duecento, dalla terza cerchia di mura in cui, presso l’incrocio con le vie Piave e Gorghi, si aprì una prima "Porta Aquileia".

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Agli inizi del secolo successivo, in seguito al tumultuoso sviluppo della città, si cominciò la quinta cerchia di mura incluse anche il borgo che si era sviluppato esternamente: l’attuale via Aquileia. La costruzione della cerchia durò circa un secolo, in seguito alle lotte feudali all’interno del patriarcato che assorbirono moltissime risorse finanziarie.

Nacque così il borgo che era distinto in due parti: “di dentro” (Bòrc d'Olée di dentri) e “di fuori”(Bòrc d'Olée di fûr). La zona a sinistra della via, verso la porta venne anche indicata come “Borg di Sot

Nel 1373 si costruì la torre che si vede ancora oggi in fondo alla via. Il 7 novembre del 1441 si deliberò di costruire "unam portam tam pulchram et speciosam quam fieri poterit quod per eamdem maior habetur concursa gentium quam per aliquam aliam portam…".

La chiesa parrocchiale era intitolata ai Santi Pietro e Paolo e sorgeva nella piazza in fondo al borgo. Agli inizi del Cinquecento, tra il 1501 e il 1525, i carmelitani costruirono l’attuale chiesa del Carmine con l’annesso convento. Nel 1571 fu sistemata l’immagine della Vergine del Carmine.

Gli Sbrojavacca erano nobili di antica data, baroni del Sacro Romano Impero ed abitavano in Borgo Aquileia sin dal Quattrocento. La nobile Elisabetta di Porcia vedova Sbrojavacca assai devota a San Ermacora primo vescovo di Aquileia volle costruire una chiesetta in suo onore. La sua decisione fu favorevolmente accolta dai figli che l’aiutarono e nel 1583 la chiesa fu solennemente inaugurata. Essa era adiacente all’attuale Caserma Savorgnan.

Tra il Seicento e Settecento molte famiglie nobili fecero sorgere numerosi palazzi, abbelliti da affreschi realizzati da grandi pittori come Quaglio, Morelli, Canale.

Nel 1722 in casa Perusini, all’inizio della via, per la mancanza di edifici pubblici presero sede gli Inquisitori di terraferma della Repubblica di Venezia.

Nel 1770 i Carmelitani del Carmine furono sostituiti dai Frati Minori Conventuali che vi trasportarono il corpo del Beato Odorico da Pordenone, avendo essi dovuto lasciare il convento attiguo alla chiesa di S. Francesco, che fu adibito ad ospedale.

Nel 1791 Tommaso de Rubeis, ebbe l’onore di ospitare la regina di Toscana, l’Arciduca di Ungheria e il principe Carlo.

In seguito alle leggi napoleoniche, i francescani dovettero lasciare anche questo convento e la chiesa, che divenne parrocchiale in sostituzione della vecchia ed angusta chiesa di S. Pietro. Durante l’occupazione francese, nella via alloggiarono molti generali francesi.

Nel 1808 la trecentesca chiesa dei Santi Pietro e Paolo fu sconsacrata e trasformata in magazzino militare, ma solo con il decreto arcivescovile del 5 agosto 1908 fu fatta la traslazione nella sede parrocchiale e l'unione dei titoli delle due chiese.

Nel 1825 da Francesco Braida che trasformò i locali retrostanti dell’attuale Caserma Savorgnan in una raffineria di zucchero, e quelli sulla strada in uffici. Essa lavorò a pieno ritmo per alcuni decenni occupando 160 operai per trasformare zuccheri grezzi provenienti da Cuba e dal Brasile, causa la concorrenza estera che trasformava lo zucchero di barbabietola, la fabbrica perse d’importanza tanto che nel 1865 il Consiglio comunale decise di acquistare l’immobile per trasformarlo in caserma. L’11 maggio 1836 fu sospeso il culto nell’adiacente chiesetta di Sant’Ermacora. Gli arredi furono poi asportati dai d’Arcano nel 1864.

Nel 1834 fu demolita la vecchia porta interna. La strada fu allargata e fatta passare sopra un nuovo ponte della Roggia. Fu spostato anche il cippo commemorativo del ponte costruito sotto il governo veneto.

Dal 1871 il piano terra della Porta fu adibito a ricevitoria del dazio. Dei tre archi che chiudono Via Aquileia, il primo quello attaccato alla torre è originale, quello di centro ricostruito nell'Ottocento, il terzo arco della porta, quello più esterno, è opera di Ettore Gilberti e risale al 1925.

Durante la prima guerra mondiale alcuni palazzi furono saccheggiati dagli austriaci. Nel primo dopoguerra trovarono sede nella via varie attività commerciali ed artigianali, come, al civico 1 lo Stabilimento Arti Grafiche Chiesa, molto noto a quei tempi per aver prodotto manifesti firmati dai migliori cartellonisti dell’epoca.

Nel dicembre 1920, fu inaugurato al piano terreno il "cinema Moderno", locale elegante e alla moda che godette il favore del pubblico udinese fino al 1929. Assunto negli anni trenta il nome di "Impero", riprese quello di "Moderno” finita la guerra, continuando la sua attività fino al 7 maggio 1962.

Durante la seconda guerra mondiale la via, vista la prossimità con la stazione, fu pesantemente bombardata. Fu distrutto il convento del Carmine e anche la vecchia parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo. La Porta, anche se non direttamente colpita, risentì dei gravi bombardamenti che distrussero quasi tutti gli edifici circostanti ed aprirono vaste fenditure nelle sue murature.

Nel 1953 si pensò addirittura, per agevolare il traffico, di abbattere i due archi più recenti. Per fortuna prevalse la saggezza e nel 1960 il Comune provvide ad un salutare restauro.

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