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Udine - Storia di Udine: la crudel zobia grassa

All’alba del XVI secolo, a Udine come in tutta la Patria del Friuli, provincia del dominio veneziano, sono in atto, come nel resto d’Europa, delle tensioni sociali. L’evoluzione del mondo feudale stava modificando i rapporti tra nobiltà e contadini.

In Friuli si viveva lo scontro tra Venezia e l’Impero, che aderiva dal 1509 con Francia e Spagna alla lega promossa da Papa Giulio II contro Venezia. In ambito politico le posizioni erano rappresentate dalla fazione filoveneziana dei Çambarlans (in veneziano Zamberlani), rappresentati dai Savorgnano o Savorgnan, la famiglia nobile più potente del Friuli e unica iscritta alla nobiltà veneziana, e quella degli Strumîrs (in veneziano Strumieri), rappresentate la nobiltà dei castelli e terriera, vicina all’Impero, e che ha come riferimento la famiglia della Torre o Torriani, principalmente, assieme a quelle degli Strassoldo e dei Colloredo. Famiglie queste che controllano di fatto il Parlamento.

Antonio Savorgnano da tempo coltivava nei villani e contadini un odio nei confronti dei castellani e della nobiltà, che trovava alimento nelle condizione piuttosto grame della popolazione. Un primo segnale ci fu il 30 luglio 1509, quando parecchi contadini, guidati da Asquino di Varmo, sostenuto dal Savorgnan, distrusse il castello di Sterpo, proprietà di Albertino di Colloredo. Seguirono altri saccheggi e tumulti che poi si quietarono.

Questa situazione generò un crescendo di tensione tra i partiti che durò per tutto il 1510. La nobiltà aveva ingaggiato più di cento uomini come guardia personale, nel timore di agguati e scontri. Antonio Savorgnan si decise a sferrare il colpo decisivo, pensando di fingere una riconciliazione con la nobiltà con l’intento di far abbassare loro la guardia.

Si fece interprete di questa sua apparente volontà il Luogotenente Ludovico Barbaro, che, consapevole delle reali intenzioni del Savorgnano, denunciò il livello di scontro eccessivo, invitava tutti alla riconciliazione. Convocò quindi in città i nobili Teseo di Colloredo, Luigi della Torre, Francesco di Cergneu, Sebastiano Tommasi, Gian Leonardo della Frattina, Gian Battista e Giovanni Candido.

Riconciliatisi tra loro e con il Savorgnano, potevano sfilare per la città mostrando pubblicamente la loro concordia e partecipando ai riti del Carnevale. Contemporaneamente parecchie centinaia di contadini armati erano nascosti nei borghi udinesi.

È la mattina del 27 gennaio 1511, giovedì grasso, quando Antonio Savorgnano, che comanda le Cernide, ovvero le truppe contadine di difesa, da l’allarme, dicendo che le truppe imperiali sono vicine alla città e stanno saccheggiando Pradamano. Al suono della campana del Castello fa radunare tutto il popolo armato, con l’aggiunta di 1500 armati del contado vicino, all’esterno di Porta Aquileia, a sud di Udine.

Non essendoci traccia di nemici, il Savorgnano tiene un violento discorso d’accusa contro i suoi nemici, scaldando gli animi e accrescendo il rancore popolare verso i nobili. Questa massa, rientrando per porta Aquileia, si riversa in città con rabbia, assaltando palazzo della Torre.

Il Savorgnano corre dal Luogotenente fingendosi stupito dalla piega che hanno preso i fatti e dicendo che la folla è sfuggita al controllo, invitandolo ad esercitare la sua autorità per calmarli. Il Barbaro si presta alla recita e acconsente ed uscire in città con alcuni uomini per rabbonire popolani e contadini.

E fu qui, probabilmente, che nei popolani prese il sopravvento una certa vendetta sociale, perché il Luogotenente venne insultato e deriso dalla folla, che diede l’assalto all’armeria dove asportò varie armi. Ludovico Barbaro si rifugiò in Castello e vi rimase asserragliato.

Il palazzo dei della Torre venne saccheggiato, bombardato con due pezzi d’artiglieria sottratti in Castello ed incendiato. Saccheggiate furono anche le case dei Candido, Cergneu, Percoto, Soldonieri, Gubertini, Tommasi, Partistagno, della Frattina, Colloredo, Bertolini, Brazzacco, Valentinis, di Castello.

Nel tumulto vennero uccisi Luigi, Isidoro e Nicolò della Torre, Teseo di Colloredo, Federico di Colloredo, il Soldonieri, Gian Leonardo della Frattina, Battista Bertolini, Apollonio Gorgo. Al calar della notte, i cadaveri giacevano nudi lungo le strade della città terrorizzata. Nella notte furono pietosamente sepolti in una fossa comune presso il Duomo.

Il giorno seguente la rivolta continuava e i propositi di vendetta verso la nobiltà non si attenuavano. A ripristinare l’ordine fu l’arrivo, il 1° marzo, del capitano Teodoro dal Borgo con cento cavalieri da Gradisca.

Il Luogotenente, con i capitani Teodoro dal Borgo e Baldassarre Scipione da Siena, giunto frattanto con altri cento cavalieri, cacciarono i rivoltosi dalla città minacciando di giustiziarli. La turba, a cui la speranza nel saccheggio aveva aggregato molti diseredati della città, si rivolse quindi verso le terre del contado, dove nacquero nuovi focolai.

Furono assaltati i castelli di Moruzzo, Villalta, Brazzacco, Arcano, Cusano, Zoppola, Valvasone. Vennero anche incendiati i castelli di Colloredo, Susans, Madrisio, San Daniele, Fagagna, Caporiacco, Tarcento, Salvarolo e Spilimbergo.

Poco dopo questi fatti scoppiò una grave pestilenza che colpì il Friuli e, a maggior disgrazia, si abbatte su di esso un fortissimo terremoto, il 26 marzo del 1511, che lesionò moltissimi castelli ed edifici e distruggendo sin alle fondamenta il castello di Udine.

La nobiltà, per mezzo di Jacopo Frangipane di Castello chiese giustizia a Venezia, che incaricò Andrea Loredano, capo del consiglio dei Dieci, di svolgere un’inchiesta. Vennero arrestati e giustiziati alcuni complici di Antonio Savorgnano, il quale però riuscì a discolparsi, accusando i suoi nemici.

Tuttavia, egli non era al sicuro, per il crescente odio nei suoi confronti e i propositi di vendetta. Trovandosi a Sacile a capo delle sue Cernide che dovevano affrontare gli Imperiali che giungevano da Treviso, sciolse le sue truppe e passò al nemico. Venne messo al bando e i suoi beni furono confiscati. Tutto questo però non lo pose al riparo dai sentimenti di vendetta, che si consumò a Villacco il 27 marzo 1512, dove venne ucciso a tradimento.

L’astio fra le famiglie nobili non si chiuse con questo omicidio e le varie faide continuarono fino alla metà del secolo. L’onore dei Savorgnano fu risollevato dal capitano Girolamo, cugino di Antonio, che, mantenutosi fedele a Venezia fu un valoroso condottiero.

La “crudel zobia grassa” viene considerata la più imponente rivolta contadina del XVI secolo. Nella stessa epoca queste rivolte si fecero via via più numerose in Italia ed in Europa, specie in Germania, culminando qualche decennio dopo.

• Viaggio in Friuli Venezia Giulia

 

Bibliografia:

Bianco, Furio: 1511 La “crudel zobia grassa” Rivolte contadine e faide nobiliari in Friuli tra ‘400 e ‘500. Pordenone, Ed. Biblioteca dell’Immagine.

 

 

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